L’intervento del governo contro il pericolo di scalate straniere ai danni delle imprese italiane nasconde in realtà una strategia opposta: favorire l’ingresso di capitali dal Medio Oriente.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore).
Opa? Quale Opa? Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parla del pericolo di scalate straniere ai danni delle imprese italiane, Giulio Tremonti prepara addirittura un decreto. Sembra di vedere l’immagine speculare della famosa scena del film Frankenstein Jr in cui il dottore dice allo stralunato assistente Aigor: “Sono un chirurgo di una certa fama, potrei fare qualcosa per quella gobba”. E quello risponde: “Gobba? Quale gobba?”. Solo che mentre in quel caso si rideva proprio per l’evidente protuberanza sulla schiena di Aigor, qui non si capisce dove sia, l’intento umoristico, e nemmeno quello reale, di un’affermazione così priva di riscontri.
INTORBIDIRE LE ACQUE - Il premier sa interpretare molti ruoli, ma in nessun caso lo fa senza preparazione, la sua uscita serve a coprire una manovra del tutto opposta: puntellare i grandi gruppi italiani in difficoltà con partecipazioni di minoranza da parte dei fondi sovrani arabi, considerati più affidabili e più moderati nelle pretese dei concorrenti europei o degli “avidi” asiatici. Sono evidenti le ragioni politiche per cui una tale scelta non può essere raccontata in modo così diretto: susciterebbe titoli su Libero tipo quello scelto da noi o, ben più pericolosa, la reazione della Lega. In generale, per una maggioranza eletta grazie alla paura dello straniero e ai sentimenti d’insicurezza dei cittadini, quei turbanti bianchi e quelle barbe da musulmano ortodosso non sono per niente presentabili. Quindi è stato necessario intorbidire le acque: presentare un pericolo imminente (le scalate ostili), promettere soluzioni immediate (il decreto) e infine presentare l’ingresso degli arabi come una concessione fatta a loro, ma alle nostre condizioni.
I CAPITALI ARABI - Allora non è vero che il governo non vuole capitali stranieri nelle imprese italiane? Esatto: il ministro degli Esteri Franco Frattini è andato negli Emirati Arabi ad incontrare il direttore del fondo sovrano di Abu Dhabi. Ottima accoglienza è stata data ai libici in Unicredito, e tale rimarrà anche se cresceranno in Eni, Telecom o altrove. Si aspettano notizie dal Qatar. D’altronde la storia degli investimenti dei fondi sovrani di Tripoli (Fiat, Banca di Roma) li iscrive tra i fidati. Lo stesso Berlusconi ha avuto come socio in Mediaset prima il principe saudita Al Waleed e ora lo stesso fondo Adia incontrato da Frattini. L’ultimo e decisivo indizio è quanto rivela Oscar Giannino riguardo alle intenzioni di Tremonti: «Si tratta di procurarsi risorse aggiuntive da chi le ha, e senza aggravi per il bilancio italiano. Cioè dai fondi sovrani che hanno surplus valutari come la Cina o gli Emirati. Diciamo che dobbiamo preferire gli Arabi». I motivi di questa preferenza è che quei fondi sovrani non chiedono mai d’interferire nella gestione (Berlusconi già mal sopporta le ingerenze di Telefonica in Telecom); in più hanno capitali propri non condizionati dal mondo del credito statunitense e soprattutto sono culturalmente pronti a mischiare contropartite economiche e politiche.



E’ tuttu nu’ cummerciu!
è tutt’un magna-magna!
Però ora si magna kebab e quindi a me sta bene
Ci mancava solo questo, così correremo il rischio simile a quello degli sfollati da Tripoli dopo la fine della 2^ guerra mondiale, stavolta però saremo gabbati in casa nostra.
Berlusconi non ci vende. Sono gli arabi che ci stanno comperando. Il che è diverso.
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