Il volto delle donne

07/10/2010 - Dove immagine è solo marchio, moda, finzione. Riflessioni di una scrittrice che analizza, guarda, vive. Ho tra le mani il libro-intervista a Dacia Maraini, “Il volto delle donne”. Riflessioni sul ruolo della donna che la scrittrice ha rilasciato a Stefano

     
 

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Dove immagine è solo marchio, moda, finzione. Riflessioni di una scrittrice che analizza, guarda, vive.

Ho tra le mani il libro-intervista a Dacia Maraini, “Il volto delle donne”. Riflessioni sul ruolo della donna che la scrittrice ha rilasciato a Stefano Giovinazzo e Alessandra Stoppini per Edizioni della Sera. Le riflessioni della scrittrice, ripercorrendo le sue opere e le sue battaglie per l’emancipazione femminile, sono ancora attuali. Purtroppo. Per via del ritardo della nostra comunità nel darsi delle regole rispettose delle donne. Ritardo nell’affermare una cultura che lasci spazio alle alternative. Che riequilibri, non solo a parole, una storia che è subalterna. Intrappolata in una cultura millenaria gretta ed ingiusta.  Certo, come non pensare a Sakineh, la donna Iraniana che ha visto commutata la pena da lapidazione ad impiccagione. Come non pensare a quelle tante donne che subiscono violenza in tutto il mondo. Fuori e dentro casa. Che sono umiliate senza vedere riconosciuti i propri diritti da una società “globale” che è unilaterale. Diseguale. Dove vige la legge del più forte. Dove la società civile non si mobilita abbastanza. Dove la Chiesa, almeno quella istituzionale, contribuisce a consolidare lo status quo.  Scorrendo le risposte della scrittrice scoprirete l’animo indomito di chi ha imparato a fare i conti con la realtà. Prevale il disincanto. La constatazione di quanti passi, ancora, ci sono da fare e di quanto sono pochi quelli fatti, malgrado le tante battaglie di cui è stata protagonista.

UOMINI E DONNE  - La legge, certo, è indietro. Ma è la società civile ad esserlo ancora di più. Perché si è assopiti, anestetizzati. Perché non ci si indigna rispetto, ad esempio, a certa televisione che non fa altro che cementare un certo modello di donna che è un insulto alla parità dei sessi. Ritratta quasi sempre mezza nuda come merce di scambio per l’intrallazzo del potere. Maschile. Potere che usa le donne come mezzo per cementare inciuci e patti tra membri di clan e lobby che svolgono i propri traffici danarosi all’ombra e con la complicità del palazzo. Pensate al Salaria Village. Pensate ai tanti Tarantini.  Dacia Maraini indica una via alle donne di oggi. Suggerisce di evitare di approcciare la vita come una guerra da vincere ma di lavorare su stesse, sulla propria sicurezza, quella che viene dal lavoro e dalla propria vita sentimentale ed affettiva. Attraverso la maternità.  La donna che diventa madre può svolgere un ruolo prezioso per costruire una comunità del futuro più giusta, più rispettosa e più aperta.  Non manca la stoccata al governo, a questo governo, all’egemonia di una politica che ha imposto un modello culturale discutibile che alterna al celodurismo della Lega, la sudicia invadenza e volgarità del premier Silvio Berlusconi. Un blocco politico, una classe dirigente becera che impone stereotipi ben più bassi di quelli proposti nelle commedie anni 80 con la Fenech e Gloria Guida. Tutto vieneridotto a battuta (pensate l’ilarità del premier nei confronti della Bindi), rinunciando sistematicamente ad avviare un tavolo di confronto basato sulla dialettica e sulle idee.

ESEMPI – Per Dacia Maraini, questo governo sta distruggendo la Scuola. Momento della crescita delle nuove generazioni, luogo ideale per educare i ragazzi al rispetto delle proprie compagne. Pensate al film “Ti va di ballare”, (protagonista Antonio Banderas), di qualche anno fa e liberamente ispirato ad una storia vera. Il protagonista Pierre, interpretato da Banderas, è un ex ballerino professionista che si propone per insegnare ballo presso una scuola pubblica in un quartiere emarginato di New York. Pierre deve vincere, prima ancora che lo scetticismo degli allievi, quello di colleghi, genitori e della preside stessa. Pierre dimostrerà che attraverso il ballo i giovani imparano a portare la donne. A toccarle e quindi a rispettarle. Perché il ballo con le sue regole e il trasporto ingentilisce anche quegli animi che un contesto degradato ha reso violenti, diffidenti e chiusi.  Purtroppo invece qui da noi la scuola è concepita come un media dove i partiti possono pubblicare le proprie inserzioni pubblicitarie, marchi e loghi.

     
 

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