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La leggenda del Belgio senza governo

Non è esatto dire che il Belgio è rimasto per questi due anni “senza governo” ed è quindi sbagliato attribuire all’assenza di un governo gli effetti, anche positivi, della particolare situazione che si è verificata nella piccola monarchia europea.

LE PARTICOLARITA’ – Il Belgio infatti è un regno, una monarchia costituzionale nella quale spetta al re conferire l’incarico di governo ai vincitori delle elezioni e questa è una differenza fondamentale con i paesi repubblicani, che in una contingenza simile si sarebbero potuti trovare anche l’elezione del presidente della repubblica nel bel mezzo della crisi istituzionale che ha paralizzato il meccanismo destinato a regolare l’avvicendamento dei governi dopo le elezioni. A complicare le cose c’è che la rivalità tra le due culture ha portato allo sdoppiamento dei partiti, al Partito Socialista fiammingo si contrappone il Partito Socialista vallone; ai Cristiani e Democratici fiamminghi il Centro Umanista vallone; ai Democratici e Liberali fiamminghi il Movimento Riformatore vallone; ai Verdi fiamminghi gli Ecologisti valloni. Un po’ come in Italia, ma diviso ulteriormente in due, nemmeno re Alberto II è re “del Belgio”, ma “dei Belgi”, tanto è forte il rifiuto di un’unica identità nazionale.

LE DUE META’ – Il Belgio è quindi di fatto una federazione tra la regione delle Fiandre dove si parla olandese e fiammingo e quella francese del paese, che per parte loro godono già di una spiccata autonomia amministrativa, che non basta mai a saziare l’appetito di quanti vorrebbero semplicemente separare le due regioni e farne due paesi distinti, opzione  sgradita alla monarchia e anche a buona parte dei belgi, ma che assicura una buona capacità d’autogoverno ai livelli inferiori a quello statale, la crisi del quale va loro a beneficio

LA CRISI – Proprio seguendo la frattura tra valloni e francofoni è giunta la crisi che dall’aprile del 2010 al dicembre del 2011 ha lasciato il paese “senza governo. La crisi parte anche da più lontano perché è il 25 novembre del 2009 che Yves Leterme assume il mandato al termine di un balletto davvero originale. Nominato primo ministro il 20 marzo 2008 e dimesso qualche mese più tardi, ha poi fatto il ministro degli Esteri del suo successore  Herman Van Rompuy, che gli ripassa il testimone il 25 novembre 2009 per qualche altro mese, fino alle nuove dimissioni, il 22 aprile del 2010.

L’INIZIO DELLA TRANSIZIONE – A quel punto il re accetta le sue dimissioni “sospese”, riservandosi cioè di onorarle non appena si siano tenute le elezioni e si sia formato il governo successivo. Leterme resta cioè in carica “per gli affari correnti”, come accade quasi sempre nei periodi di transizione nelle democrazie parlamentari durante il tempo necessario a sbrigare le formalità di rito. Un periodo che di solito non supera qualche mese, ma che nel caso del Belgio ha visto interrotta la normale dinamica istituzionale dalla situazione di stallo emersa dalle elezioni.