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pubblicato il 22 ottobre 2008 alle 17:40 dallo stesso autore - torna alla home

I maggiori quotidiani nazionali ci informano oggi con considerevole allarmismo che in Italia l’età media del primo contatto con bevande alcoliche è la più bassa in Europa: 12,2 anni. E, prima che la corruzione dei costumi trasformi i pochi ragazzini italiani in una massa di baby alcolisti, urgono ovviamente sensibilizzazione, prevenzione e repressione.

calicevinosbugaby9 Piccoli sbronzi crescono: lallarmismo è inutileSi vocifera che in ambienti parlamentari sia allo studio non solo il divieto di vendere alcool ai minorenni, ma anche la messa al bando di espressioni che richiamano esplicitamente il turpe vizio. Interiezioni generiche come “Perbacco”: 10 euro di multa e due giorni di succo di frutta. Modi di dire subdolamente apologetici, ad esempio “Il vino fa buon sangue” e “In vino veritas”: 100 euro e una settimana di tè. Ingannevoli giochi di parole, tipo “Piacere divino”: arresto immediato, pane e acqua. Tutte le bottiglie dovranno obbligatoriamente recare avvisi che recitano, alternativamente, “Attenzione: domani mattina avrai il mal di testa” oppure “Guarda che quella in realtà è brutta e grassa”.

IL PRIMO BICCHIERE - Cerchiamo ora di essere seri, almeno qui. È vero: nel nostro paese capita spesso che il primo bicchiere si beva prima ancora di cominciare il liceo. Alla festa della cresima del cugino, al compleanno del nonno, al matrimonio dell’amico di famiglia. Sotto gli occhi dei genitori e normalmente durante un pasto. Allo stesso modo, è frequente che proprio in una di queste occasioni si scoprano i propri limiti: un po’ di bianco frizzante di troppo fa venir sonno, il papà ci accompagna a dormire nella stanza degli ospiti, i parenti se la ridono ricordando le proprie esperienze, i ragazzi più grandi ci guardano con sufficienza. Cresciamo e beviamo birra con gli amici durante la pizzata di classe, ma non solo. Il 31 per cento di noi diventa addirittura, secondo le spaventose statistiche, “consumatore giornaliero”, ovvero un deviato che apre una bottiglia di rosso per la cena in famiglia.

alcoolegiovaniunbinomioad5 Piccoli sbronzi crescono: lallarmismo è inutileI VANTAGGI - Il risultato di questa inquietante deriva è che, contrariamente ai paesi dove si deve essere maggiorenni per bere, non cresciamo con la mitologia dell’alcool come trasgressione. E quindi, terrorismo psicologico a parte, conosciamo poco il fenomeno del binge drinking, ovvero quella bella abitudine dei ventenni scandinavi e anglosassoni per cui si assume il più velocemente possibile la maggiore quantità di alcolici possibile, rigorosamente a stomaco vuoto. Per avere conferma di questo è sufficiente passare un fine settimana a Londra o a Helsinki e guardare in che stato sono le strade e i mezzi pubblici dopo le undici di sera, confrontando poi con Torino, con Roma, con Bologna.

QUESTIONE DI EDUCAZIONE - È senz’altro vero che l’Italia è piena di guidatori ubriachi che travolgono passanti innocenti: ma, a parte il fatto che spesso non sono italiani, non sono di norma nemmeno dodicenni. È altresì vero che esistono i frontali tra ragazzi sbronzi (e drogati) di ritorno dalla discoteca, è vero che l’ubriachezza in certi contesti agevola la diffusione dell’AIDS, è vero che bere troppo ha conseguenze sulla salute fisica e psicologica. Ma questo non c’entra niente, niente, assolutamente niente con l’età a cui si comincia. Anzi, al contrario. Tutti questi disastri derivano dal fatto che non si è educati abbastanza a bere, non dal fatto che ci si avvicina troppo presto. Non è un caso che gli alfieri del proibizionismo cretino parlino del clinico e indistinto “alcool”. Parliamo invece del profumo vinohr4 Piccoli sbronzi crescono: lallarmismo è inutileparticolarissimo del Barolo Chinato, che in tutto il mondo ci invidiano perché è l’unico vino che davvero accompagna il cioccolato fondente. Citiamo l’eleganza, la complessità di un Condrieu, la differenza tra l’impatto al primo sorso e quello che succede a gola, naso e spirito (eh sì!) nei minuti successivi. La dolcezza struggente di un Sauternes premier cru, con una punta d’amaro che ispira quasi malinconia. Il conforto, il calore di un Armagnac di livello. E non c’è nemmeno sempre bisogno di essere ricchi: il momento si ritrova anche nella ricchezza del gusto di una Guinness, nella freschezza leggermente metallica di una Harp, nella moltitudine di vini da tavola che il nostro paese offre a prezzi risibili.

BISOGNA DISTINGUERE - Ovviamente, tutte queste bevande hanno un effetto psicotropo. Eh già: il bere è un piacere sfaccettato, che passa dalla scanzonata convivialità alla drammaticità della seduzione, a seconda di cosa, come e con chi. Di questo piacere fanno parte senz’altro la levitas che porta in una compagnia d’amici, il languore dell’animo che porta alle coppie, o il sollievo appagato che può indurre in solitudine. Fatti questi completamente diversi rispetto all’intemperanza di massa, all’afferrarsi goffamente nel bagno di un localaccio, alla tetra involuzione suicida. Un estimatore, un appassionato non è un ubriaco. Soprattutto in una nazione di cultura e tradizione moderata come l’Italia, criminalizzare il vino e l’educazione allo stesso perché un certo numero di incivili ne abusa è come proibire i vestiti perché esistono i tamarri. E, già che siamo in tema, sorge spontaneo alla mente un caso in cui la sensibilizzazione servirebbe davvero: tappezziamo i locali notturni di manifesti che gridano “SEI ITALIANO. BASTA CON QUELLO SCHIFO DI ALCOPOP”.

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