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Giuseppe Sculli, il padre e la ‘ndrangheta

Francesco Sculli, padre del calciatore del Pescara Giuseppe Sculli e capo dell’ufficio tecnico del comune di Bruzzano Zeffirio, è stato arrestato questa mattina durante l’operazione “Metropolis”,  contro la ‘Ndrangheta a Reggio Calabria. In manette anche altre 19 persone: misure emesse dalla Dda su persone legate alle cosche Morabito ed Aquino, che operano nella fascia jonica reggina. Risulta irreperibile l’imprenditore Bruno Verdiglione. Oltre agli arresti, c’è stato anche un maxi sequestro di beni (mobili, immobili, società commerciali e villaggi turistici), per un valore pari a circa 450 milioni di euro. Secondo la procura, denaro che deriva dall’attività criminale delle cosche Morabito e Aquino.

L’OPERAZIONE – Francesco Sculli è imparentato con il boss di Africo Nuovo, Giuseppe Morabito, detto “U Tiradrittu”. In manette, oltre al padre del calciatore Sculli, sono finiti boss ed imprenditori italiani e spagnoli. Compreso Rocco Morabito, figlio di “U Tiradrittu”, e Rocco Aquino, nonché imprenditori reggini, campani e spagnoli. C’è anche un uomo legato all’Ira (Irish Republican Army) Irlandese, al quale sono stati contestati diversi reati, come l’associazione mafiosa, l’intestazione fittizia di beni e il reimpiego di capitali illegali. Insieme all’operazione Metropolisi, sono state portate avanti anche una sessantina di perquisizioni tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio. Ma anche in Inghilterra e Spagna.

LA VICENDA – Ogni struttura costruita passava dalle mani delle cosche. Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, tutti i residence turistici realizzati sulla costa jonica calabrese, tra Brancaleone e Roccella Jonica, erano infatti costruiti attraverso il denaro della ‘ndrangheta, prima che la stessa li rivendesse ad impreditori spagnoli e inglesi. Il Gip Massimo Minniti ha poi accolto la richiesta dei pm di bloccare preventivamente 12 società e 17 villaggi turistici.  Secondo gli inquirenti, era stata messa in piedi un “una complessa rete di società italiane ed estere”: si spiega come, attraverso l’intimidazione, i boss si erano garantiti “la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali”. Sfruttando aziende sotto controllo e “amiche”, i boss riuscivano a realizzare i villaggi nella costa balneare reggina, anche in aree vincolate, grazie all’intermediazione di funzionari comunali complici. Poi, attraverso la vendita, la ‘ndrangheta riusciva ad ottenere “denaro ripulito”. L’operazione Metropolis, secondo quanto ha spiegato il procuratore aggiunto Nicola Gratteri è un’operazione storica, la più importante in tema di riciclaggio dell’ultimo decennio. E che dimostra il tentativo della malavita di riciclare denaro sporco nelle diverse province calabresi.

SCULLI E IL PASSATO SCOMODO – Tra gli arrestati emerge il nome del padre di Giuseppe Sculli, il calciatore già in passato al centro delle polemiche e di problemi giudiziari. Sculli ha un  passato ”scomodo” legato al nonno, Giuseppe Morabito, il Tiradritto, finito in tante inchieste sui clan della ‘ndrangheta. Un rapporto sempre rivendicato dal calciatore: “Vergognarmi? Io vado a testa alta, per me mio nonno non ha fatto nulla di male”, spiegò una volta. Addirittura, durante la latitanza di Tiradritto, gli investigatori si dice girassero per gli stadi  nella speranza di trovarlo mentre guardava la partita del nipote. Oltre alle parentele scomode, nel 2006, ebbe otto mesi di squalifica con l’accusa di aver truccato assieme ad alcuni compagni del Crotone una gara con il Messina. Poi il coinvolgimento nella vicenda calcioscommesse: nel maggio dello scorso anno il gip Guido Salvini non ha accolto la richiesta del pm Roberto Di Martino di arrestare Sculli il quale sarebbe stato uno dei promotori della combine tra Lazio e Genoa del 2011. Poi la Procura di Cremona ha richiesto una proroga di sei mesi, in un caso in cui è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.