di Mariangela Vaglio (Galatea)
postato alle 16:14 del 9 Giugno 2008 in CulturaTorna alla home

Travaglio? Santoro? Questi sono i pericoli per l’ordine costituito? Dirigenti Rai, Maggioranza, opposizione: Svegliatevi! Il vero programma rivoluzionario è Un posto al sole. Dove un portiere di uno stabile napoletano sposa una dottoressa emigrata dal nord Italia, e dove un albanese ex barbone seduce la signora bene del terzo piano

Se alle otto e mezza di sera non avete voglia di sorbirvi Ottoemezzo, che quando c’era Ferrara era insopportabile ed ora che non c’è è diventato pure peggio, l’alternativa è dirottare su Raitre ed andarsi a vedere Un posto al sole. Madonnina santa, direte voi, Galate’, ti sei rimbecillita pure tu? Un posto al sole è un soap opera triviale, un fumettone per casalinghe represse! Eccoli là, i soliti intellettuali con la puzza sotto il naso. Signori miei, svegliatevi: nel panorama televisivo italiano Un posto al sole è invece una vera mina vagante, un programma di dirompente critica sociale, potenzialmente eversivo. Giusto un gradino sotto Il Capitale di Marx, ma certamente molti metri al di sopra di un discorso di Veltroni.

UNA SOAP DE SINISTRA - Per chi non l’avesse mai visto, spiego i fondamentali. Un posto al sole è ambientato in quel di Napoli, a palazzo Palladini, antica magione avita degli omonimi conti che, ahimè la nobiltà decade, han dovuto trasformarlo in un condominio di appartamenti. Siamo nei quartieri alti, e dunque monnezza non ce n’è, ma dovesse mai capitare, i sacchetti verrebbero tosto rimossi dall’intervento del portiere, vero protagonista della soap. Trattavasi, fino a qualche tempo fa, di Raffaele, personaggio di napoletano anema e core. Calciatore fallito per colpa di un infortunio, Raffaele aveva perso la prima moglie in un agguato di camorra, ha tirato su il figlio Diego da solo,e poi, smista la posta oggi, smista la posta domani, ha conosciuto la bella dottoressa del secondo piano, milanese e divorziata. Colpo di fulmine fra i due, convivenza more uxorio e nascita di figlio fuori dal matrimonio, e poi, finalmente, nozze. Già una sceneggiatura così, con un portiere che fa un’arrampicata sociale simile ed impalma tanto tardivamente la donna che ha messo incinta, ha un che di eversivo, di questi tempi. Roba da meritarsi una immediata reprimenda di Ruini o magari dello stesso Ratzinger. Gli sceneggiatori devono aver capito che arrischiavano troppo, e così, dopo qualche tempo, han deciso di riconvertire il Raffaele: basta guardiola e raccomandate da consegnare, il nostro è stato avviato ad una carriera da imprenditore nel settore ristorazione. Ha aperto, per ora con scarsa fortuna, un ristorante, l’unico che è quasi fallito persino prima che i boss di quartiere inviassero i loro sgherri a chiedere il pizzo. Ma tant’è, l’onore è salvo.

STORIE - Però ’sti sceneggiatori di Un posto al sole devono essere proprio comunisti, ma comunisti forti. Perché, liquidato il Gabriele, e rimasto il posto di portiere oltre che al sole pure vacante, hanno inserito nella soap un nuovo personaggio, Petrit. Costui, albanese, è un immigrato, nonché padre naturale di Niko, adottato da bambino dalla coppia abitante al terzo piano. La coppia, nel frattempo, è scoppiata: la madre adottiva di Niko, Giulia, a tempo perso fa l’assistente sociale occupandosi di una associazione benefica multimionaria. Non appena scopre che Petrit è in Italia, dove vivacchia barboneggiando per strada, si adopra per farlo assumere come portiere a palazzo. Già qui ci sarebbe di che far infuriare il neo Raffaele Giordanoministro Maroni (E i visti? E il permesso di soggiorno? E tutti i disoccupati italiani che bramano quel posto?), ma il prosieguo dell’avventura è da far rivoltare per lo sdegno l’intero staff leghista. Il Petrit, infatti, non ha neanche messo piede nella guardiola che già ha sedotto Giulia: vivono praticamente insieme, la donna ha rifiutato di riconciliarsi con il marito (dirigente d’azienda ai massimi livelli) e, dagli tempo un paio di puntate c’è il rischio che si cominci a spandere l’effluvio dei fiori d’arancio.

DIRIGENTI RAI, SVEGLIATEVI! - Intanto nel condominio vige la più allegra anarchia morale: l’attico è da sempre una specie di comune hippy, dove coppie di morosi smorosano gioiosamente senza essere sposati (Viola e Andrea, Franco e Giovanna); la barista Silvia, dopo una serie di convivenza mal riuscite, è coinvolta ora in una torbida storia di sesso con un perfetto sconosciuto; non meglio va al piano nobile, dove l’imprenditore Roberto Ferri (padre di due figli, entrambi nati fuori dal matrimonio!), in crisi depressiva, passa le serate in un bordello di lusso, giocando alla roulette russa con tanto di pistola. Quanto a Diego, figlio dell’ex portiere Raffaele, anche lui dimostra di voler seguire le orme paterne, il furbetto: dopo qualche trascorso come spacciatore, ora, in attesa di laurearsi in economia, si è messo con la figlia di un imprenditore locale, che lo vuole sposare a tutti i costi, ma, per ora, convivono.

Ma che razza di immagine del paese diamo, dico io, con questi spettacoli, pagati dal canone dei cittadini? Fossi i dirigenti della Rai, mi preoccuperei un beneamato di Travaglio da Fazio o di Ballarò e Annozero: tanto quelli sono programmi di informazione, visti da gente che mastica di politica o ne vuole masticare! La massaia di Voghera se ne strafrega delle sottili polemiche messe in piedi da Santoro. Ma quando, guarda Un posto al sole oggi, guarda Un posto al sole domani, alla fine ritiene che persino un albanese ex barbone ha iil diritto di impalmarsi la signora bene del terzo piano, allora sì che sono dolori.

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