Il Sole su Riotta tramonta sempre più

20/09/2010 - di

Abbonati in fuga. Ricavi in picchiata. Redazione sul piede di guerra. La decadenza del giornale di Confindustria ha un solo colpevole. Se l’anarchia fosse una tecnica di management, il Sole 24 ore sarebbe Google, più Mckinsey, più la Apple, o

Abbonati in fuga. Ricavi in picchiata. Redazione sul piede di guerra. La decadenza del giornale di Confindustria ha un solo colpevole.

Se l’anarchia fosse una tecnica di management, il Sole 24 ore sarebbe Google, più Mckinsey, più la Apple, o anche meglio. Da qualunque parte la si guardi l’ultima parte della vita della casa editrice è una sequela ininterrotta di fallimenti. Il quotidiano capace di far crollare (sempre più di rado) le quotazioni di un’azienda o di un amministratore delegato con un articolo si è presentata al giudizio del mercato in uno dei suoi momenti peggiori: quotata a fine dal 2007 a 5,7 euro ora ne vale 1,3. Peggio della recessione, peggio del calo della pubblicità, peggio della fine sempre più imminente dei vecchi medium della carta stampata: il Sole sta autodistruggendo il più solido modello dell’editoria nazionale. La forza del quotidiano salmone era studiata nelle università per la sua diversità rispetto ai suoi concorrenti nazionali e internazionali. Nel 2002 il Sole diffondeva più copie del Financial Times (oltre 400 mila), quasi 200 mila abbonati assicuravano margini altissimi grazie al taglio delle rese e dei costi di distribuzione. La presenza capillare negli studi professionali nazionali e in tutti gli uffici della pubblica amministrazione lo rendeva un veicolo ideale per una pubblicità mirata che la stessa casa editrice usava per piazzare prodotti collaterali, bollettini e supplementi. Per primo il Sole ha iniziato a piazzare software a quegli stessi clienti e a far pagare le sue banche dati. Succedeva dieci anni fa.

COSA RIMANE? – Solo macerie fumanti: gli abbonati a giugno, secondo indiscrezioni, sono scesi a 80 mila, la diffusione (dati maggio 2009) scesa a 270 mila copie al giorno. I dati della semestrale sono anche peggio, i ricavi scendono ininterrottamente dal 2008 e giugno si è chiuso con un’ulteriore perdita di 11 milioni (52 milioni la perdita di tutto il 2009, il 10% del fatturato). Non sembra bastare il pesante taglio del personale (-115 persone, cioè il 7% in meno), tra cui 31 giornalisti (cifra che va raddoppiata considerando i tagli ai collaboratori e contratti a termine). Eppure solo a metà del 2009, quando Repubblica, Corriere e Stampa entravano tutte in stato di crisi, il giornale confindustriale sembrava in controtendenza. Solo un anno dopo sono stati proprio i giornalisti a sfatare questo mito con un intervento in assemblea più duro di qualsiasi commento o editoriale mai pubblicato.“La redazione del Sole 24 Ore vi dice forte e chiaro che il tempo della fiducia acritica, delle deleghe in bianco, degli spettatori silenziosi è finito – così il rappresentante sindacale dei giornalisti-azionisti ha apostrofato i vertici dell’azienda -. Vi hanno posto fine la crisi strutturale dell’editoria e quella congiunturale dell’intera economia italiana. In un’azienda come la nostra, i cui prodotti editoriali insistono sull’etica della responsabilità, noi vi chiediamo più responsabilità e più etica. Sinora l’impegno aziendale è stato però insufficiente”.

UN COLPEVOLE – Per tutti, la radice di ogni male è l’attuale direttore Gianni Riotta, da sempre considerato un corpo estraneo dalla redazione e ora mal sopportato anche dagli associati più influenti di Confindustria per i soldi che sta facendogli perdere. Il giornale non piace a nessuno e i dati lo dimostrano. La questione è esplosa nell’assemblea della cassaforte dei Benetton, Edizione Holding, che possiede il 2% dell’editoriale. Gilberto non ha nascosto l’insofferenza per la gestione del giornale. Quelli della vecchia guardia rimpiangono l’affidabilità del foglio di “padroni e commercialisti”. A difendere la scelta è rimasta solo Emma Marcegaglia che ha dato a Riotta il mandato di sprovincializzare il giornale e renderlo anche meno politicamente attivo (accusa fatta dopo la campagna anti furbetti dell’accoppiata Montezemolo-De Bortoli). Missione compiuta: il quotidiano è talmente amorfo da risultare inutile. La stessa Marcegaglia sceglie altri giornali per far passare i propri messaggi (ad esempio il duro attacco del Centro studi Confindustria contro l’evasione). Riotta rimane, più che altro per assenza di avversari. All’interno del sindacato degli imprenditori si aspetta di archiviare insieme le due esperienze: il primo presidente donna e il primo direttore del Sole che non capisce nulla di economia.

GENERALE SENZA ESERCITO – Al di là delle scelte editoriali, Riotta ha perso la sfida in redazione. Il dimissionario membro del Cdr Nicola Borzi ha dichiarato in estate: «A quindici mesi dall’insediamento ha comunicato al cdr di non aver alcuna idea su come riorganizzare il giornale alla luce dei previsti prepensionamenti di 31 colleghi, cosa nota da mesi». Accusa diametralmente opposta fatta al direttore è di aver tentato di tutto per far entrare suoi fedelissimi (l’arrivo di Christian Rocca dal Foglio ha provocato uno sciopero), come la proposta di Paolo Mastrolilli alla direzione di Radio 24. A riunire le poltrone di direttore della Radio e dell’agenzia Radiocor è stato Fabio Tamburini che molti vedono come l’ideale anti Riotta. Tamburini ha girato parecchio (Repubblica, Mf), ma è stimato e ha rimesso in sesto i conti di Radiocor. Di Riotta si ricordano le leggendarie aperture “sul nulla”, pagine 2-3 votate ai grandi temi della globalizzazione e della finanza etica, si accompagnavano alla totale disinteresse di quanto la redazione riusciva a scovare. Il miglior giornalista investigativo del giornale, Claudio Gatti e stato mandato a New York, Gianni Dragoni non scrive più di Alitalia. Notizie vere e proprie, come la candidatura di Mussari all’Abi, sono state seppellite all’interno dei pezzi su richiesta degli stessi interessati. Firme solitamente informatissime sui colossi nazionali (Antonella Olivieri su Telecom, Alessandro Graziani sul mondo bancario) si limitano sempre più a svolgere il compitino. Difficile fare gli eroi senza una direzione intenzionata a difenderti. A questo si aggiunge che tra i vicedirettori nessuno ha deleghe specifiche e la gerarchia è abbastanza vaga.

UN NUOVO DIRETTORE, UN NUOVO INIZIO – Il Sole può sopravvivere ad altri due anni di decadenza che stanno contagiando tutto (e comunque il quotidiano rappresenta il 75% dei ricavi del gruppo). Il sito è bello quanto sistematicamente privo di attualità e del tutto incapace di risultare utile a chi vive di economia e finanza. L’esatto contrario di quanto fanno i modelli di Ft.com o l’inarrivabile Wsj. La rivoluzione ci sarà e colpirà anche l’ad, la deludente Donatella Treu, che in pochi mesi di lavoro è riuscita ad inimicarsi tutto l’ambiente dell’editoria per aver mantenuto i prezzi della pubblicità molto bassi quando gli altri tentavano di alzarli. “Come tutti i grandi giornali –racconta un giornalista di lungo corso a viale Monterosa – il Sole era una macchina che andava anche a dispetto del proprio direttore. La proprietà e il direttore erano convinti che qualche ritocco di facciata avrebbero migliorato il tutto, ma hanno smontato troppo e non sanno come riparare. Serve una rivoluzione. Ma al Sole tutti odiano le rivoluzioni”

11 Commenti

  1. Pingback: Travaglio mena (e querela) Riotta

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