Quello che la Gelmini non dice

13/09/2010 - Scuola: come diventare un precario (e vivere infelice). Tra regolarizzazioni impossibili e riforme che si dimenticano di riformare L’inizio del nuovo anno scolastico è caratterizzato, come al solito, da roventi polemiche. Il fronte più caldo, manco a dirlo, è quello

     
 

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Scuola: come diventare un precario (e vivere infelice). Tra regolarizzazioni impossibili e riforme che si dimenticano di riformare

L’inizio del nuovo anno scolastico è caratterizzato, come al solito, da roventi polemiche. Il fronte più caldo, manco a dirlo, è quello dei precari. La “riforma” della ministro Maria Stella Gelmini, fatta soprattutto di taglio delle classi e blocco del turn over – non si sostituiscono gli insegnanti di ruolo che vanno in pensione con nuovi insegnanti di ruolo – scatena le polemiche. Le classi dell’anno scolastico 2009/2010 saranno 366.923, quasi quattromila meno dell’anno prima, mentre gli alunni saranno 7.825.276, oltre 20 mila in più. Con un consistente aumento degli alunni per classe e molti casi dove si sforano i 25 alunni per classe, numero massimo consentito da un decreto ministeriale del 26 agosto 1992.

L’ESERCITO DEI PRECARI – Lasciamo da parte per un momento se questa sia o meno la strada giusta per riformare la scuola, e concentriamoci sul problema dei “precari”. Sono effettivamente moltissimi. Secondo “La scuola statale: sintesi dei dati – Anno scolastico 2009-2010” gli insegnanti a tempo indeterminato nella scuola pubblica sono complessivamente 678.369. Quelli a tempo determinato (annuale o fino al termine delle attività didattiche), sono 116.973, a cui vanno aggiunti anche altri 21.235 e 42.076 impiegati a spezzoni, per un totale di oltre 180 mila “precari”. Che presentano situazioni non del tutto identiche. Quelli con il contratto annuale sono pagati dal 1 settembre al 31 agosto. Gli altri, la stragrande maggioranza degli insegnanti non in ruolo, vengono pagati fino al termine delle attività scolastiche, fino al 30 giugno.

COME SI DIVENTA UN PRECARIO – Ma perché si “diventa” precari? Gente che resta in attesa di un contratto a tempo indeterminato per anni? Le spiegazioni potrebbero essere molte. Una “vocazione” all’insegnamento che ti spinge ad accettare l’umiliazione di non sapere mai se riuscirai ad avere un posto “fisso”. La mancanza di alternative credibili, specie in molte regioni del mezzogiorno, che ti fa dire “meglio questo che niente, e poi se mi sistemo definitivamente, tanto meglio”. Probabile che questa sia una parte della spiegazione. Ma la questione dei precari ovvero la “regolarizzazione” e “stabilizzazione” del corpo docente è una faccenda seria, che ha origini lontane nel tempo e che dipendono soprattutto da tre questioni: il meccanismo con cui si diventa professori di “ruolo”, stabili e a tempo indeterminato; la carenza di risorse finanziarie per la scuola; la selezione “a monte” dei potenziali insegnanti.

UN GIRONE INFERNALE – Per molto tempo i precari sono stati un formidabile “esercito industriale di riserva” per la politica. Una massa di persone potenzialmente ricattabili, perché da “regolarizzare”. Specie in prossimità delle elezioni, fanno comodo. Ma sono stati anche una valvola di sfogo per la disoccupazione intellettuale, soprattutto femminile e soprattutto nel mezzogiorno. Sono stati, soprattutto, un “polmone” di persone in “riserva”: carne da sfruttare per coprire i “buchi” organizzativi del sistema scolastico italiano, buoni per rimandare all’infinito una vera politica del reclutamento e della mobilità del corpo docente. Un sistema in cui forse alcuni precari hanno anche trovato un “tornaconto”. Ma che ha avuto come vittime prima la stragrande maggioranza degli stessi precari, che sopportavano il girone infernale di supplenze, incarichi, esami di abilitazione con l’obiettivo di arrivare prima o poi alla sospirata “cattedra”. E che ha soprattutto tra le vittime i ragazzi, gli studenti, e la qualità della formazione e dell’istruzione italiana.

MOLTI PROBLEMI, NESSUNA SOLUZIONE – Dietro le proteste degli insegnanti precari ci sono problemi diversi. Il primo è quello dei precari che hanno già fatto l’esame di abilitazione – indispensabile per iscriversi nelle graduatorie per accedere alla cattedra. Abilitazione conseguita o all’interno dei vecchi concorsi oppure tramite le scuole di specializzazione universitarie (Sis). Finalizzate sia alle immissioni in ruolo (il “posto fisso”) oltre che al conferimento di incarichi temporanei annuali. Ovviamente, si entra mano a mano che si creano i fabbisogni. Che sono originati sia dal numero dei posti delle dotazioni organiche, ovvero le cattedre necessarie in base al numero di classi formate, sia dal collocamento a riposo (pensione) dei “vecchi” docenti. Questo tipo di precario è diventato così ampio in primo luogo perché i concorsi per l’abilitazione sono stati programmati non in base agli effettivi fabbisogni futuri del sistema scolastico ma per ragioni di “gestione del consenso”. In secondo luogo, perché i posti di insegnamento sono stati ricoperti da personale di ruolo in misura del tutto insufficiente: si è preferito dare incarichi temporanei, spesso pagati solo per la durata delle attività didattiche, fino a giugno. Per risparmiare. Problema acuito dall’”autonomia scolastica”. Con il risultato che il numero dei precari è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, mentre aumentavano contemporaneamente le cattedre scoperte, gli incarichi annuali rinnovati di anno in anno – ma spesso cambiando scuola e classi, creando quindi una discontinuità formativa che è stata scaricata sugli studenti – o peggio con le supplenze. Il blocco dei pensionamenti e il taglio delle classi (quindi delle cattedre) imposto dalla Gelmini è stato la ciliegina sulla torta.

     
 

4 Commenti

  1. guzman scrive:

    e allora perché parlare di riforma!
    Non si ha il coraggio di ammettere che è soltanto un conto fatto dal ragionier tremonti semplice semplice sulle spalle di migliaia di insegnanti e di migliaia di studenti.
    La prossima vittima di queste bestie sarà l’università.
    Con buona pace degli “intellettuali” italiani latitanti da anni che lasciano morire il futuro di questo paese.

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