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La Lega? Una parentopoli peggio della DC. E spunta anche la ‘ndrangheta

Sotto accusa dal Fatto Quotidiano le losche dinamiche del partito di Bossi, a parole forza rinnovatrice del malcostume della politica, nei fatti camera di assunzione di parenti e conoscenti, con plurime vicende giudiziarie a carico. La storia del mafioso che chiese al Carroccio di far eleggere uno dei suoi.

Il Fatto Quotidiano si è divertito a mettere in fila tutti i nomi dei leghisti che hanno avuto problemi con la giustizia, e che nonostante i latrati del Carroccio sulla Roma Ladrona che ruba i soldi al Nord, non sembrano essere imbarazzati quando si tratta di assumere o far assumere parenti o conoscenti per le vie brevi. Fra lo scippo dei correntisti per salvare la Credieuronord insieme a Giampiero Fiorani e l’impegno indefesso sulle quote latte a favore della lobby degli allevatori, la Lega è un partito un po’ particolare.

GUAI CON LA GIUSTIZIA – “Lega ladrona? I casi di malcostume e corruzione all’ombra del Carroccio si moltiplicano, tanto che un dirigente sempre abile ad annusare l’aria che tira, come il governatore del Veneto Luca Zaia, ha ammesso l’esistenza di una questione morale dentro la Lega. “Non possiamo permetterci di essere criticati per i nostri comportamenti amministrativi ”, ha dichiarato Zaia, “noi della Lega abbiamo il dovere d’essere doppiamente puliti rispetto agli altri, perché da noi i cittadini si aspettano il massimo del rigore”: è l’incipit dell’articolo di Gianni Barbacetto sui casi giudiziari in Lega. Da Edouard Ballman, il presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia che aveva pensato fosse ok gestire le sue auto blu in maniera un po’ più libera del normale, ai finanziamenti illeciti che il partito ha racimolato: il primo, quei 200 milioni di euro dalla Ferruzzi incassati dal tesoriere del Carroccio, che causò a Bossi una condanna per finanziamento illecito, per arrrivare al famoso patto di ferro con Giampiero Fiorani; pronto a salvare la Credieuronord con i soldi dei suoi correntisti pur di ottenere coperture politiche per i suoi progetti di scalata, Fiorani mise a disposizione della Lega anche soldi per attività politica generica, consegnati ad esempio ad Aldo Brancher con destinazione Roberto Calderoli, che ci doveva pagare alcune spese elettorali.

ITALIANISSIMI – La Lega contro il malcostume della politica? A parole, forse: ma quando si tratta della famiglia, i nordici padani si sentono italianissimi. Ci provò Bossi a mandare uno dei suoi figli a Strasburgo, a dare una mano all’europarlamentare Matteo Salvini, ma sull’onda della protesta popolare fu costretto a lasciar stare: poi, arrivò il Trota, e quello che successe lo sappiamo tutti. Forse sappiamo meno quel che sta mettendo in piedi il governatore del Piemonte Roberto Cota, accusato di aver “portato a segno” da quando è presidente “una clamorosa infornata di mogli, cugini e cognati” sotto l’ombra della Mole. E lo sapevate che Marco Reguzzoni, attuale capogruppo del Carroccio a Montecitorio e già presidente della Provincia di Varese è il marito di Elena Speroni, figlia di quel Francesco Speroni esponente di primo piano della Lega prima versione? E quando Flavio Tosi, sindaco di Verona, è stato rieletto, la moglie, dipendente regionale, è stata misteriosamente promossa a dirigente, dice il Fatto. Non mancano le liaisons dangereuses: ampia analisi dei rapporti che intercorrono fra Angelo Ciocca, grande collettore di preferenze nel pavese alle ultime regionali, e Giuseppe Neri, “capo della ‘ndrangheta lombarda”. Secondo il Fatto, in cambio di un aiutino sui voti, Giuseppe Neri avrebbe richiesto a Ciocca di trovare un modo per far eleggere un suo protetto, tal Rocco del Prete: e nonostante le resistenze del partito, Ciocca avrebbe cercato di intensificare le sue pressioni per fare un favore all’amico.