Mario Draghi, nel solito tripudio di applausi, spiega cosa c’è che non va nell’economia italiana. Ricorrendo ad analisi stantie - già utilizzate dal suo predecessore - e non andando, per l’ennesima volta, al cuore dei problemi. Tutto qui?
Ipse dixit. Come sempre a fine maggio, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha svolto le sue Considerazioni finali sull’economia italiana, tracciando la sua ricetta per uscire dalla crisi. Un’occasione impedibile per sentire cosa pensa il più grande tecnocrate italian
o. Un evento interessante, meglio che vedere 3 volte di fila la Corazzata Potemkin! E che ha detto il Governatore? Draghi è preoccupato perché la crisi morde, ma anche fiducioso perchè l’Italia può farcela. “La fase di debolezza dell’economia italiana si protrarrà almeno per l’anno in corso, ma il Paese ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere” Ipse dixit.
LA RICETTA DEL DRAGHI - L’analisi del Governatore è lucida, originale, incalzante. Come la scoperta dell’acqua calda. E dà all’Italia la ricetta per risalire la china. Abbassare la pressione fiscale troppo elevata, attraverso un percorso pluriennale di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposte per imprese e famiglie; naturalmente, visto la montagna di debito pubblico, occorre anche ridurre la spesa primaria. Ipse dixit. E sciogliere il nodo della produttività, che è ferma da dieci anni. L’imputato principale è il settore pubblico, che deve rendere efficienti i servizi pubblici, aprendoli al mercato, portando la scuola e l’università all’altezza di un paese avanzato, adeguando le infrastrutture, assicurando certezza ed efficacia del diritto. Ipse dixit. E poi ancora consigli originali, mai sentiti prima, come innalzare l’età pensionabile, come risolvere il problema del divario Nord e Sud , grazie al Federalismo, che deve attivare una sana autonomia fiscale, dove ogni onere aggiuntivo dovrebbe idealmente trovare finanziamento a carico dei cittadini cui l’amministrazione risponde. Ipse dixit. Di fronte a tanta dotta sapienza, tutto il gotha dell’intelligenzia italiana, imprenditori, banchieri, sindacalisti, economisti, si è prufuso in applausi a scena aperta, in un tripudio di tromboni. Silvio Berlusconi e Emma Marcegaglia hanno detto “il tuo programma è il mio programma”. Gianfranco Fini, Carlo De Benedetti, l’ombra di Pierluigi Bersani, tutti a battere le mani. Che drago questo Draghi!
DRAGHI E’ PROPRIO UN DRAGO? - Tutti a fare i complimenti al Governatore. Bene, bravo bis. Chissà se, compiaciuto per l’unanime consenso, Draghi ha già pensato a quali imposte tagliare (sarebbe bello saperlo) oppure sta riflettendo su un recente studio della CGIA di Mestre, che stima in circa 316 miliardi di euro all’anno l’imponibile evaso in Italia, che equivalgono a circa 140 miliardi di euro di imposte (dirette, indirette e contributive) sottratte all’erario. Forse glielo avranno ricordato Epifani, o Bersani, o forse Bonanni, dopo essersi spellato le mani. E chissà se durante il buffet, qualcuno ha ricordato al Governatore che la produttività totale dei fattori dipende certamente da riforme strutturali, sistemi sociali, qualificazione delle forze di lavoro, utilizzo delle ITC, come ha detto lui. Ma dipende anche dall’intensità di capitale, cioè dalla quantità di capitale per addetto, perché per fare un tavolo possono bastare anche un po’ di chiodi, colla, una sega e un martello, ma se si acquistano dei macchinari moderni di tavoli se ne possono fare tanti, e in poco tempo. Ed è per questo che servono gli investimenti delle imprese: aumentare la quantità di capitale (più macchinari) e la qualità (macchinari migliori), e quindi la produttività. Chissà se il Governatore, mentre diceva che gli investimenti in Italia sono cresciuti troppo poco e pure male, si è voltato verso Marco Tronchetti Provera, fulgido esempio di capitano d’industria, seduto in fondo alla sala a spellarsi le mani. E chissà se mentre brindava alla fine della festa, il Governatore, tecnocrate di prim’ordine, avrà pensato ai tanti studi sul federalismo fiscale, ai suoi grandi problemi applicativi, alle incognite sulle scelte sull’attribuzione di competenze tra centro e periferia, alle modalità di finanziamento, ai livelli essenziali di prestazioni da garantire, in un paese in cui le basi imponibili sono strutturalmente diseguali tra Nord e sud, tra Calabria e Lombardia.
IL SILENZIO DI TREMONTI - Eppure, nel corso dei festeggiamenti per questo sunto di saggezza, per questa verità rivelata, per questa sagra dell’ovvio, qualcuno si è accorto che, in mezzo a tutta quest’euforia, c’era un silenzio assordante. Quello di Giulio Tremonti, urgentemente chiamato ad un impegno più importante, forse
la festa della polenta di Sondrio. Il Ministro dell’Economia non ha detto una parola sul Governatore più bravo del mondo e sulle sue considerazioni. Forse penserà che rassomigliano alle 65 raccomandazioni 65 formulate dal Financial Stability Forum presentate dall’iperattivo drago dei Draghi, che ne è il Presidente. Tremonti affermò all’epoca, con la sua proverbiale simpatia, che il corposo dossier predisposto dal tecnocrate più bravo del mondo per affrontare la crisi dell’economia mondiale era un aspirina. Chissà che amarezza per il Governatore, chiuso nel suo studio a rimirare le agenzie di stampa che incensano il suo discorso dell’acqua calda, nel non vedere nel coro che lo elogia il Ministro dell’Economia! Chissà se anche questi silenzi entreranno nella partita a scacchi che Governatore e Ministro stanno giocando all’interno del risiko per l’assetto del sistema economico e finanziario che vede coinvolti Istituti di credito, Fondazioni bancarie, Banca d’Italia e Governo di centro destra. Per vedere come andrà a finire, dovremo pazientare ancora un po’. Per ora, godiamoci lo spettacolo dell’insostenibile leggerezza del Governatore Draghi che ci spiega che la terra è rotonda e gira intorno al sole, tra applausi scroscianti di folle plaudenti. Ipse dixit, et mala tempora currunt.


























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Draghi e l’economia italiana: meno tasse, agire sul setore pubblico. Il “come” è un mistero. E nessuno pensa all’impatto…
Mario Draghi, nel solito tripudio di applausi, spiega cosa c’è che non va nell’economia italiana. Ricorrendo ad analisi stantie - già utilizzate dal suo predecessore - e non andando, per l’ennesima volta, al cuore dei problemi. Tutto qui?…
Draghi e l’economia italiana: meno tasse, agire sul setore pubblico. Il “come” è un mistero. E nessuno pensa all’impatto…
Mario Draghi, nel solito tripudio di applausi, spiega cosa c’è che non va nell’economia italiana. Ricorrendo ad analisi stantie - già utilizzate dal suo predecessore - e non andando, per l’ennesima volta, al cuore dei problemi. Tutto qui?…
Carlo non vedo come le considerazioni finali potrebbero essere diverse, i problemi di base del paese sono quelli, Draghi che dovrebbe fare al posto di ripeterle fino alla nausea? Sul federalismo fiscale, se si fa negli USA, in Germania, in Australia, in Canada, in Belgio (…) non vedo che problemi irrisolvibili dovrebbero esserci in Italia, oltre al fatto che potrebbe essere un buon strumento di lotta all’evasione.
dài, Calvin, stacci: con quel popò di Ufficio Studi, Bankitalia dovrebbe fare molto di più che copincollare le vecchie Considerazioni di Fazio…
Sul federalismo fiscale, presto faremo approfondimenti (a parte che uno lo abbiam già scritto)
Concordo, tuttavia non sono certo che “l’ovvio” sia accettato come tale da tutti, magari ripetere le ovvieta’ puo’ anche essere utile.
Sul federalismo ho la sensazione (molto forte) che ogni discussione volta ad approfondire il tema sia deleteria per il Governo. Prima o poi dovranno parlarne, mica puo’ resistere cosi’ tanto la Lega, il partito piu’ impaziente d’Italia.
Saro’ old fashioned, ma se 2+2=4 puoi anche avere l’ufficio studi della NASA, ma rimane 4. Del resto quante delle questioni citate nelle considerazioni finali sono state affrontate dai governi negli ultimi 10 anni? Pensa che palle che si fa Draghi a ripetere sempre le stesse cose!
Considerazioni sparse :
Per investire sui macchinari devi fare utile (in italia non si riesce ad accantonare quasi niente , su 100 portano via circa 75 e le banche per farti credito devi già avere, infatti ci sono dei meccanismi assurdi per cui un macchinario lo scarichi in 5 anni, il capannone in 33 (ma intanto devi pagare tasse su un utile fittizio che non c’è).
Negli altri paese forse portano via così, ma danno un servizio molto maggiore esempio,
Mia figlia ha comprato dai cugini la casa da sistemare della nonna importo della casa 20.000 euro + 4.500 di notaio e con le carte stiamo ancora finendo (ICI, immondizie, TARSUP. acqua ecc.ecc.)
L’altra figlia e noi abbiamo comprato un appartamento al mare in Croazia, importo 75.000
notaio 850 euro + circa 50 euro di marche (luce, acqua, immondizie, e tassa comunale risolto in un unico ufficio in un giorno, con addebito in banca presentando il contratto con i millesimi di cui sei proprietario con importi fissi per circa 500 euro, escluso l’elettricità che paghi in base a quanto consumi……..
Naturalmente indovinate chi aveva fatto la proposta di fare la fattura più bassa ???? (notaio italiano)
Più che altro la classe politica è davvero dura se sono anni che si sente fare gli stessi rimproveri…
senza mai andare a fondo, ‘che c’è la cadegra da salvare…
Caro Calvin, ottimo esempio il federalismo fiscale belga. Sarà perchè è davvero così ottimo che il Belgio si trova da più di un anno senza governo e sull’orlo di una secessione, perchè le zone fiamminghe, le più ricche del paese adesso, si sono scocciate di pagare un welfare onerosissimo ai francofoni. Per quanto riguarda gli USA dopo aver visto dal vivo come funziona (un mio amico con due cartelle di tasse sugli stessi guadagni da due stati diversi) e la qualità del suo sistema sanitario e di assistenza sociale (sei povero? Crepa!) tenderei ad accontonarlo pure isso. Possiamo sempre però tornare al feudalesimo e ai comuni medievali. Del resto la Lega Lombarda nacque proprio allora, guarda caso proprio per non pagare le dovute tasse al Barbarossa (come la storia si ripete neh?).
@Calvin: Ciao! Il fatto è che l’elenco dei problemi del paese è noto da tempo, e se la relazione della Banca d’Italia e le considerazioni finale del Governatore hanno solo lo sopo di ricordaceli, mi sembra un appuntamento che perde di significato. Sarà che siamo stati viziati da Governatori (Ciampi, e prima Baffi, per non parlare di Menichella) che sapevano parlare con la fredda analisi delle cifre e la passione dell’economista attento ai problemi del paese. Dal Goverantore di Banca d’Italia mi aspetto più del compitino che Draghi ha presentato. Sul Federalismo Fiscale hanno detto Gregorj e AG. Io aggiungo che non sono contrario per principio, ma sono contrario nel pensare che sia la panacea dei mali italiani, come fa credere la Lega nord. E, da un tecnocrate come Draghi, mi sarei aspettato non 4 parole di senso comune (peraltro non condivisibili, ma questa è un’opinione) ma un’analisi delle sue possibili applicazioni in Italia. Le fanno molti, nel nostro piccolo le abbiamo fatto anche qui in Giornalettismo, e ci torneremo…Grazie per le osservazioni ^_^
@Lkv: è vero che in Italia spesso occorre puntualizzare l’ovvio. Purtroppo. Come dicevo a Calvin, da un tecnocrate di prim’ordine come Draghi ci si aspetterebbe di più. Sembra quasi che non abbia voluto entrare nel merito per non dare fastidio a qualcun’altro. Grazie mille per la considerazione ^_^
@Rita: Secondo numerose analisi i profitti (e quindi la redditività del capitale investito) sono stati in questi anni soddisfacenti. E i dati dell’export ci dicono che tutto sommato abbiamo perduto un po’ in volume ma non in valore.Il problema, al di là ovviamente dei casi singoli, è che molte imprese in Italia NON investono, o lo fanno solo secondo modalità che sono state definite “di inseguimento” cioè per rispondere alla concorrenza altrui, e non per “attaccare” i mercati. Sull’accesso al credito invece sono d’accordo, ma curiosamente Draghi su questo punto è stato molto più cauto che sulla necessità di abbassare le tasse. Sul resto invece sono d’accordo, ma se si parla SOLO di un po’ dei problemi e non di tutti (e lo fa l’autorevolissimo Governatore di Banca d’Italia) io mi sento in diritto di criticare. Grazie anche a te! ^_^
@Leonardo Daverio patrizi: Sono d’accordo con gregorj. ^_^
@gregorj e AG: Grazie per i vostri preziosi interventi…
AG, hai colto perfettamente il punto, ma parli come se per me l’unità nazionale avesse un benché minimo valore
Ma ti pare che nel XXI secolo io mi debba mettere a discutere di costrutti politici del XIX? Tra questi poi il Belgio è un caso abbastanza delirante, creato su iniziativa francofona CONTRO la maggioranza fiamminga. Insomma, quello è un failed state dalla nascita, noi con un po’ di pazienza lo diventeremo
Per quanto riguarda il funzionamento del federalismo fiscale, intendendo la distribuzione dei compiti di spesa e di imposizione, in tutti i paesi citati funziona indubbiamente bene. Potrei aggiungerci la Germania e la Spagna, e per sovrannumero anche un paesi in cui funziona male (Argentina). Non è che sia una cosa particolarmente difficile, la teoria studia i giochi dinamici da un pezzo.
Per quanto mi riguarda Draghi è uno dei migliori governatori della storia, tecnocrati potevano esserlo i Fazio e i Ciampi che nella BdI c’erano cresciuti, questo prima di diventare governatore lavorava in Goldman, la caratura è un attimino differente
@calvin
iddu pensa soltanto a iddu.
Caro Carlo,
se permetti io vorrei tornare un attimo su quello che mi pare il punto focale del tuo articolo.
La banalità (permettimi il termine) delle dichiarazioni di Draghi.
Qualcuno ha, in un commento precedente, sostenuto che se questa è la situazione, se i problemi del Paese sono questi, altro non si può avere come dichiarazione da parte di uno dei più importanti uomini di questo Paese.
Ed invece il punto è proprio questo!
Data la situazione italiana, mi aspetterei da parte delle personalità più eminenti un minimo di luce, di idee, di elaborazioni concettuali propositive.
Abbiamo ascoltato le relazioni dell’ex presidente di Confidustria, della nuova Presidente di Confindustria, del Governatore di Bankitalia, del Presidente di ABI, tanto per rimanere davvero ai massimi livelli.
E in tutte queste relazioni abbiamo trovato qualche concreta proposta analitica, esposta in senso costruttivo?
In una parola pragmatica e fattiva?
Abbiamo oramai capito TUTTI che siamo un Paese anziano, fermo, stanco, impaurito, incapace di innovarsi e rannicchato su se stesso
Ma quello che mi spaventa davvero è che le stesse sensazioni le danno anche gli uomini e le donne che dovrebbe guidarci fuori da questa crisi, leggendoli ed ascoltando le loro parole.
Insomma sembra proprio che il Governatore, la Presidente di Confindustria, il Presidente di ABI poi, alla fine, non siano altro che lo specchio di questo paese.
E così si ripropone, ancora una volta, per l’ennesima volta, la questione di avere una leadership (imprenditoriale, manageriale, amministrativa, politica) adeguata in questo paese.
Ciao, Audrey
@Calvin: Appunto, il federalismo fiscale non è un dogma. Dipende da come viene disegnato in termini di scelte politiche e di applicazione tecnica. In Italia va tenuto conto che ci sono capacità fiscali molto diverse tra nord e sud. Non è pensabile senza una forte perequazione.
@Audrey: Infatti. Come ho detto, da tecnocrati di valore ci si aspetterebbe qualcosa di più della scoperta dell’acqua calda. A meno che non siano anche un po’ sopravvalutati. Pure questo è possibile, anche se penso sia molto più probabile che nel caso di Draghi valga quanto ha detto Gregorj: “Iddu pensa solo a iddu”. ^_^
Sul federalismo sono convinto che comunque lo si faccia (l’ultimo studiato e inserito in una riforma costituzionale era pessimo), se manca la mobilita’ non funzionera’, il famoso voto coi piedi, il meccanismo che funziona benissimo negli Usa, per cui ci si sposta dallo Stato A allo Stato B a seconda della domanda di lavoro. Qui in Italia non funzionerebbe. Ci sono e ci sono state migrazioni, che non rappresentano pero’ “mobilita’ alla ‘voto coi piedi’”.
Lo Stato centrale non e’ riuscito ad applicare neppure l’autonomia fiscale prevista per le Regioni a statuto speciale (tranne per la Sicilia per una questione di voti e non solo purtroppo) e si pretende di riuscirci per tutte le regioni. Sono pessimista sull’argomento.
Tanto per fare pubblicita’ e sottolineare la mia non obiettivita’ quando si parla di Sardegna:
“Autonomia non e’ avere piu’ soldi ma assumersi le proprie responsabilita’. E’ combattere contro un monopolio come quello della Tirrenia che ci limita, combattere per avere un nostro rappresentante nel Parlamento europeo: autonomia e’ guadagnarci da vivere con i nostri mezzi, sfruttare le possibilita’ che abbiamo sino a poter essere noi ad aiutare, in futuro, chi sta peggio di noi”.
[Renato Soru]
Carlo vista la performance del soggetto pubblico in Italia direi che il federalismo fiscale più che un dogma è una necessità pura e semplice. Oltre al fatto che, ripeto, è un ottimo strumento di lotta all’evasione; considerando che l’evasione maggiore ce l’hai a sud, gli incentivi per le amministrazioni meridionali dovrebbero essere abbastanza forti. La forte perequazione è comunque una possibilità ma non un obbligo.
Io comunque mi tengo stretto Draghi, onestamente che non abbia parlato di investimenti delle imprese mi pare veramente un’inezia rispetto alla bontà del personaggio. Poi aspirerà pure a non saprei cosa (più di Governatore della BC non c’è molto), ma io da buon maoista non guardo al colore del gatto se c’è da prendere i topi
il problema è che non prende i topi. Sta lì seduto ad aspettare che gli porti la scatoletta.
@Lkv: Il voto con i piedi (la definizion di Tibeout) vale di meno se si scelgono come imposte “federali” quelle sulla ricchezza patrimoniale, obiettivamente meno mobile. In Italia, il governo che dovrebbe essere federalista ha iniziato abolendo l’ICI sulla prima casa. Per questo anch’io sono pessimista. Non sul fatto che si faccia. Ma che si faccia in modo sensato. ^_^
@Calvin: Oggettivamente, una maggiore accountability nella gestione della cosa pubblica è INDISPENSABILE. Che lo strumento corretto sia il federalismo fiscale, ho qualche dubbio. Che lo sia nelle modalità previste dal programma del Pdl, ho la certezza che non può funzionare. Anche recuperando efficenza al sud, e anche riuscendo a stanre l’evasione (che non è comunque operazione semplice e di breve periodo) c’è un problema di fondo: le basi imponibili di nord e sud sono eccessivamente divaricate. Allora, o si accetta un differente trattamento dei cittadini in base alla loro residenza (che però lede il principio dell’equità orizzontale di Buchanan, capisaldo della teoria del federalismo fiscale, nonchè la Cosituzione) o si perequa ben oltre il 50 per cento. Ma a quel punto, salta il giochino presente nella proposta del PDL. Giusto invece sarebbe fare un lavoro di fioretto sull’abbandono della “spesa storica” in favore di un più efficente ssitema di finaziamento a costi standard (opportunamente pesati). Se partissero da questo, avrebbero - per quel che vale - il mio consenso. Siccome affrontano il problema dal “corno” sbagliato (le entrate) non mi convince.
Su Draghi, me lo terrei stretto anch’io, se si ricordasse di essere un tecnocrate di prim’ordine e smettesse di pensare “per sè” e si dedicasse (ovvio, nell’ambito delle sue competenze attuali) al paese. Che ne ha tanto bisogno. Sugli investimenti e il suo silenzio, invece dissento: E’ un silenzio grave. Un bello studio del CER di Ruffolo ci dice che il probklema della produttività in Italia è soprattutto un problema di pochi investimenti delle imprese. ^_^
@gregorj: ^_^
@tutti: Grazie per i vostri stimolantissimi commenti.
Basta con questi vari Draghi, Ocse, Fmi, Bce.
SIETE UNA NOIA
M oltre ad essere una noia manco sapete proporre soluzioni fattibili.
Prima di seccare persone che per mantenere queste mastodontiche divorarici di denaro faticosamente creato dal solito pantalone, rimboccatevi le maniche:
1) Meno parole e più fatti
2) Revisione dell’ottimo parietano, siamo all’incredibile buffonata che 3 persone possano mantenere 7 nullafacenti.
3)Abbiamo bisogno di braccia qundi uscite dagli uffici e presentatevi bollare il cartellino.
4) 1 di luglio 1967, mio primo giorno di lavoro mi fu insegnato che l’ottimo era di mantenere un rapporto attivi/servizi di 5 a 1, probabilmente era un rapporto basato sul pragmatismo reale con i piedi perterra.