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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 28 ottobre 2008 alle 09:25 dallo stesso autore - torna alla home

In fondo in fondo non è nemmeno una spesa di così grande sostanza. Specialmente rispetto alle soddisfazioni che può dare in cambio. Però sembra quantomeno significativo – e degno di una spiegazione ben più approfondita di quella data nella sede preposta – quanto detto ieri dall’Onorevole del Partito Democratico Roberto Zaccaria, già professore di diritto costituzionale, presidente della Rai e compagno di Monica Guerritore, alla Camera dei deputati (e che potete leggere qui, alle pagine 77, 78 e 79): “Abbiamo sentito dire tante cose sulle preferenze, non lo si dice apertamente ma si insinua che siano possibile fonte di corruzione; si dice che non sono fonte di corruzione, ma secondo alcuni lo sono  [...]“, esordisce Zaccaria, il quale però subito dopo 20081023 artefatti Vendonsi seggi per le Europee, prezzo modicoaggiunge che anche il sistema attuale, privo di preferenze, presenta qualche rischio: “Per le elezioni nazionali ci sono delle tariffe di ingresso, i parlamentari pagano, più o meno spontaneamente, cifre che vanno da 50 mila a 150 mila euro per sedere in questo Parlamento. Ho sentito dire che per il Parlamento europeo si introdurrà una fiche di 450 mila euro (qualcuno parla di 500 mila)“. Insomma, a voler leggere testualmente quanto detto dall’Onorevole, sembrerebbe che stia dicendo che ci sono parlamentari che pagano – pagano – i partiti per farsi dare i posti più in alto nelle liste. Allo scopo di avere la sicurezza di essere eletti. 

Ma Zaccaria non la chiude qui, anzi, già che c’è rincara la dose: “Occorre fare attenzione: noi stiamo andando verso un sistema a liste bloccate in cui i partiti vendono le cariche elettive e questo è un fatto gravissimo!“. Se fosse vero, sarebbe ben più che grave: anche perché a questo punto viene la curiosità non solo di sapere se tutto ciò è vero (e se riguarda soltanto il Partito Democratico, visto che l’Onorevole è iscritto in quel gruppo, oppure anche gli altri), ma anche di andare a spulciarsi i bilanci dei partiti, per vedere se questi “oboli” sono registrati come finanziamento e, se sì, in che modo e con che voce. Ma soprattutto, sarebbe davvero il caso di accogliere la proposta che Zaccaria formula subito dopo: “L’emendamento suona così: è illecito qualsiasi obbligo preventivo di versare una quota ai partiti che ti candidano nel Parlamento europeo. Voglio vedere se questo principio banale, costituzionalissimo, avrà qualche difficoltà; mi auguro che possa averla solo nella forma, perché quando ci sarà il voto segreto ciascuno, nel segreto dell’urna, potrà esprimere l’opzione che preferisce. La ringrazio, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)“.

Insomma, qui stiamo parlando di un discorso ufficiale – e non del solito retroscena retroscenoso retroscenante in salsa minzolinica o, peggio, verderamica - proferito alla Camera dei Deputati, e dal verbale (ancora provvisorio, per carità) non risulta che nessuno si sia alzato in piedi per urlare “E’ una menzogna, tagliategli la testaaa!“, né tra i colleghi dello stesso partito né tra quelli degli altri. E il presidente facente funzioni (ovvero Rocco Buttiglione dell’Udc) non lo ha nemmeno interrotto per smentirlo. Intendiamoci, la modica cifra di euro 50-150mila potrebbe valere la candela di un biglietto da visita con scritto “Onorevole Tal dei Tali“, ed essendo in regime di libero mercato tutto ha un prezzo… Ma il sistema pare proprio ricordare – anche troppo – i bei tempi dell’Ancien Regime in Francia, quando la Corona vendeva i titoli nobiliari ai borghesi arricchiti che volevano darsi un tono. Oppure la vendita delle indulgenze da parte della Chiesa cattolica. Poi, se invece nessuno trova niente di cui scandalizzarsi per questa “rivelazione“, allora va bene: apriamo direttamente le aste pubbliche per i posti al parlamento europeo (e magari pure per quello italiano), in modo da gestire il tutto nella massima trasparenza e senza star lì a farsi inutili scrupoli morali. Anzi, possibilmente guadagnandoci qualcosina sopra (tanto non è mica reato, no?). Da oggi in poi, il posto in lista ce lo si gioca al miglior offerente. Resta inteso che, stante il divieto di mandato imperativo, chi viene eletto si senta libero poi di iscriversi al gruppo che ritiene più opportuno. E’ il libero mercato, bellezza. 

 

(Vignetta di Artefatti; grazie ad Alessandro Guerani per la segnalazione)

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