Esteri

Siria-Israele, è tempo di vera pace?

30 maggio 2008

Le trattative sul “nodo Golan” sono un segnale positivo. Il governo Olmert può dettare le regole, in quanto Assad ha molto più da perdere. Ma per muoversi deve mollare Hamas ed Hezbollah.

Tutto come previsto. L’ufficializzazione, nella settimana passata, delle trattative per la risoluzione del “nodo Golan” tra Israele e Siria è l’ultimo passaggio di un negoziato complesso attivo da mesi sotto la cenere. Tra i due paesi il dialogo si era interrotto otto anni fa, dopo un delicato ma speranzoso scambio di opinioni durante gli anni Novanta. Il biennio 2000-2001 è stato disastroso per tutte le pendenze che costituiscono la crisi del Medio Oriente. Anche per il processo di pace tra Israele e Siria. Oggi però entrambi i governi devono essere giunti alla stessa conclusione. Ha senso tener aperto un contenzioso sterile e vecchio di quarant’anni? Certo di critiche a Damasco se ne possono fare a iosa. Dall’autoritarismo del suo regime Baath, ai suoi ambigui – e alle volte più che espliciti – occhieggi con l’Iran, oppure con Hamas e Hezbollah. La Siria non è una santa, questo no. Del resto nemmeno Israele può vantare una politica estera immacolata. Ma se c’è in Medio Oriente un nodo che è più facile da sciogliere di quanto si creda, questo riguarda proprio il dialogo tra Damasco e Tel Aviv.

RIASSUNTINO PER I DISTRATTI – Le Alture del Golan furono occupate dall’esercito israeliano, nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni. In meno di una settimana Israele fece man bassa del Sinai a spese dell’Egitto, della Transgiordania Gerusalemme est compresa – a discapito della Giordania e appunto del Golan, allora sotto giurisdizione siriana. Da allora molte cose sono cambiate. In particolare il contributo tecnologico nel campo militare. La domanda infatti è: perché in passato le colline in questione erano tanto importanti per entrambi? Perché sia Israele sia la Siria potevano posizionare le loro rispettive artiglierie contro il nemico. Ma adesso al cannone si è sostituito il tiro missilistico. Che cosa importa controllare una piazzaforte per obici, quando le rampe di lancio dei missili possono distare migliaia di chilometri dal bersaglio? Certo c’è da aggiungere che proprio il Golan fornisce tra il 50 e il 70% delle risorse idriche richieste dalla potenza economica e agricola di Israele e che proprio sull’antistante Lago di Tiberiade si concentra la crema dell’attività industriale del paese. Logico, in questo caso, che Israele abbia interesse a non smobilitare e, da par suo, la Siria di insediarvisi.

TRATTATIVA FINCHE’ DURA - Ciononostante, è possibile che i due paesi abbiano seguito un procedimento logico molto simile. E che abbiano ponderato se sia meglio trattare piuttosto che tenere duro. Bashar el-Assad – tutt’altro che sprovveduto – è ben consapevole dello scarso valore delle sue carte. L’alleanza con l’Iran infatti non gli ha creato altro che problemi. Il regime di sanzioni a cui è sottoposto, da parte degli USA, nasce anche da questo. Bisogna ricordare inoltre il fatto che il Paese è ancora sotto osservazione per l’attentato del 14 febbraio 2005 a Beirut, che costò la vita all’ex premier libanese Rafiq Hariri. Motivo per cui le Nazioni Unite avviarono un’inchiesta di cui non si sa il risultato, ma che – si ipotizza – potrebbe svelare il coinvolgimento dell’intelligence siriana e di alcuni illustri esponenti della minoranza alawita al governo. Infine c’è da sottolineare l’elemento autoritario che è proprio del Baath.

7 commenti a Siria-Israele, è tempo di vera pace?

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  4. Alessandro

    Complimenti bel pezzo. L’unica cosa: “il punto di forza di Israele” è anche e soprattutto l’amministrazione statunitense. E’ vitale capire chi sarà a guidare gli Usa del domani. L’alleato George W. non si è certo battuto per evitare la guerra in Libano, tantomeno per migliorare le condizioni dei palestinesi…figuriamoci poi sulla pacificazione del Golan, che non sa neanche dove sia, credo.
    Un’altra cosa, non ci scordiamo che Israele sta vivendo una profondissima crisi politica interna, con Olmert sull’orlo del baratro e un elettorato, sia laburista che conservatore, orfano di leadership (stanno messi un pochino meglio i laburusti, ma neanche tanto). La politica interna israeliana è molto importante in chiave estera. Israele non può, come fanno i Paesi europei, scindere interni ed esteri. Le due cose lì sono interdipendenti

  5. Alessandro

    Dimenticavo…mi spiace che i lettori di giornalettismo siano un pò distratti sulle questioni mediorientali ed estere in generale e non leggano – soprattutto quando gli articoli sono ben strutturati ed esaustivi come questo – cose che possono aiutarli a capire meglio dove veramente si fanno i giochi. Es. caro benzina.

  6. Alessandro

    Rettifico un pò..ho appena letto il pezzo sul caro benzina…azz, preso in pieno.
    Il mio antiamericanismo è noto com’è noto che Prodi va in bicicletta senza sella. Ma non è una malattia, guarirò.
    E’ chiaro poi che quando dico “mi spiace che i lettori di giornalettismo siano un pò distratti sulle questioni mediorientali” lo faccio per tirare acqua al mio mulino.

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