I maggiori quotidiani nazionali ci informano oggi con considerevole allarmismo che in Italia l’età media del primo contatto con bevande alcoliche è la più bassa in Europa: 12,2 anni. E, prima che la corruzione dei costumi trasformi i pochi ragazzini italiani in una massa di baby alcolisti, urgono ovviamente sensibilizzazione, prevenzione e repressione.
Si vocifera che in ambienti parlamentari sia allo studio non solo il divieto di vendere alcool ai minorenni, ma anche la messa al bando di espressioni che richiamano esplicitamente il turpe vizio. Interiezioni generiche come “Perbacco”: 10 euro di multa e due giorni di succo di frutta. Modi di dire subdolamente apologetici, ad esempio “Il vino fa buon sangue” e “In vino veritas”: 100 euro e una settimana di tè. Ingannevoli giochi di parole, tipo “Piacere divino”: arresto immediato, pane e acqua. Tutte le bottiglie dovranno obbligatoriamente recare avvisi che recitano, alternativamente, “Attenzione: domani mattina avrai il mal di testa” oppure “Guarda che quella in realtà è brutta e grassa”.
IL PRIMO BICCHIERE - Cerchiamo ora di essere seri, almeno qui. È vero: nel nostro paese capita spesso che il primo bicchiere si beva prima ancora di cominciare il liceo. Alla festa della cresima del cugino, al compleanno del nonno, al matrimonio dell’amico di famiglia. Sotto gli occhi dei genitori e normalmente durante un pasto. Allo stesso modo, è frequente che proprio in una di queste occasioni si scoprano i propri limiti: un po’ di bianco frizzante di troppo fa venir sonno, il papà ci accompagna a dormire nella stanza degli ospiti, i parenti se la ridono ricordando le proprie esperienze, i ragazzi più grandi ci guardano con sufficienza. Cresciamo e beviamo birra con gli amici durante la pizzata di classe, ma non solo. Il 31 per cento di noi diventa addirittura, secondo le spaventose statistiche, “consumatore giornaliero”, ovvero un deviato che apre una bottiglia di rosso per la cena in famiglia.
I VANTAGGI - Il risultato di questa inquietante deriva è che, contrariamente ai paesi dove si deve essere maggiorenni per bere, non cresciamo con la mitologia dell’alcool come trasgressione. E quindi, terrorismo psicologico a parte, conosciamo poco il fenomeno del binge drinking, ovvero quella bella abitudine dei ventenni scandinavi e anglosassoni per cui si assume il più velocemente possibile la maggiore quantità di alcolici possibile, rigorosamente a stomaco vuoto. Per avere conferma di questo è sufficiente passare un fine settimana a Londra o a Helsinki e guardare in che stato sono le strade e i mezzi pubblici dopo le undici di sera, confrontando poi con Torino, con Roma, con Bologna.
QUESTIONE DI EDUCAZIONE - È senz’altro vero che l’Italia è piena di guidatori ubriachi che travolgono passanti innocenti: ma, a parte il fatto che spesso non sono italiani, non sono di norma nemmeno dodicenni. È altresì vero che esistono i frontali tra ragazzi sbronzi (e drogati) di ritorno dalla discoteca, è vero che l’ubriachezza in certi contesti agevola la diffusione dell’AIDS, è vero che bere troppo ha conseguenze sulla salute fisica e psicologica. Ma questo non c’entra niente, niente, assolutamente niente con l’età a cui si comincia. Anzi, al contrario. Tutti questi disastri derivano dal fatto che non si è educati abbastanza a bere, non dal fatto che ci si avvicina troppo presto. Non è un caso che gli alfieri del proibizionismo cretino parlino del clinico e indistinto “alcool”. Parliamo invece del profumo
particolarissimo del Barolo Chinato, che in tutto il mondo ci invidiano perché è l’unico vino che davvero accompagna il cioccolato fondente. Citiamo l’eleganza, la complessità di un Condrieu, la differenza tra l’impatto al primo sorso e quello che succede a gola, naso e spirito (eh sì!) nei minuti successivi. La dolcezza struggente di un Sauternes premier cru, con una punta d’amaro che ispira quasi malinconia. Il conforto, il calore di un Armagnac di livello. E non c’è nemmeno sempre bisogno di essere ricchi: il momento si ritrova anche nella ricchezza del gusto di una Guinness, nella freschezza leggermente metallica di una Harp, nella moltitudine di vini da tavola che il nostro paese offre a prezzi risibili.
BISOGNA DISTINGUERE - Ovviamente, tutte queste bevande hanno un effetto psicotropo. Eh già: il bere è un piacere sfaccettato, che passa dalla scanzonata convivialità alla drammaticità della seduzione, a seconda di cosa, come e con chi. Di questo piacere fanno parte senz’altro la levitas che porta in una compagnia d’amici, il languore dell’animo che porta alle coppie, o il sollievo appagato che può indurre in solitudine. Fatti questi completamente diversi rispetto all’intemperanza di massa, all’afferrarsi goffamente nel bagno di un localaccio, alla tetra involuzione suicida. Un estimatore, un appassionato non è un ubriaco. Soprattutto in una nazione di cultura e tradizione moderata come l’Italia, criminalizzare il vino e l’educazione allo stesso perché un certo numero di incivili ne abusa è come proibire i vestiti perché esistono i tamarri. E, già che siamo in tema, sorge spontaneo alla mente un caso in cui la sensibilizzazione servirebbe davvero: tappezziamo i locali notturni di manifesti che gridano “SEI ITALIANO. BASTA CON QUELLO SCHIFO DI ALCOPOP”.
























2 euro e mezzo per mezza pinta di Harp lo chiami un prezzo risibile?
E a Giovanni l’idraulico che tornando a casa dopo un’impegnativa giornata di lavoro si ferma a scolarsi un rosso alla spina da 80 centesimi, credi importi qualcosa che il Barolo Chinato sia l’unico vino che davvero accompagna il cioccolato fondente?
Il palato è una cosa, il gargarozzo ben altra.
Absolument, mais “premier” sans accent, stp.
eccolo qui, il radical chic!
A parte che con quello che guadagna al giorno d’oggi, non mi stupirei se Giovanni l’Idraulico usasse l’Ornellaia come vino da cucina
Poi dipende anche dalla quantità, meglio bere meno e meglio!
Mica l’ho capita la tesi sottesa a questo pezzo. Vuole negare che esista un problema di abuso di alcool nell’etè adolescenziale? A me pare il contrario: sono capitata in feste sulla spiaggia “ggiovanili” in cui bisognava farsi largo per evitare le pozzanghe di vomito di ragazzi che bevevano di tutto mischiando a stomaco vuoto fino a sentirsi male (perché? ho chiesto a mia nipote adolescente. perché vogliono fare i simpatici, mi ha risposto).
Criminalizzazione del vino? A me sembra il contrario, i programmi televisivi abbondano di esperti di vino e sommelier che decantano gli squisiti sentori di vini preziosi e le scie di frutti di bosco del loro retrogusto. Albanese ne ha fatto pure un personaggio …esilarante.
pozzanghere..me pozzino..:-)
Beh a 18 anni ingurgitavo di tutto ed ero sbronzo 3 sabati sera su 4. A quasi 40 bevo poco, molto buono e me lo gusto.
Semplicemente si cresce e non si può eliminare l’adoloscenza per decreto come vorrebbero i Giovanardivolantècoglionivari.
Certo una volta era più semplice come direbbe La Russa. A 18 anni c’era sempre qualche cretino che ti mandava all’assalto di una trincea con lo stomaco ripieno di cognac.
Calvin, hai ragione. Me ne sono accorta rileggendo stamattina e NON SO PERCHE’ il correttore ortografico di OpenOffice ha fatto ’sta cavolata (pensavo lo facesse solo Word, di mettere gli errori dove non ci sono). Anzi chiederei alla redazione di correggere di conseguenza perchè così sembro proprio un’idiota.
fatto miei cari
Io abolirei davvero i vestiti per via dei tamarri.
bah guarda a dirla tutta pure io quando scrivo in francese uso il correttore di word per gli accenti (purtroppo non mi sono mai entrati in testa), ma premier è una di quelle facili – perché al femminile metta l’accento è una di quelle cose incomprensibili
MAMMA mia che radical chic, spe che correggo:
“bah guaVrda a diVla tutta puVe io quando scrivo in fVancese sorseggiando una PeVVier uso il coVVettore di woVd per gli accenti (puVtVoppo non mi sono mai entVati in testa), ma pVemieV è una di quelle facili – peVché al femminile metta l’accento è una di quelle cose incompVensibili”
Ecco, così il tono rende meglio.
e mi si è anche spezzata un’unghia mentre scvivevo…
1. Sapevo che eri un’alcolista!
2. Io abolirei i vestiti non perché esistono i tamarri, ma perché esistono le gnocche.
3. Cordapazza: sì, non esiste nessun pericolo alcool. E non perché – come dico sempre – la nostra civiltà sarà distrutta dai Greenspan e non dal Raz Degan che pubblicizza amari. Ma perché tutti ci sono passati. Io mi sono inciuccato due volte: ho scolato una bottiglia di limoncello e c’ho aggiunto vino rosso, spumante e arancino una volta; mi sono scolato 8 rum e pera e 4 bicchieri di vino e 2 litri di birra la seconda. In altre 2-3 occasioni ero bello rincoglionito. ‘Mbè? La cosa non m’ha certo mpedito di prendere un dottorato. E poi, il proibizionismo e l’allarmismo sono mai serviti a qualcosa?
Ecco io abolirei Raz Degan!
Si può fare o Fiamma Nirestein poi mi accusa di antisemitismo?
Ah dimenticavo!
Adesso è amica di Gheddafi.
liberty, tu due volte, io manco una! devo rimediare (mi sto facendo traviare da giornalettismo)
AH, se non fosse un così potente anestetico, l’alcool…capisci a me!:-)
Ciao, sono Fabio e ho un problema.
A me piace la topa, quindi il vino lo bevo solo se sa di topa. Non importa che vino, spesso non importa neppure che topa. Anzi, non importa neppure che sia vino, e qualche volta nemmeno che sia topa. Insomma, datemi dell’alcol e un buco e son felice.
E comunque preferisco il mars al cioccolato fondente.
Il barolo rosso è un ottimo vino!…e che dire di quelle belle pesche gialle estive inzuppate nel vino rosso??…un pò di vino fa sempre bene alla salute!
Trovo questo articolo così brutto che ho sentito il dovere di sottolinearlo in un commento.
Veramente brutto.
Scusate.
Filippo: gua’, io avrei preferito un articolo sulla birra, però ci si accontenta.
Filippo: però non ho capito cosa non ti piace? L’armagnac? Io pure non vado pazzo per il cognac. Però sento la mancanza delle birre trappiste, e del whisky che puzza di carne alla carbonella: il Lagavulin 16y (leggasi sixteen yeah!!!)
Sentire parlare di qualsiasi forma di tradizione mi fa vomitare.
La tradizione del vino mi fa vomitare vermi.
Le canne sono nettamente più simpatiche del vino.
in effetti era un pezzo sulle tradizioni, roba da testo di antropologia. Posso capirti.
In effetti sono troppo bigotto.
Questa ironia politicamente scorretta ancora mi sconvolge.
Tra i commenti lasciati in quest’articolo…chi è l’ubriaco di turno??…Filippo!
@Generazione Fegato
toscano, di livorno. Beccato!
@Vin-Santo
Acqua.
Tu invece sei il famigerato Vin-Santo & Bestemmie di Mondovì?
Vicino: diciamo vinsanto e cantuccini!
uff mi sembrava proprio lo stile del Vernacoliere.
Scusate per l’OT (era una vita che volevo dirlo)