La tragica vicenda di una giovane attivista americana, morta in circostanze poco chiare a Rafah, nella Striscia di Gaza: per le autorità israeliane si è trattato di un semplice incidente.
February 27 2003 (To her mother) “Love you. Really miss you. I have bad nightmares about tanks and bulldozers outside our house and you and me inside”. “(…) Ho incubi su carri armati e bulldozers fuori la nostra casa con me e te dentro”. Questo è un estratto di una delle e-mail che Rachel Corrie invia a sua madre dalla Striscia di Gaza. E’ il 27 febbraio 2003. Due settimane dopo – ironia della sorte (sconsolante
stavolta la sorte) – Rachel muore schiacciata proprio da un bulldozer a Rafah, famosa per il valico e ultima città della Striscia prima del confine con l’Egitto. Per le autorità israeliane è “probabilmente una lastra di cemento” a toglierle la vita. La morte di Rachel è dovuta “ad un incidente che non ha avuto nulla d’intenzionale”. La realtà di Rachel non ha niente a che vedere con il suo incubo, è terribilmente peggiore. Una realtà che nessuno riesce ad immaginare. Una realtà che, quando si parla di Palestina ed Israele, segue sempre il protocollo della doppia versione. O di qua o là. Chi sono i cattivi? Chi ha iniziato per primo? Chi soffre di più?
L’OCCUPAZIONE - Forse è la storia che obbliga tutti a chiedere queste due versioni. O forse il senso di colpa collettivo che le chiede. O la paura di essere appellati, indicati, segnalati, esposti al pubblico ludibrio. Rachel, invece, ha la candida capacità (e il coraggio) di raccontare. Semplicemente. Racconta la “sua” verità
sull’occupazione. Una verità che non si legge (o vede) mai (o quasi) sui media tradizionali. Una verità che è spesso pericolosa perché potrebbe inoculare il dubbio che Israele da sogno di libertà si sia trasformato in incubo d’oppressione: ”(…) Penso che nessuna quantità di libri, di partecipazione alle conferenze, di visione di documentari, né di parole mi avrebbero potuto preparare alla realtà della situazione qui. Non si può immaginare se non si vede, ed anche allora sei ben consapevole che la tua esperienza non è tutta la realtà: cosa dire della difficoltà che l’esercito israeliano dovrebbe affrontare se sparasse ad un cittadino statunitense disarmato, del fatto che io ho il denaro per comprare l’acqua, mentre l’esercito distrugge i pozzi, ed, ovviamente, il fatto che io ho la possibilità di partire. Nessuno della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal lancio di un razzo da una torre alla fine della strada principale della mia città. Io posso andare a vedere l’oceano”.
I FATTI – Rachel arriva da Olympia, nello stato di Washington, in Palestina nel gennaio del 2003 per unirsi agli attivisti dell’International Solidarity Movement e partecipare ad azioni di resistenza non violenta all’occupazione militare israeliana. E muore. Muore, mentre tenta di fermare la demolizione di una casa. Pratica, questa della demolizione, che lascia senza tetto più di 13mila palestinesi dall’inizio della seconda Intifada (settembre 2000). La stessa ruspa (di fabbricazione Caterpillar) che travolge Rachel fa parte degli aiuti che annualmente Israele riceve dallo zio Sam. Roba da 4-5 miliardi di dollari l’anno. Un altro particolare: negli Stati Uniti esiste una legge che proibisce l’uso dei rifornimenti inviati all’estero per colpire la popolazione civile. Anche sulla morte di Rachel ci sono due versioni. Omicidio volontario versus omicidio colposo? Il governo israeliano si autoassolve un mese dopo, individuando le responsabilità nei comportamenti “Pericolosi, irresponsabili e illegali” degli attivisti dell’ISM (ricordate il ragazzo di piazza Tian’anmen?).
























Sì però io una googlata per cercare uno foto un po’ più significante del pacifismo e altruismo e tantebellecose della Corrie l’avrei fatta:
http://www.inhonor.net/pictures/Rachel%20Corrie%20burning%20us%20flag.jpg
aggiunta
Sulla vicenda, lessi, credo tre anni fa, l’inchiesta di Paolo Attivissimo, molto istruttiva in merito.
Aspettavo il fenomeno che tirava fuori la foto della bandiera. Mi aspetto anche che tutta la discussione verta su quella foto e non sulla sua morte. Bene così. Mettiamo anche il link dove ci sono le sue mail però: http://www.rachelcorrie.org/ potrete leggere di quale pericolosa sovversiva si trattava.
La luna sta li in alto, ma continuiamo a guardare il dito…
Bellisssima quella foto.
Ah sì, le mail.
Notoriamente qualcosa che non può essere scritto a posteriori.
No guarda, senza fermnarsi al dito, ti commento la sua morte: stante che era una che insegnava l’odio ai bambini, c’è una piccola probabilità che una infinitesima parte di quei bambini, GRAZIE alla sua prematura dipartita, assorba un po’ meno odio di quel che avrebbe assorbito con lei viva.
Indi, meglio morta che viva. Qualche nemico invasato in meno per i miei/tuoi figli.
Sono stato abbastanza sintetico e chiaro?
In ultimo (e mi scuso per il multipost) gradirei sapere chi e quando ha pagato per la morte di Angelo Frammartino…
Tu che sei esperto di palestina, fai una inchiesta e diccelo.
Forse è il caso di riportare l’intervista di Moshe Nissim,un operatore dei giganteschi bulldozer D9 che gli israeliani usano per radere al suolo le case palestinesi, oltre che per distruggere le loro coltivazioni. Il giornalista ebreo israeliano Tsadok Yehezkeli, del quotidiano Yediot Aharonot, ha scritto che Nissim nel centro abitato di Jenin “Per
settantacinque ore, senza fare nemmeno una sosta e con le cariche esplosive che gli scoppiavano intorno, è rimasto all’interno dell’enorme bulldozer radendo al suolo una casa dopo l’altra”. E sentiamo ora di cosa si è vantato con quel giornalista il signor Moshe Nissim: “Per tre giorni non ho fatto altro che distruggere,distruggere. Tutta l’area. Qualunque cosa da cui partiva un colpo la tiravo giù e, per farlo, ne demolivo qualche altra lì accanto. Con gli altoparlanti li avvisavo di uscire dalle case prima che arrivassi io, ma io non gli concedevo scampo, non stavo certo lì ad aspettare.Non è che davo un colpetto e poi aspettavo che uscissero fuori,andavo a sbattere con tutta forza contro la casa per fare presto”.
Il racconto di questo criminale che anziché finire in galera ha perfino ricevuto molti elogi e una medaglia assieme a tutta la sua compagnia di spianatori un mese dopo la carneficina di cui si è vantato, così prosegue: “Sono sicuro che dentro quelle case la gente è morta, ma non si riusciva a vedere, c’era molta polvere e poi lavoravamo anche di notte. Ogni volta che una casa crollava io me la spassavo perché sapevo che a loro [i palestinesi] non importa morire, ma alle loro case ci tengono. Se uno butta giù una casa, seppellisce quaranta o cinquanta persone per più generazioni. Una sola cosa mi dispiace, di non avere spianato tutto il campo”.
Prima di sputare sul cadavere di Corrie e riempirsi la bocca di luoghi comuni si dovrebbe studiare un po’ di più.Altrimenti è peggio del presunto “predicare l’odio ai bambini”.
pino nicotri
Non avrei certo pietà per il signor Nishim se uno lo investisse con un buldozzer.
Quindi?
E quindi Nissim è un pluriassassino, di cui taciamo, mentre Corrie invece no, anzi è stata assassinata. Chiara la differenza?
pino nicotri
p.s. Di Nissim ce ne sono molti. E l’odio – che anche tu mi pare mostri – non è mai una buona cosa. Specie contro chi sta peggio di noi.
Grazie Pino. Non mancherò.
@ Lupo di Gubbio. Ci stavo proprio pensando di fare un articolo su Frammartino. Sul “Meglio morta che viva”, dovresti vergognarti.
La corrie era assassina altrettanto.
Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna.
Meglio morta che viva. Meglio lei che mio figlio.
“In ultimo (e mi scuso per il multipost) gradirei sapere chi e quando ha pagato per la morte di Angelo Frammartino…
Tu che sei esperto di palestina, fai una inchiesta e diccelo.”
Il presunto assassino di Angelo Frammartino (un ragazzo palestinese) e’ stato arrestato pochi giorni dopo l’omicidio di Angelo, da allora non se ne hanno piu’ notizie.
)
Le due ragazze che erano con lui quando e’ stato ucciso non sono state chiamate a testimoniare, i genitori non hanno potuto accedere agli atti del processo..in realta’ non sappiamo neanche se c’e’ stato un processo o se il ragazzo in questione e’ stato semplicemente lasciato marcire in una prigione come le centinaia di palestinesi in “detenzione amministrativa” (http://www.giornalettismo.com/archives/7343/salwa-e-sara-carcere/) nelle prigioni israeliane.
Questo e’ quello che sappiamo noi, forse LupodiGubbio portrebbe darci maggiorni particolari (sono certo che ha i contatti giusti
Nat