Fatah/Hamas: o si trova un accordo o…

21/10/2008 - I PALESTINESI SONO CON FATAH (FORSE) – Altro tema scottante è la riorganizzazione delle forze di sicurezza palestinesi e il rinnovamento dell’OLP. Superata la fase delle contrattazioni bilaterali, l’Egitto si occuperebbe di pianificare e gestire una serie di incontri “esclusivi” con

     
 

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I PALESTINESI SONO CON FATAH (FORSE) – Altro tema scottante è la riorganizzazione delle forze di sicurezza palestinesi e il rinnovamento dell’OLP. Superata la fase delle contrattazioni bilaterali, l’Egitto si occuperebbe di pianificare e gestire una serie di incontri “esclusivi” con le dirigenze di entrambe le fazioni che servirebbero ad appianare eventuali divergenze nate dall’incontro del 9 novembre. Dall’ufficio di Suleiman fanno sapere che non è da escludere inoltre che all’incontro si parli anche del caso del caporale dell’esercito israeliano Shalit, rapito nel 2006 da miliziani vicini ad Hamas. Intanto a scanso d’equivoci inizia già la campagna elettorale e in Palestina sembra tornare in auge il nome di Abu Mazen. O meglio, da un sondaggio telefonico svolto dall’Istituto “Near East Consulting” di Ramallah ( e quindi probabilmente più vicino a Fatah), il 63 per cento dei palestinesi è favorevole al prolungamento dell’incarico e il 53 per cento preferisce al potere Abu Mazen e Fatah e solo un 12 per cento si schiera con Hamas. C’è da ricordare che nel 2006 tutti i sondaggi davano Fatah favorita e Hamas ha poi ottenuto la maggioranza assoluta in parlamento. Ad oggi l’unico informe “stato palestinese” è paradossalmente la Striscia di Gaza. Ha una contiguità territoriale e una completa sovranità interna. “Stato” che è asfissiato dall’embargo israeliano e dove disoccupazione al 73%, povertà, inaccessibilità alle risorse, razionamento dell’acqua, mancanza di carburante, rendono la vita degli abitanti un girone infernale.

L’ULTIMA OCCASIONE? – “Stato” che sopravvive grazie al sistema di tunnel sotterranei che lo collega all’Egitto, un vero e proprio impianto di infrastrutture segrete nato per aggirare il blocco israeliano e portare nella Striscia beni di prima necessità. Secondo le autorità israeliane, la funzione primaria di questo sistema è quella di introdurre armi che arrivano ad Hamas per portare avanti la guerra santa contro lo stato ebraico. Il complesso di gallerie è diventato così imponente che il mese scorso le autorità di Hamas hanno addirittura introdotto normative che regolano il commercio con l’Egitto. Mentre Gaza è schiacciata dell’esterno, la Cisgiordania è ormai ridotta ad un colabrodo territoriale a causa delle colonie. L’impossibilità di collegamento e le distanze politiche quasi insormontabili fanno pensare che la faida Hamas/Fatah veda un unico vincitore: Israele. Non c’è molta fiducia per l’incontro del 9 novembre, ma forse può essere l’ultima occasione per risalire la china e impedire l’avvento di un Chaos probabilmente incontrovertibile. Lo sanno bene quelli di Hamas. Lo sanno bene quelli di Fatah. Urge quindi una soluzione che può arrivare soltanto attraverso una mediazione e un’intesa: che sia guerra fredda o pace calda non importa. Che non sia mai guerra civile.

Foto di theatrum belli, Wikipedia e velvetart.

     
 

2 Commenti

  1. Nathan Never scrive:

    Ottimo articolo,
    aggiungerei solo che tutti questi contrasti sono appannaggio delle leadership politiche palestinesi, e cadono sulla testa di una popolazione gia’ stremata da anni da anni di occupazione militare israeliane e ultimamente anche dall’embargo imposto dalla comunita’ occidentale.
    Nat

  2. Alessandro Bernardini scrive:

    Concordo pienamente. Chissà chi alla fine raccoglierà i frutti di questo potenziale disastro? Io un’idea ce l’avrei…In caso negativo: trafficanti d’armi, il nuovo governo israeliano, i “democratici” d’ogni sorta che vedono negli arabi il male oscuro del pianeta. Chi pagherebbe? La società civile palestinese, quella israeliana contro l’occupazione e tutti quell* che credono nella legittimità dell’autodeterminazione del popolo palestinese. E in caso positivo?

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