Schifani attacca i morti sul lavoro
27/10/2008 - L’Italia è un paese solido, con istituzioni autorevoli, rette da uomini di tempra eccezionale. Uno dei migliori è Renato Schifani, presidente del Senato. Che lo dimostra in ogni occasione. Anche quando parla di morti sul lavoro. Renato Schifani è un
L’Italia è un paese solido, con istituzioni autorevoli, rette da uomini di tempra eccezionale. Uno dei migliori è Renato Schifani, presidente del Senato. Che lo dimostra in ogni occasione. Anche quando parla di morti sul lavoro.

Renato Schifani è un uomo di grande dirittura morale, di ampie vedute: senza macchie nel suo passato, sereno, obiettivo, pacato. Un presidente del Senato che ci invidiano in tutto il mondo, persino in Arabia Saudita. Ha l’abitudine di dire parole sagge e di buon senso, ma anche ferme e senza giri di parole, con dichiarazioni che lasciano un segno indelebile nella memoria dei cittadini. Insomma, l’uomo giusto al posto giusto.
Ma ha dato il meglio di sé, del suo spessore, del suo acume, del suo senso dello Stato e del suo buonsenso in un recente intervento a Cernobbio. Di fronte all’ennesima sciagura, Renato Schifani ha tuonato: Basta: il Paese è stanco di questo stillicidio. Le leggi ci sono, servono più controlli! Le leggi ci sono, indubbiamente. E tutti sono lieti e felici di rispettarle, come dimostrano i dati che danno all’Italia il primato degli infortuni e delle morti sul lavoro.
Ma Renato, il presidente del Senato, non si è fermato a queste generiche parole. Lui ha ben chiaro chi è il colpevole di questa vergogna, e non ha esitato a dirlo. Non ha fatto come quei politici che si nascondono dietro ad un dito, tirano il sasso e nascondono la mano, dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Ha detto chiaro e tondo quello che tutti sanno: la colpa è degli operai e della loro scarsa cultura sul tema della prevenzione. Ha detto, Renato, con accento angosciato, che Bisogna educare al rispetto del regole la classe operaia. Perché è noto a tutti che imprenditori, capi cantiere, capi reparto invitano continuamente i lavoratori a fare attenzione, a non preoccuparsi se si produce un po’ di meno o a costi più alti.
E tutti sanno che, nonostante questi amorevoli consigli, quei disgraziati scavezzacollo degli operai si divertono a sfidare la sorte, a lavorare senza rispettare le più elementari regole di sicurezza. E si vantano pure quei meschini, nei dopolavoro o nelle sedi sindacali e di partito, o a casa con le mogli e i figli, delle loro imprese sull’ottovolante delle gru, sui giri della morte nei cantieri, sulle corse a rotta di collo per le strade. Ed è anche noto che leggi recenti del nuovo governo hanno reso ancora più sicuri i posti di lavoro. Meno male che ci sono questi esemplari rappresentanti delle istituzioni (ci è scappata la minuscola, perdonateci, è colpa della tastiera!) a ristabilire la verità e a ricordarci come stanno davvero le cose.
Buon tutto!













siamo seri!
lui non ha detto quello che ha detto.
sono i soliti facinorosi comunisti che manifestano contro la riforma scolastica con le bandiere di forza nuova,che hanno come al solito frainteso.e la stampa (per la quasi totalita’ del premier canterino),comunisticamente politicizzata,ha preso le parole dai gruppi extraparlamentari,attribuendole al signor schifini.
Per il “tirare la cinghia” io ho scritto che sembra, non che non sia così (non sapendo la tua storia), più che altro perché mi è parso che tu abbia dato per assodato (mentre non credo lo sia) che una persona debba sempre privilegiare la salute invece che il lato economico. Il mio sottolineare questa tua idea più che un “attacco al benestante” voleva dimostrare come ci sono fenomeni non presi in considerazione che invece incidono ugualmente sugli incidenti del lavoro.
Io poi non ho mai dato colpe al benestante (né tanto meno ho scritto che abbia sempre torto), mi interessava porre più l’attenzione su motivazioni che possono indurre i diretti interessati e non solo le aziende a venire meno alle regole di sicurezza del lavoro, proprio perché in assenza di dati numerici su cui basare le affermazioni può essere buona idea far partire delle deduzioni dalle realtà “famigerate” che vanno risolte.
Le banalità, come le chiami tu, sono comunque realtà esistenti che andrebbero considerate. Alcune sono bollate come luoghi comuni ma esistono e pongono maggiori interrogativi sulla sicurezza che non situazioni ben più nella media.
Comunque è vero, ho usato il termine diffamazione probabilmente troppo facilmente, e in questo caso non era tra i più appropriati, mi sono lasciato fuorviare dall’idea che la classe operaia fosse ignorante delle regole.
ps: in teoria il fatto di sapere che le auto arrivano a 200 km/h presupporrebbe di averlo provato, e non sarebbe necessaria una porche purtroppo.
Ho svolto funzioni di datore di lavoro.Mi è capitato di osservare e dover intervenire duramente con alcuni perchè ,nonostante la formazione ele disposizioni, inerenti alla normativa della sicurezza e della prevenzione,ripeto,effettivamente,alcuni non osservavano le disposizioni per un malinteso senso di chi è abituato e….Tuttavia venivano posti nella condizione di eseguire gli ordini del capo e degli addetti.Nel lavoro è molto importante controllare oltre che disporre.Mi chiedo,però,oltre al fatto del controllo,se non esistono situazioni in cui un lavoratore viene posto nella condizione di estremo stress,per cui non è molto attento,ma non è molto attento(è un eufemismo, il mio)neanche il datore che non tiene conto nè del controllo,a cui è obbligato dalla legge,nè delle condizioni di logorio del lavoratore.Poi, esistono anche delle vere e proprie brutture lavorative e delle mancanze totali dei responsabili,e, ne abbiamo avuti di fatti a supporto.IN ogni caso,un presidente del Senato,anche per dovere istituzionale,deve mostrare cautela,e di fronte alla morte di un essere umano,esprimere almeno pietà perchè la vita ha valore e, se viene persa in circostanze lavorative è drammatico!
Il sig. ministro che sproloquia senza controllare come organizzano il lavoro suoi amici industriali,se facesse ciò non avrebbe più scusanti per condannare non chi muore di lavoro ma chi permette simili scempi.comunque credo che per questa persona si potrebbe dire” basta la parola”.
si può parlare di colpa e anche darla a qualcuno, a seconda di ciò che accade in quel dato momento. Ma certo non ci si deve fermare a quello quando le morti sono a questo livello.evidentemente è passata una cultura in cui la vita non ha più valore così come non ha valore il lavoro. senza generalizzare è chiaro che si è affermato un sistema che immola ogni cosa al dio denaro e quindi tutti si sentono tranquillamente di poter sacrificare tutto su quell’altare e non ne sentono la colpa. Ci sono le colpe dirette di chi comanda e le colpe indirette di chi subisce e non ha la forza di opporsi e subisce ricatti. Poi forse c’è anche la disattenzione,ma anche quella è una cultura.Purtroppo viviamo in una brutta fase storica che ci propina persone come il presidente del senato.
Ogni morte sul lavoro dovrebbe e potrebbe essere evitata (ma con i se ed i ma dell’ora dopo non si va tanto lontano)……..
Le parole dette da un ministro se contestualmente sono state proprio quelle sono gravi ed inacettabili.
Per la sicurezza sul lavoro , in Italia, le regole sono fatte per spillare soldi NON per l’effettiva sicurezza degli operai e faccio un paio di esempi :
1) Thissenkrup (non so se si scrive così) 20 estintori su una linea di alto forno ????? Da noi vetreria (pericolo di incendio pari a zero) 6 estintori in 300 mq………..(che poi mi vien da ridere obbligo di controllo ogni 4 mesi, viene l’incaricato li carica sul furgone 5 minuti e li rende, morale 66 euro ma non so quanto siano validi, le carte pero ci sono)……………..
2) Marito era pompiere io infermiera, con le nuove norme devi frequentare un corso di primo soccorso ed antincendio di 16 ore (800 euro l’uno) il lavoro con relativi attestati non viene riconosciuto perchè ottenuto prima del 97 (praticamente siamo geni in 16 ore imparo quello che ho imparato in 3 anni di scuola)
3) Non esiste il buon vecchio garzonato, un ragazzo che viene assunto ogni tot.ore e/o mesi passa automaticamente di grado, deve frequentare corsi esterni (come vetreria i ns. apprendisti, siccome c’è ne sono pochi vengono dirottati nei corsi di segretaria, e questo all’esterno della ditta, con ditte pagate dalla regione), quello che abbiamo in corso addesso sta facendo “Accoglienza e definizione progetto formativo, Gestire una piccola impresa, Agg.Normativa, comunicazione, legislazione”, nulla da eccepire ma mi sa che non impara a muoversi sul lavoro, fagli in loco una dimostrazione o dei corsi sul primo intervento…………….
4) Non c’è piu la conoscenza del lavoro, o meglio se tu lavori con ditte interinali e fai 3 mesi l’elettricista, 3 mesi idraulico, 15 gg il vetraio ecc.ecc. ma che conoscenze puoi avere se non superficiali dei pericoli che corri ????
5) Sono massimizzati i guadagni in ogni forma, mi spiego si fa a scaricabarile si chiamano ditte in sub-sub-sub appalto solo per evitare le rogne che possono derivare da un infortunio o dal dover mantenere l’addetto che conosce il lavoro (ma costa anche di piu) per tutto l’anno.
6)Poi ci sono i “rincoglioniti” di natura, altro piccolo esempio, due infortuni allo stesso operaio sempre di lunedi la terza volta è stato mandato a casa(intanto che gli passavano gli effetti di qualsiasi cosa si fosse trattata ), nessun ragazzo vuole lavorare con lui di lunedi perchè ????
7) Ogni lavoro ha le sue regole e/o pericoli è inutile far fare delle norme che siano uguali sia per imbianchini che per vetrai……………