di Vincenzo Ricchiuti
postato alle 16:09 del 22 ottobre 2008 in CulturaTorna alla home

“Blitz a Scampia, arrestato capoclan: aveva tentato di uccidere impresario” Quale grande boss a Napoli non ha scritto anche versi e canzoni. Quale grande leader d’uomini, quale uomo d’onore e d’arme non è stato, nella Napoli femmina, sentimentale e killer, anche uomo di cuore. E d’arte.

Storie miserabili, la rubrica che vi racconterà il quotidiano, quello che spesso vorremmo dimenticare, dei bassifondi. Per non dimenticare che c’è una realtà diversa dalla nostra, che non per questo scompare. E che bisogna conoscere.

Napoli, ore 15 del 17/10/08, in molti quartieri si sta a tavola perché è ora di pranzo: una qualsiasi delle radio cittadine interrompe la normale programmazione.  “Hanno fermato un’altra volta il direttore e artista Tommaso Prestieri, un augurio di presta libertà per lui anche alla moglie Rita che è all’ascolto”

Da Raffaele Cutolo e le sue rime d’infami “stranamente indovinate”, parola di De Andrè, a Nasone Misso, “leone di marmo” al 41 bis e prefazione di un Capezzone prestato per l’occasione pure alla Sanità. Autore, Misso, del best seller più ignorato e circolato della storia che si scrive giù in città. Proprio l’ultimo romanzo dal sottosuolo in ordine di tempo prima che sulla camorra non ne parlassero più, dritto dal suo cuore, gli autori materiali ma, fuori dal Sistema, i Roberto Saviano. E tutti gli svalutabili derivati come lui. E poi Loigino dei Giuliano, e Marittiello Savio il Bellillo, romanzando e verseggiando a Forcella fin su ai Quartieri.

Internet, mondo, ore 18 di quel venerdì 17: i comunicati stampa sull’arresto del “cinquantaduenne Prestieri”, portato a Poggioreale al 41 bis per aver cercato di favorire il clan di Paolo Di Lauro con il tentato omicidio di un altro impresario del pentagramma, si susseguono. Fioccano i commenti sui blog: si sprecano i coccodrilli sull’arte e la riabilitazione ma nessuno che noti l’incongruenza dell’associazione mafiosa nell’imputazione. Al Bar degli Azzurri, lungo il corso che porta lento e lemme a Secondigliano, invece si. Proprio davanti al sottoscritto. “Ma quale associazione, chille, Ciruzzo (ndr Di Lauro), all’epoca che se ne fotteva d’o’ managèr e’ Zappulla. A Tommaso dovevano mandarlo al 41 bis a tutti i costi perché così poi per uscire fa quello che deve fare”. Parla.

Tommy Prestieri, il boss o meglio il presunto boss dei neomelodici, la poliedrica e manageriale risposta in sette note dei Sette Palazzi di Scampìa alla ricca ed auto-didatta prosa lazzara del Centro Storico, aveva semplicemente continuato una tradizione d’ ”abbiente” facendone un mestiere. Impresario (“un po’ di musica e un pochino tanto delle pompe funebri” dicevano i maligni), come appunto suo padre del resto. E pure autore. Di quelli instancabili, onnivori e onniscienti.

“L’arte guarda alla religione da una prospettiva esterna: può rivelare il potere evocativo di un’immagine così come rapportare la mitologia del bene di consumo a quello dell’iconografia sacra”: così recitava la brochure della sua prima galleria d’arte, appoggiata ai preti, entrando in quell’inverno del 2007 appena uscito da quell’inferno dei domiciliari. Dieci anni di galera per banalità di droga. Intanto due pentiti spargevano nei vicoli le loro malelingue. Il clan Prestieri era in pericolo, e presto sarebbe stato massacrato ! Certo. Come strillone la Direzione distrettuale tutta a mezzo stampa, non c’è male. Com’è che era andata, lo leggeva avidamente e divertito il diretto interessato. Disertati dopo una eterna e fedele militanza i Di Lauro per gli scissionisti giusto un anno prima, sarebbero stati gentilmente offerti di recente come omaggio umano dai loro nuovi amici a chi doveva vendicarsi del passato. Tommy il direttore artistico, uomo d’ingegno, estro e verve creativa, non avrebbe potuto coglierlo meglio quel paradosso. Tra una telefonata a Gigi e l’altra, lo si sentiva ridere al pensiero che lui e la sua famiglia ora li proteggesse la polizia. Il buonumore gli rimise la penna in mano, come era successo, per un motivo o un motivetto vario, almeno venti volte già quella mattina.

Pizzino del 04/01/07, alla signora Rita Siani dalla signora dirimpetto:

Amore mio,
oggi Tommaso tuo è rinato. Finalmente si è avverato il più bel sogno. Sono un artista ora, e se non lo sono, amore mio, ci provo. Nientemeno che c’era scritto all’ingresso della Chiesa ? “la personale del maestro”. La personale mia. Ti amo. E sono l’uomo più felice. E pure tu, femmina mia, se non lo sei lo devi essere. Non dar retta alle chiacchiere dentro il rione. Non è vero niente. Lo so, vanno dicendo che i Prestieri corrono pericoli. E che la Vicchiarella l’ha regalati a Papiluccio tutti quanti. Tu non ci credere. Tu che sei femmina, lasciati guidare. Come io ti guido come artista. Quello che conta a’ gente è il resto di niente. O sei per caso gelosa di tutte quelle fotografie artistiche alle donne ? Chi mangia a casa, è sazio fuori. Ti penso sempre. Trecento volte al giorno.

Un tradimento di un tradimento e la vendetta: bello come titolo di uno spettacolo da immaginare. E poi lui con la morte che c’entrava. Lui assomigliava all’arte. Era immortale.

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