L’insostenibile banalità delle Considerazioni finali

03/06/2008 - Mario Draghi, nel solito tripudio di applausi, spiega cosa c’è che non va nell’economia italiana. Ricorrendo ad analisi stantie – già utilizzate dal suo predecessore – e non andando, per l’ennesima volta, al cuore dei problemi. Tutto qui? Ipse dixit.

     
 

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Mario Draghi, nel solito tripudio di applausi, spiega cosa c’è che non va nell’economia italiana. Ricorrendo ad analisi stantie – già utilizzate dal suo predecessore – e non andando, per l’ennesima volta, al cuore dei problemi. Tutto qui?

Ipse dixit. Come sempre a fine maggio, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha svolto le sue Considerazioni finali sull’economia italiana, tracciando la sua ricetta per uscire dalla crisi. Un’occasione impedibile per sentire cosa pensa il più grande tecnocrate italianConsiderazioni finalio. Un evento interessante, meglio che vedere 3 volte di fila la Corazzata Potemkin! E che ha detto il Governatore? Draghi è preoccupato perché la crisi morde, ma anche fiducioso perchè l’Italia può farcela. “La fase di debolezza dell’economia italiana si protrarrà almeno per l’anno in corso, ma il Paese ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere” Ipse dixit.

LA RICETTA DEL DRAGHI - L’analisi del Governatore è lucida, originale, incalzante. Come la scoperta dell’acqua calda. E dà all’Italia la ricetta per risalire la china. Abbassare la pressione fiscale troppo elevata, attraverso un percorso pluriennale di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposte per imprese e famiglie; naturalmente, visto la montagna di debito pubblico, occorre anche ridurre la spesa primaria. Ipse dixit. E sciogliere il nodo della produttività, che è ferma da dieci anni. L’imputato principale è il settore pubblico, che deve rendere efficienti i servizi pubblici, aprendoli al mercato, portando la scuola e l’università all’altezza di un paese avanzato, adeguando le infrastrutture, assicurando certezza ed efficacia del diritto. Ipse dixit. E poi ancora consigli originali, mai sentiti prima, come innalzare l’età pensionabile, come risolvere il problema del divario Nord e Sud , grazie al Federalismo, che deve attivare una sana autonomia fiscale, dove ogni onere aggiuntivo dovrebbe idealmente trovare finanziamento a carico dei cittadini cui l’amministrazione risponde. Ipse dixit. Di fronte a tanta dotta sapienza, tutto il gotha dell’intelligenzia italiana, imprenditori, banchieri, sindacalisti, economisti, si è prufuso in applausi a scena aperta, in un tripudio di tromboni. Silvio Berlusconi e Emma Marcegaglia hanno detto “il tuo programma è il mio programma”. Gianfranco Fini, Carlo De Benedetti, l’ombra di Pierluigi Bersani, tutti a battere le mani. Che drago questo Draghi!

Draghi e la Corazzata PotemkinDRAGHI E’ PROPRIO UN DRAGO? – Tutti a fare i complimenti al Governatore. Bene, bravo bis. Chissà se, compiaciuto per l’unanime consenso, Draghi ha già pensato a quali imposte tagliare (sarebbe bello saperlo) oppure sta riflettendo su un recente studio della CGIA di Mestre, che stima in circa 316 miliardi di euro all’anno l’imponibile evaso in Italia, che equivalgono a circa 140 miliardi di euro di imposte (dirette, indirette e contributive) sottratte all’erario. Forse glielo avranno ricordato Epifani, o Bersani, o forse Bonanni, dopo essersi spellato le mani. E chissà se durante il buffet, qualcuno ha ricordato al Governatore che la produttività totale dei fattori dipende certamente da riforme strutturali, sistemi sociali, qualificazione delle forze di lavoro, utilizzo delle ITC, come ha detto lui. Ma dipende anche dall’intensità di capitale, cioè dalla quantità di capitale per addetto, perché per fare un tavolo possono bastare anche un po’ di chiodi, colla, una sega e un martello, ma se si acquistano dei macchinari moderni di tavoli se ne possono fare tanti, e in poco tempo. Ed è per questo che servono gli investimenti delle imprese: aumentare la quantità di capitale (più macchinari) e la qualità (macchinari migliori), e quindi la produttività. Chissà se il Governatore, mentre diceva che gli investimenti in Italia sono cresciuti troppo poco e pure male, si è voltato verso Marco Tronchetti Provera, fulgido esempio di capitano d’industria, seduto in fondo alla sala a spellarsi le mani. E chissà se mentre brindava alla fine della festa, il Governatore, tecnocrate di prim’ordine, avrà pensato ai tanti studi sul federalismo fiscale, ai suoi grandi problemi applicativi, alle incognite sulle scelte sull’attribuzione di competenze tra centro e periferia, alle modalità di finanziamento, ai livelli essenziali di prestazioni da garantire, in un paese in cui le basi imponibili sono strutturalmente diseguali tra Nord e sud, tra Calabria e Lombardia.

IL SILENZIO DI TREMONTI – Eppure, nel corso dei festeggiamenti per questo sunto di saggezza, per questa verità rivelata, per questa sagra dell’ovvio, qualcuno si è accorto che, in mezzo a tutta quest’euforia, c’era un silenzio assordante. Quello di Giulio Tremonti, urgentemente chiamato ad un impegno più importante, forseTremonti e il disprezzo la festa della polenta di Sondrio. Il Ministro dell’Economia non ha detto una parola sul Governatore più bravo del mondo e sulle sue considerazioni. Forse penserà che rassomigliano alle 65 raccomandazioni 65 formulate dal Financial Stability Forum presentate dall’iperattivo drago dei Draghi, che ne è il Presidente. Tremonti affermò all’epoca, con la sua proverbiale simpatia, che il corposo dossier predisposto dal tecnocrate più bravo del mondo per affrontare la crisi dell’economia mondiale era un aspirina. Chissà che amarezza per il Governatore, chiuso nel suo studio a rimirare le agenzie di stampa che incensano il suo discorso dell’acqua calda, nel non vedere nel coro che lo elogia il Ministro dell’Economia! Chissà se anche questi silenzi entreranno nella partita a scacchi che Governatore e Ministro stanno giocando all’interno del risiko per l’assetto del sistema economico e finanziario che vede coinvolti Istituti di credito, Fondazioni bancarie, Banca d’Italia e Governo di centro destra. Per vedere come andrà a finire, dovremo pazientare ancora un po’. Per ora, godiamoci lo spettacolo dell’insostenibile leggerezza del Governatore Draghi che ci spiega che la terra è rotonda e gira intorno al sole, tra applausi scroscianti di folle plaudenti. Ipse dixit, et mala tempora currunt.

     
 

21 Commenti

  1. Fiorenzo scrive:

    Basta con questi vari Draghi, Ocse, Fmi, Bce.
    SIETE UNA NOIA
    M oltre ad essere una noia manco sapete proporre soluzioni fattibili.
    Prima di seccare persone che per mantenere queste mastodontiche divorarici di denaro faticosamente creato dal solito pantalone, rimboccatevi le maniche:
    1) Meno parole e più fatti
    2) Revisione dell’ottimo parietano, siamo all’incredibile buffonata che 3 persone possano mantenere 7 nullafacenti.
    3)Abbiamo bisogno di braccia qundi uscite dagli uffici e presentatevi bollare il cartellino.
    4) 1 di luglio 1967, mio primo giorno di lavoro mi fu insegnato che l’ottimo era di mantenere un rapporto attivi/servizi di 5 a 1, probabilmente era un rapporto basato sul pragmatismo reale con i piedi perterra.

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