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Angelo Scola, l’uomo che ha perso il papato

Era il grande favorito di questo Conclave: i bookmaker lo davano quasi per certo, per gli addetti ai lavori era “il più papabile trai papabili” e addirittura, pochi minuti dopo la fumata bianca, la Cei aveva diramato un comunicato in cui festeggiava la sua elezione al soglio petrino. Di Angelo Scola, già patriarca di Venezia e oggi Arcivescovo di Milano, si diceva che sarebbe succeduto a Ratzinger, ma non è stato così. E l’elezione di Bergoglio pare aver lasciato tutti con un palmo di naso: fin dalle prime fumate, infatti, il nome dell’arcivescovo milanese era uno dei più pronunciati, vuoi per la sua lunga esperienza ecclesiastica, vuoi per i suoi profondi legami con il movimento di Comunione e Liberazione, vuoi per le sue nette prese di posizione sul celibato dei sacerdoti e sulla pedofilia. Angelo Scola torna ad occuparsi della diocesi ambrosiana ma chi è l’uomo che tutti dicevano sarebbe diventato Papa?

ANGELO SCOLA, L’INFANZIA – Nasce nel 1941 a Malgrate, vicino Lecco. I genitori sono di condizione sociale piuttosto modesta: il padre Carlo è camionista, la madre Regina casalinga. Nell’adolescenza Angelo Scola frequenta il liceo classico Manzoni di Lecco e qui, nel 1958, incontra Don Giussani. Il giovane Angelo rimane colpito dalla figura autorevole del fondatore di CL: gli rimarrà sempre accanto anche durante gli anni dell’università.

ANGELO SCOLA, IL SEMINARIO DOPO LA LAUREA – E’ soltanto nel 1967 che Scola entra in seminario a Milano. Presto, però, sceglie di passare al seminario di Teramo, dove verrà ordinato presbitero il 18 luglio 1970. Secondo alcune ipotesi, Scola sarebbe stato allontanato dal seminario milanese proprio a causa della sua vicinanza a Don Giussani e Comunione e Liberazione, mentre secondo la ricostruzione del vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli, Scola si sarebbe recato in Abruzzo per essere ordinato sacerdote dopo il rifiuto, da parte del seminario di Milano, di anticipare l’ordinazione al suddiaconato in modo da evitare la chiamata alla leva militare.

 

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ANGELO SCOLA, LA CARRIERA – Nel luglio 1991 Angelo Scola viene nominato vescovo di Grosseto; nel 1994 diventa membro della Congregazione per il Clero, nel 1995 è nominato rettore della Pontificia Università Lateranense e Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, incarichi per i quali nel settembre 1995 lascia la guida della diocesi di Grosseto. Nel 2002 diventa Patriarca di Venezia; un anno dopo viene nominato cardinale e gli viene assegnato l’importante titolo dei Santi XII Apostoli. Nel giugno 2011 Papa Benedetto XVI lo nomina arcivescovo di Milano.

ANGELO SCOLA, COMUNIONE E LIBERAZIONE – Dalla metà degli anni Settanta in poi comincia l’ascesa ecclesiastica di Angelo Scola che, nel 1976, partecipa al primo convegno ecclesiale della Conferenza Episcopale Italiana. La sua vicinanza al movimento di CL non viene mai meno e tre anni più tardi partecipa addirittura a una lezione su temi di filosofia e antropologia tenuta privatamente a Berlusconi, Dell’Utri e Confalonieri insieme ad altri esponenti di Comunione e Liberazione appartenenti al mondo della politica, come Roberto Formigoni e Rocco Buttiglione. In seguito, tuttavia, Scola cercherà di prendere le distanze sia da Formigoni che da CL.

 

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ANGELO SCOLA, IL CELIBATO – Nella Messa del Crisma del primo aprile 2010, Scola dedicò un ampio passaggio della sua omelia alla difesa del celibato per i sacerdoti cattolici. “La Chiesa latina sceglie da tempo immemorabile i suoi presbiteri tra coloro che, per grazia, hanno ricevuto il dono del celibato. In questo modo i presbiteri rivivono, nella loro carne, la stessa forma di vita che fu di Gesù e con lo stesso scopo: il bene del popolo di Dio. La grazia del celibato, assunta liberamente e responsabilmente custodita e fatta crescere, costituisce per coloro che sono chiamati la modalità concreta per fare esperienza dell’amore senza mutilazioni psichiche e spirituali. ”

ANGELO SCOLA, CELIBATO E PEDOFILIA – “È fuorviante e inaccettabile mettere in discussione, a partire dai casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, il santo celibato che la Chiesa latina domanda, in piena libertà, ai candidati al sacerdozio alla luce di una lunghissima tradizione.” E infine: “Accogliere liberamente il dono del celibato e percorrerne la via non implica alcuna mutilazione psichica e spirituale. Per coloro che sono chiamati, la grazia del celibato è strada per una singolare ma compiuta espressione della propria affettività e sessualità.”

ANGELO SCOLA, ANCORA SULLA PEDOFILIA – Scola, messo dalla cronaca di fronte all’evidenza degli scandali correlati alla pedofilia nella Chiesa, ha dichiarato di provare “sgomento, senso di tradimento e rimorso”. “E’ un crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente grave che tradisce il patto di fiducia inscritto nel rapporto educativo… Se commesso da una persona consacrata, acquista una gravità ancora maggiore”. Ma Dio ne liberi: “I gravissimi episodi segnalati in talune diocesi non debbono oscurare il luminoso impegno dei sacerdoti e gettare discredito sulla preziosa azione che da tempo immemorabile viene svolto nelle nostre parrocchie, nelle nostre scuole, nonché nelle aggregazioni di fedeli”.

ANGELO SCOLA, MORALISMO – Ci incoraggia pensare che il mancato Papa, nel meeting di CL del 2010, si sia scagliato decisamente contro il “moralismo” religioso: “Diventa allora necessario liberare la categoria della testimonianza dalla pesante ipoteca moralista che la opprime riducendola, per lo più, alla coerenza di un soggetto ultimamente autoreferenziale”. Il sospetto è che tanto antimoralismo, all’epoca, fosse più che altro strumentale, ma Scola ha davanti a sé un sereno e speriamo lungo periodo per dimostrare che invece ci crede davvero.