Can che abbaia non morde
03/06/2008 - Draghi ruggisce anche contro le banche. Ma non c’è da aspettarsi fuoco e fiamme: anche se diagnosi e terapia sono chiare, Banca d’Italia ha già professato impotenza. La rivoluzione in banca non ci sarà. Quando ho incrociato Elio Lannutti nel
Draghi ruggisce anche contro le banche. Ma non c’è da aspettarsi fuoco e fiamme: anche se diagnosi e terapia sono chiare, Banca d’Italia ha già professato impotenza.
La rivoluzione in banca non ci sarà. Quando ho incrociato Elio Lannutti nel salone nobile di palazzo Koch ho pensato che solo quattro anni fa il neosenatore dell’Idv il giorno dell’assemblea della Banca d’Italia lo passava due piani più sotto, in strada, a guidare i suoi associati dell’Adusbef che protestavano contro le banche “complici e registe” della fregatura Parmalat e Cirio. Il governatore di allora, Antonio Fazio, era il supremo protettore degli infidi banchieri.
LE SBERLE DI DRAGHI – Ora, con Draghi sul podio, non solo Lannutti ha un posto tra i vip, ma le stesse “considerazioni finali” riservano alle banche una serie di sberle non da poco. I punti dolenti sono sempre gli
stessi: il risparmio gestito, la commissione di massimo scoperto (simbolo di quella serie di balzelli medioevali che vanno cancellati), il costo dei conti correnti ancora poco trasparente. Non è la prima volta che il governatore usa i suoi ascoltatissimi interventi pubblici per mettere alla sbarra le storture dei suoi vigilati, quello che manca è l’intervento diretto. L’unica novità molto “democratica” (e di facciata) è stata illustrata sabato: la Vigilanza della Banca d’Italia accetta anche ascolta i singoli cittadini e prepara per loro risposte personalizzate. Insomma una vero e proprio sportello reclami extralusso. I punti dolenti sono chiari ormai da tempo: «Il costo di migliori servizi alla clientela potrebbe trovare copertura negli ampi margini percepiti dalle reti di distribuzione» ammette Draghi parlando dei fondi comuni. Poi sui costi dei conti correnti è ancora più diretto: «La commissione di massimo scoperto è un istituto poco difendibile sul piano della trasparenza». Inoltre la relazione rileva, con toni un po’ stupiti, che un conto corrente costa in media 130 euro l’anno, ma con varianze altissime. Vale a dire che lo stesso servizio può costare il doppio se si confronta l’offerta più economica e la più cara. Le sperequazioni sono enormi, e non giustificate, anche per clienti dello stesso istituto.
SI FA PRESTO A PROPORRE – Insomma diagnosi e terapia sono chiare, ma la Banca d’Italia fa una professione d’impotenza francamente inspiegabile. Non è quello che ci si aspetta da un ente che ha potere di
vita e di morte assoluta sugli istituti. Che al suo interno agisce come, poliziotto, pubblico ministero, giudice e carceriere. Sul risparmio gestito Draghi annuncia da più di un anno una riforma del settore in cui sportelli e promotori dovrebbero realmente consigliare e orientare i risparmiatori invece di limitarsi a vendere i prodotti strutturati. In realtà tutto si esaurirà in una serie di proposte che forse finiranno in un ddl da inviare in Parlamento. Dove la lobby bancaria potrà disporne a piacere. Sui costi e commissioni, ci appella al mercato. La titubanza del vigilante non dipende certo da mancanza di strumenti o di strategie, ma ha motivi strutturali, rintracciabili tra le righe della stessa relazione della Banca d’Italia. «In questi mesi turbolenti, la solida base della raccolta al dettaglio è stata per il sistema bancario italiano uno straordinario punto di forza» dice il governatore. Mentre il servizio studi fa notare come gli indici di patrimonializzazione (Core Tier 1) siano molto bassi e in generale peggioramento, specie per i gruppi più grandi. Intesa e Unicredito perdono su questo punto il confronto con i big europei e Mps inizia solo un lungo (e doloroso) processo di integrazione con Antoveneta.
IL SISTEMA BANCARIO OMBRA - Su tutto il sistema poi incombe il rischio di un periodo di crisi economica che renderebbe meno affidabili le imprese e aumentare la quantità di crediti incagliati. A questo si aggiunge quello che lo stesso Draghi chiama «il sistema bancario ombra» cresciuto con le cartolizzazioni, vale a dire 37 miliardi di euro di crediti per lo più dubbi che le banche si sono scambiati solo nel 2007, che si aggiungono ai 133 miliardi già scambiati dal ‘99.
Con tutti questi punti interrogativi non sarà certo la Banca d’Italia a far qualcosa di concreto che possa ulteriormente comprimere margine d’interesse e utili dei propri vigilati (già in riduzione rispetto al 2006).
Draghi ruggisce, ma non c’è da aspettarsi fuoco e fiamme.













Luca le Trevi (e in generale le emissioni Capitalia) sono una piccola parte delle cartolarizzazioni italiane. La maggior parte delle cartolarizzazioni sono fatte su mutui immobiliari e li’ di “dubbio” non c’è molto.
La frase “Le maggior parte delle cartolarizzazioni fatte delle banche italiane hanno la caratteristica di avere come sottostante i crediti dubbi, variamente svalutati” mi pare decisamente forte.