Quell’insostenibile silenzio di Tremonti

9 settembre 2010

“Sono nel governo Berlusconi convinto di continuare questa attività. E per me è ragione di orgoglio. Abbiamo l’idea di andare avanti. Se poi non si può…ma io sono nel governo”. Alla fine, la tanto attesa dichiarazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti sulla crisi che sta investendo il suo partito, è arrivata. Una smentita alle indiscrezioni che lo davano contrario alla linea scelta dal premier e iscritto perciò al partito del voto dei suoi amici leghisti.

In tanti per la verità avevano cominciato a sospettare di lui per quella sua posizione un po’ troppo neutrale, rispetto alle bordate che si scambiavano pidiellini e finiani e con la maggior parte dei suoi colleghi dell’ Esecutivo che facevano quadrato attorno al capo del Governo. Quel suo programma in otto punti, alternativo a quello del Premier presentato al Meeting di Cl, la sua assenza alla parata di Gheddafi, le espressioni di stima da parte di molti esponenti politici, non ultime quelle del segretario del Pd Bersani che si dichiarava possibilista su un eventuale escutivo di larghe intese guidato dal ministro, insomma tutto portava a pensare che fosse proprio Giulio Tremonti l’alleato più temuto da Silvio Berlusconi.

Il colpo definitivo lo ha assestato l’Economist  oggi: “La guida del Sig. Berlusconi è stata atroce per l’economia italiana, che è riuscita a malapena a crescere. Viceversa, la gestione dei conti pubblici dall’attuale ministro del bilancio, Giulio Tremonti, è stata giudiziosa”. E Giulio, costretto probabilmente a mettere le carte in tavola, non si è potuto più sottrarre. E’ nel governo, cari signori e signore che auspicate un esecutivo della salute. Se poi non si può…

Un commento a Quell’insostenibile silenzio di Tremonti

  1. Vanessa Giuliano

    QUELL’INSOSTENIBILE SILENZIO DI TREMONTI

    Sono uno dei ventimila italiani che nel 1970 furono cacciati dalla Libia colpevoli di essere italiani, in violazione
    della risoluzione ONU 388, del trattato Italo-Libico del 1956 e della legge di ratifica 843/57.
    Lo stato Italiano che doveva tutelarci e far rispettare gli accordi ci chiese di avere pazienza perchè i giusti
    risarcimenti dovevano attendere gli accordi internazionali ed intanto i profughi della Libia morivano disillusi e trattati da stranieri nella
    propria patria.
    Nel 2008 il tanto atteso accordo internazionale e la delusione per non esserne stati inclusi, vanificando trentotto anni d’attesa senza nemmeno
    l’ombra delle scuse per come fummo trattati.
    Anche le promesse inserite nella legge di ratifica n. 7 del 6 febbraio 2009, (Gazz. Uff., 18 febbraio, n. 40), dove, all’art. 4, si parla degli indennizzi spettanti a noi profughi. restano ad oggi solo promesse non mantenute, di un indennizzo che forse arriverà a qualche percento del valore dei beni confiscati illegalmente nel 1970.
    SONO DUE ANNI CHE MANCA SOLO UNA FIRMA PER DARE IL VIA ALL’ITER, QUELLA DI GIULIO TREMONTI.
    Da cittadini italiani rispettiamo leggi che il parlamento promulga e il capo dello Stato ratifica ma con profonda amarezza vediamo che lo Stato può impunemente ignorarle perché nessuno le fa rispettare nell’indifferenza dei mezzi d’informazione e delle istituzioni.

    Vanessa Giuliano

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>