Negli ultimi anni è sempre costato meno della benzina, soprattutto per motivi fiscali (per via delle minori accise): le ottime prestazioni dei nuovi motori diesel ad iniezione diretta, e i bassi consumi di carburante, hanno provocato negli ultimi anni un successo strepitoso delle automobili a gasolio, che hanno superato il 50% delle vendite del nuovo.
Un ipotetico acquirente di automobili col pallino dell’economia e della
politica avrebbe potuto dire: economicamente, il vantaggio di prezzo del gasolio sparirà man mano che aumenta la domanda, salvo economie di scala; politicamente, però, il gasolio è usato da un forte gruppo politico, gli autotrasportatori, e ciò rende improbabile un ampio aumento del suo prezzo. Economicamente era ragionevole aspettarsi il pareggio, e politicamente era ragionevole aspettarsi il mantenimento dello status quo, ma entrambe i ragionamenti sono errati. Come accade sempre, quando la politica si intromette nell’economia, le ragioni del potere dei gruppi di pressione sopravanzano le ragioni della razionalità economica, dell’efficienza e del benessere generale. Si parla di tagliare le accise solo per gli autotrasportatori. Non è la prima volta che si sente questa idea: probabilmente ci aveva già pensato qualche governo passato. L’errore del ragionamento politico era presupporre che la legge sia uguale per tutti, e non soltanto il frutto della volontà arbitraria del potente di turno. Chissà se l’idea passerà… di certo l’automobilista verrebbe, come si suol dire, cornuto e mazziato.
SULL’INNALZAMENTO DEL PREZZO - Si parla molto dell’elevato prezzo del petrolio: negli USA il superamento della soglia del dollaro al litro è considerata una tragedia sociale (pochi anni fa era un quarto). Decine sono le possibili cause: l’aumento scriteriato dell’offerta di moneta, sia in dollari che in euro; l’aumento della domanda in Estremo Oriente; la speculazione, di cui si parla sempre ma non si capisce mai cosa sia; qualche improbabile cospirazione dei Paesi Arabi; l’inefficienza del neo-statalizzato mercato petrolifero russo; la demenza delle politiche di Chavez. Più in sordina, si legge che ci sono problemi nelle raffinerie, insufficienti, e che pare facciano gli straordinari, in condizione di costi crescenti; inoltre gli investimenti in pozzi petroliferi sono specifici e durevoli, e quindi a rischio, data la situazione economica e politica incerta e instabile. Decine di spiegazioni, tutte o quasi plausibili: l’eccesso di moneta, la carenza di petrolio, la deficienza di investimenti. In più, in Italia, le elevate accise, la doppia tassazione IVA (anche sulle accise) e l’inefficienza della distribuzione al dettaglio, tutti problemi che si risolvono con meno tasse e più libero mercato.
IL PROSSIMO LIBRO DI TREMONTI - Di certo la situazione non si presta ad una spiegazione semplice. Tranne che per Tremonti: se i prezzi del petrolio aumentano, sono le compagnie petrolifere che ci guadagnano. Pazienza se per loro il petrolio è un costo e non un ricavo, e, quindi, salvo proprietà di pozzi, probabilmente ci perdono. Tremonti è un politico, e quindi sa come sfruttare i peggiori istinti e i peggiori difetti della specie umana per il suo tornaconto: l’ignoranza e l’invidia (sarebbe stato il titolo corretto per la sua ultima fatica editoriale). Il capro espiatorio è stato individuato: l’elettore può tornare a casa contento con l’illusione di capirci qualcosa, e che qualcuno penserà ai suoi interessi.



























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Il petrolio, il gasolio e le furberie della politica: ecco perché costa di più…
Negli ultimi anni il gasolio è sempre costato meno della benzina, soprattutto per motivi fiscali (per via delle minori accise): le ottime prestazioni dei nuovi motori diesel ad iniezione diretta, e i bassi consumi di carburante, hanno provocato negli …
Il petrolio, il gasolio e le furberie della politica: ecco perché costa di più…
egli ultimi anni è sempre costato meno della benzina, soprattutto per motivi fiscali (per via delle minori accise): le ottime prestazioni dei nuovi motori diesel ad iniezione diretta, e i bassi consumi di carburante, hanno provocato negli ultimi anni …
verissimo
“tutti problemi che si risolvono con meno tasse e più libero mercato.”
voglio vederlo il mercato a scavare pozzi e produrre petrolio se non c’è.
Il mercato produce disastri come in USA, dove il prezzo più che doppio dei carburanti ha messo in ginocchio la nazione.
In Italia la tassazione tramite accise (quindi fisse e non in percentuale) ci salva un po, ma rischia anche di non farci percepire a sufficienza la gravità della cosa… ma il problema è grave e va affrontato politicamente prima di tutto… e certamente non abbassando le accise
Per quanto riguarda il gasolio, negli Usa ne producono piu’ di quanto gliene serva, da noi invece se ne produce di meno (nonostante si produca piu’ gasolio che benzina in Europa e viceversa negli Usa), quindi lo importiamo dagli Usa, le nostre raffinerie non producono abbastanza gasolio da soddisfare la domanda, e con l’aumento del prezzo del petrolio, anche il trasporto del gasolio statunitense in Europa costa di piu’. Il tutto accompagnato da una crescita della domanda di gasolio spinta dall’illusione che il costo restasse in eterno piu’ basso rispetto alla benzina.
Lato comico che ci regala Carlo Rienzi presidente Codacons: “Numerosi automobilisti negli ultimi mesi sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio, spesso persuasi dal risparmio sulla spesa per il carburante che tale tipologia di motore consentiva, visto il prezzo inferiore del diesel rispetto la benzina verde [...] Un risparmio che, come attestano i dati odierni, è stato del tutto annullato. I nostri avvocati stanno quindi studiando la possibilità di intentare una class action contro le case produttrici di automobili e i rivenditori, in favore di quei cittadini che sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio proprio puntando sul fattore risparmio di carburante e che quindi potrebbero aver subito un danno economico non indifferente”.
Daniele.
Sono le raffinerie che non sono sufficienti, non il petrolio che manca. L’US AirForce sta già sperimentando carburanti sintetici per propulsione ultrasonica (bombardiere B1, test credo riuscito) usando tecnologie di origine civile usate in SudAfrica. Poche raffinerie = pochi investimenti: è un problema economico, e solo il mercato può risolverlo. Poi chiaramente se si rischia l’esproprio o la nazionalizzazione, magari in Russia o Venezuela, ovviamente non si fanno… ma non è il mercato il problema.
Per quanto riguarda il prezzo del petrolio, con la benzina che negli USA ha superato la soglia dei 0.60€/l (che tragedia sociale! Il 60% in meno rispetto a noi!), bisogna chiedersi: perchè aumenta tanto? Non sarà mica anche per l’enorme massa di dollari in circolazione? E chi la decide, il mercato o lo Stato (Mr Bernanke)?
Affrontare il problema politicamente non significa quasi mai nulla: significa in genere causarlo e poi mantenerlo e peggiorarlo. Hai qualche proposta migliore di fermare l’inflazione e non disincentivare gli investimenti?
LKW: Non ci si crede. A guardare Zelig si ride di meno.
@ daniele: petrolio ce n’e’ ancora, il prezzo ora aumenta non perche’ sta’ finendo ma per altre tre ragioni: dollaro, domanda, costi. Poi quando tra una quarantina d’anni sara’ pure in via di esaurimento spero che per allora si siano trovate fonti energetiche diverse.
Non e’ il petrolio ad aver creato problemi negli Usa, e comunque non e’ che sia tanto libero il mercato dell’energia, per cui chiedere piu’ liberta’ nel mercato dei carburanti non mi sembra che sia in contrasto con i problemi che tu imputi a un mercato chiuso.
qualcuno un giorno parlerà di come funzionano le assoconsumatori, quel che fanno nella vita, come lavorano e in che modo portano avanti le loro battaglie. E parlerà anche del perché.
(e quel qualcuno si troverà in un fondale marino con un sasso al collo)
@Libertyfirst: Si, ogni tanto a queste associazioni vengono idee surreali.
Ciao Pietro, benvenuto. E’ un vero piacere.
“In Italia la tassazione tramite accise (quindi fisse e non in percentuale) ci salva un po”.
Daniele, l’IVA.
LF su Giornalettismo.com…
Oggi è uscito il primo articolo per Giornalettismo. Con un po’ di buona volontà finalmente ogni tanto mi occuperò di problemi concreti anzichè di pippe mentali. Per le pippe mentali c’è sempre questo blog, ovviament…
@libertyfirst
Il petrolio non manca? beh si, almeno è quello che vogliono farci credere, peccato che stiamo finendo i pozzi aperti e di nuovi ce ne sono sempre meno, che voglia dire qualcosa?
I carburanti alternativi? beh si… esiste anche l’etanolo, peccato che per produrlo riduciamo alla fame parte del mondo che non ha più da mangiare perché conviene di più produrre etanolo.
Il mercato risolve le cose così: se c’è più domanda e meno offerta il prezzo sale… salendo il prezzo diventa più conveniente fare investimenti in quel settore.
Ora se con il prezzo così alto nessuno investe cosa vuol dire secondo te? che bisogna aspettare ancora un po o che i petrolieri sanno che non ne vale la pena perché la produzione non aumenterà ma semmai diminuirà e non ci sarà più da raffinare?
Il mercato funziona così: prima si fa concorrenza e abbassa i prezzi, quando poi la materia prima scarseggia i prezzi vanno alle stelle.
Poco male se si parla delle scarpe di Gucci ma quando si parla di qualcosa sulla quale si fonda l’intera economia mondiale, con poche prospettive di sostituzione a breve termine potrebbe essere un bel casino.
Se il mercato fosse sufficiente da solo a risolvere le questioni non si capisce a cosa serva lo stato e la politica, potremmo vivere in perfetta anarchia.
Meglio, il mercato è in grado di risolvere tutte le questioni… alla stessa maniera della legge della jungla: il più forte vince.
La politica riesce solo a produrre casini per un solo motivo: la classe politica ha smesso di far politica 50-60 anni fa e da allora si è trasformata in imprenditrice di se stessa e dei suoi amici.
La politica è un’altra cosa però, è agire a correzione delle leggi del mercato e del più forte per gestire i suoi scompensi per cercare di ridurre al massimo gli eventi che scuotono troppo violentemente il sistema.
La politica serve a dare una risposta alle persone che hanno delle richieste, che non potrebbero trovare altra soluzione se non in una rivoluzione o in una guerra ecc.
Se questo è il mondo nel quale sperate liberi di farlo… basta averne coscienza.
La mia proposta l’ho detta: risparmio energetico, eliminare gli sprechi o altrimenti disincentivarli aumentando le accise specie in alcuni casi (il trasporto privato, l’eccessivo uso del riscaldamento o condizionamento, l’eccessiva illuminazione di centri commerciali e città ecc.).
La risposta però non può passare da una crescita del PIL, se questa non è sostenibile, se non si vuol passare attraverso un CRACK ed un crollo finale.
@calvin
conosco l’Iva… vorresti eliminarla?
Se vuoi possiamo eliminare sia l’Iva che le accise… quanto pensi potrai continuare a sognare di avere petrolio per altri 40 anni se oltretutto (visto che costa poco) ne consumi di più?
Ma soprattutto… qual’è il problema che vogliamo risolvere, quello piccolo dei prossimi 5 mesi o quello enorme dei prossimi 5 anni? perché le due risposte potrebbero non essere compatibili.
daniele l’IVA e’ un’imposta percentuale non fissa. cresce linearmente col prezzo del carburante, e la paghi anche sulle accise (anche se non capisco come possa essere legale). quindi direi che il tuo discorso sull’effetto delle accise non tiene, soprattutto perche’ le accise sono fisse ma possono essere aumentate in qualunque momento dal governo (che lo ha fatto piu’ volte negli ultimi anni). saluti.
La risposta però non può passare da una crescita del PIL.
A dire il vero è dall’invenzione del telaio a vapore che la “risposta” passa per un aumento del PIL. Per esempio nella silicon valley il “mercato” sta muovendo ingenti risorse verso le tecnologie “ecologiche”.
@calvin
non ti capisco…
accise = imposte fisse
IVA = imposta variabile in percentuale
Dov’è che il discorso non torna.
Le accise sono molto alte e incidono (o meglio incidevano) in maniera molto sostanziale sul prezzo dei carburanti.
Ora:
se ci fossero state solo tasse in percentuale in questi anni ci sarebbe stato come negli usa un aumento di quasi il 200%, ma visto che ci sono le accise in Italia il prezzo della benzina è aumentato del 30-35%
capirai che per un’economia un aumento del 200% è un po più critico che un aumento del 35%… se noi siamo in crisi per il 35% figuriamoci chi ha avuto aumenti del 200%.
Certo che a loro costa sempre molto meno che a noi… ma un’economia raggiunge degli equilibri (prezzi, occupazioni, attivitò ecc.) che vengono sconvolti da aumenti così consistenti, e in Italia (in europa anche) questi equilibri si sono creati diversi (auto più parsimoniose, meno occupati in alcuni settori ecc.) ed è chiaro che variazioni del 35% possono essere assorbite con meno traumi.
chiaro il concetto?
MA SE LA MATEMATICA NON E’ UN OPINIONE:
UN BARILE DI PETROLIO USD.130
1 EURO= 1,60 USD
1 BARILE IMPORTATO E PAGATO IN EURO = 80 EURO!!!!!
LA MAFIA DEI PETROLIERI ITALIANI NON HA EGUALI!!!!!
IL GASOLIO NECESSITA MENO RAFFINAZIONE!!!!
MA VISTO CHE I PECORONI ITALIANI HANNO ACQUISTATO PIU’ AUTO DIESEL, LOGICO AUMENTARE IL PRODOTTO CHE FA GUADAGNARE DI PIU’, MICA SO’ SCEMI I PETROLIERI!!!!
QUANDO ACQUISTERANNO PIU’ AUTO A METANO, FARANNO LA STESSA COSA!!!!
IN SVIZZERA NE’ PETROLIO, NE’ EURO……1 LT. = 1 EURO!!!!
GIACIMENTI CONSIDEREVOLI OLTRE CHE IN BASILICATA ANCHE IN ABRUZZO……..MA GUAI AD AUMENTARE LA PRODUZIONE….SIETE PAZZI!!!! CI PERDEREBBERO UN CASINO I NS. PETROLIERI!!!!
AVEVANO SCOPERTO UN MOTORE AD ACQUA O ARIA……
L’INVENTORE, ITALIANO, SPARITO NEL NULLA!!!!
POVERI NOI!!!
Si’ grazie, adesso è piu’ chiaro. Pero’ continui a considerare le accise come un valore fisso, mentre invece dal 2000 in poi sono aumentate eccome (anche perchè altrimenti in presenza di inflazione con accise nominali fisse il gettito reale diminuirebbe, credo si chiami effetto Tanzi-Oliveira).
Per capire l’andamento del prezzo del gasolio nelle pompe, basta guardare l’aumento nella diffusione delle auto diesel negli ultimi anni, che (sarà un caso?) coincide con due eventi quasi contemporanei: l’introduzione del common rail Fiat (che fece la scelta geniale di non brevettare il sistema, in modo da farselo copiare da tutti) e l’abolizione del superbollo sulle auto diesel (che aveva il non così assurdo fine di spingere all’acquisto di auto diesel-all’epoca molto più inquinanti- solo chi faceva moltissimi km, ed evitare una impennata dei prezzi del carburante per gli autotrasportatori, cosa anch’essa necessaria data l’incapacità di costruire ferrovie pubbliche).
PS: il National Geographic mi insegna (saranno fonti attendibili, i documentari di NG?) che dalla raffinazione di una certa quantità di petrolio si ottengono due parti di benzina per ogni parte di gasolio. Ergo, rebus sic stantibus, il prezzo del gasolio dovrebbe continuare a salire.
PPS: le accise sulla benzina sarebbero le ultime imposte che io andrei a tagliare.
PPPS: un test di cointegrazione tra prezzo del petrolio e M3 americano dice molte cose sull’andamento dei prezzi.
PPPPS: caro Daniele, se le imprese non aumentano gli investimenti a seguito dei maggiori prezzi perché ritengono il mercato ormai esaurito, la soluzione è socialmente ottima: sarebbe molto peggio se investissero e tenessero i prezzi bassi spingendo ulteriormente a ricorrere a questa fonte energetica, che tu dici destinata ad esaurirsi di qui a poco. Si avrebbe una accelerazione verso la fine, senza che un sostituto venga preparato. I prezzi alti segnalano che quella risorsa sta per mancare, e sono il miglior incentivo a trovare fonti alternative che possono rimpiazzare il petrolio fornendo energia a prezzi più bassi.
@calvin e il PIL
certo che è da tantissimo che si passa attraverso l’aumento del PIL… anche se nel frattempo ci sono state un po di epidemie, guerre e crisi economiche che hanno via via ridimensionato la cosa, quindi la regola è valida fino ad un certo punto.
Esiste il concetto di sostenibilità… quando la crescita non è sostenibile, essa si spinge oltre fino a quando non c’è una forte crisi ed un crollo, in grado di ridimensionare naturalmente quello che si è scelto di non fare volontariamente.
L’economia globale che prevede che un pesce venga pescato in argentina, per poi essere congelato in Thailandia ed essere venduto in Italia, può avere un senso economicamente parlando (quando l’economia è dettata dalla moneta) ma di certo non ha alcun senso energeticamente ed ambientalmente parlando… il problema nasce quando un aspetto legato alla realtà (fonti energetiche, materie prime, ambiente, cibo ecc.) va in crisi… allora tutta l’infrastruttura teorica creata sulla moneta crolla e perde ogni valore e se vuoi quello che ho (petrolio ad esempio) devi darmi qualcosa che non ho (cibo ad esempio) perché la carta di una moneta ha valore solo se ha un corrispettivo nella realtà (capiacità produttiva ecc.)
Se di petrolio comincia ad essercene poco si incomincia a fare i conti con la realtà e se hai stampato troppi dollari il prezzo aumenta.. ma questo è comunque un aspetto del problema, perché il petrolio aumenta anche nei confronti dell’euro, anche se per adesso noi possiamo godere di una maggiore affidabilità sul valore reale della moneta.
Già, perché checché se ne creda il nostro pianeta non ha disponibilità infinita di risorse ed oltre un certo limite…
Tutte considerazioni giuste, ma la verità è che il denaro comanda su tutto. Basterebbe, per es., che sul mercato italiano i consumatori agissero come fossero una sola persona: da domani niente più acquisti di carburante e niente più auto in circolazione su strada per un tempo anche limitato (facciamo 15 giorni), sicuramente i prezzi scenderebbero almeno a livello nazionale; se poi si riuscisse ad ampliare il ragionamento anche a livello internazionale si vedrebbero dei primi risultati molto interessanti da commentare…..
@ paki
non è necessario urlare (le maiuscolo equivalgono ad urlare)
si… il prezzo del petrolio in euro è aumentato in maniera meno considerevole, ma è pur sempre aumentato ben oltre i valori di una normale inflazione monetaria… se cerchi si trovano grafici dell\\\’andamento del petrolio in euro.
Quanto ai motori ad aria compressa… hai idea come si faccia produrre aria compressa? Non è che per caso occorre bruciare petrolio? E sai con quali rese energetiche? O pensi che esistano giacimenti di aria compressa da qualche parte?
googla
@ francesco
certo… ma saresti in grado di mantenere questa riduzione della domanda? perché se non lo sei.. il prezzo ritornerà presto ai valori iniziali se non più alti.
In fondo il risparmio e la riduzione dello spreco è la stessa cosa… solo che puoi farlo a livello sostenibile e ti assicuro che a lungo termine il calo di domanda sarebbe ben più consistente.
Il problema è che, a meno di passare ad altra fonte velocemente, il prezzo non scenderà in maniera duratura perché la produzione è destinata a scendere.
“La mia proposta l’ho detta: risparmio energetico, eliminare gli sprechi o altrimenti disincentivarli aumentando le accise specie in alcuni casi (il trasporto privato, l’eccessivo uso del riscaldamento o condizionamento, l’eccessiva illuminazione di centri commerciali e città ecc.).”
aumentare le accise, quindi punire il crescente consumo facendo alzare il prezzo finale… quello che il mercato fa da solo direi. O forse parli di accise mirate? Bene, avremo un nuovo misterconsumo che deciderà in base alle congiunzioni astrali chi dovrà sopportare l’accisa, fortissimo!
@Pietro: riesci a sollevare casino ovunque tu scriva
Sarà che i petrolieri non guadagnino da questi aumenti del petrolio, ma allora come fà Moratti a spendere 120 milioni di euro per l’INTER, dopo aver contribuito, con l’aiuto delle intercettazioni (Tele-kom Tronchetto-Afeffe) pagate a quel signore che se non sbaglio si trova in galera, a mandare in B la Juve ed ad impossessarsi dei migliori giocatori (Ibra, Vieira)?!?!
@Leonardo
beh, le tassazioni mirate sono sempre esistite e, quando ben fatte, sanno raggiungere l’obiettivo che si propongono.
Per quanto possa apparire ingiusto, chi inquina di più deve pagare di più, chi spreca di più anche ecc. ecc.
Se poi nutriamo dei dubbi sulla nostra classe dirigente… come darti torto… ma quello dovrebbe essere il loro lavoro, se non ci fidiamo o se li riteniamo incapaci… cambiamoli.
@roby43
ci mancherebbe se non guadagnassero, specie ora con i prezzi alti, questo non sposta di una virgola il problema.
Daniele: Che il petrolio manchi o meno è una questione di geologia. Il prezzo attuale si spiega con investimenti in raffinerie e quantità di denaro: non c’è bisogno di postulare peak oil o altre questioni, che non è detto siano fondate.
Dei carburanti alternativi non ho detto nulla e so che sono stupidaggini. Mi riferivo a carburante sintetico, credo derivato dalla liquefazione del carbone. Il carbone non è scarso: ce ne sarà per altri 300 anni. Se c’è un processo economico per liquefarlo e trasformarlo in benzina, possiamo smettere di preoccuparci per l’energia per un paio di secoli. Cosa non impossibile.
Perchè non ci sono investimenti dipende da molti fattori. POrter, ne “Il vantaggio competitivo” sottolinea che gli investimenti nel settore sono durevoli e specifici, quindi rischiosi. Di conseguenza il petrolio tende a oscillare da periodi di sovradimensionamento degli impianti a sottodimensionamento. Inoltre in tutti i paesi produttori allo stato attuale c’è un consderevole rischio regolamentativo e geopolitico: dare soldi a Putin o a Chavez, o investire in Medio Oriente sono azzardi. Inoltre stiamo in credit crunch dal punto di vista macroeconomico, e investire oggi in qualsiasi settore è un problema. Colpa delle politihe monetarie.
Il fatto che in euro il prezzo aumenti non dimostra nulla: l’euro non è una moneta forte. E’ forte rispetto al dollaro. Anch’io sono sexy rispetto a Danny De Vito. Rispetto alle materie prime è debole, non solo il petrolio. Del resto, M3 in area euro cresce a ritmi enormi. Bisogna chiedersi perchè i prezzi non aumentino di più, non perchè aumentino un poco!
Che ti aspetti dalla politica oltre che facciano i propri interessi? Che siano buoni e generosi? Il fornaio e il macellaio di Adam Smith non hanno bisogno di essere buoni per produrre e vendere pane e carne. Se in politica bisogna fidarsi dei buoni propositi, evidentemente la democrazia non funziona come strumento di controllo dei governati. E sì, un po’ di anarchia ci vorrebbe proprio!
Leonardo: E pensa se lo facessi apposta!!!
La mia destra: Neanch’io taglierei le accise, ma i cittadini dovranno pur sapere da dove viene il 60-70% dei costi del carburante. Altro che petrolieri!
LI ero io con nome monco.
Dicevi :”Tremonti è un politico, e quindi sa come sfruttare i peggiori istinti e i peggiori difetti della specie umana per il suo tornaconto”..Tremonti ..tutto è tranne che politico..è uno dei pochi laureati nella materia che esercita come ministro..
Se dovevi fare un articolo per dare contro Tremonti..partendo dalla metafisica del petrolio….era meglio che ti andavi a fare una partita a bigliardino..
Ma a voi “giornalisti” dove vi addestrano ?
AAAAAH Tremonti non è un politico, non è un ministro della Repubblica, è un laureato che semplicemente passa da Roma a tenere lezioni, ora è tutto chiaro… Pietro, è evidente che non sei informato.
Si’ ma e’ laureato in giurisprudenza. Ora, visto che io non scrivo libri di diritto privato non vedo perché lui debba scriverli di economia
MA SE LA MATEMATICA NON E’ UN OPINIONE:
UN BARILE DI PETROLIO USD.130
1 EURO= 1,60 USD
1 BARILE IMPORTATO E PAGATO IN EURO = 80 EURO!!!!!
Nel 2000:
UN BARILE DI PETROLIO CIRCA 60 USD
1 EURO = 0,80 USD
1 BARILE CIRCA 75 USD !!!!!!!!!!!!!!!!!!
non mi sembra sia aumentato molto, c’è qualche cosa che mi sfugge sul motivo per cui oggi pago 1,50 euro litro e nel 2000 lo pagavo 0,70?
a giorgio… nel 2000 il petrolio costava dai 25-35 dollari al barile.
Poi ognuno di noi è libero di credere a quello che ritiene più giusto… penso però che un po di sano pensiero ad un modo di vivere più sostenibile sarebbe opportuno. Così… anche per non avere amare sorprese in futuro.
credo che non c’entri nulla l’esauriemnto del
petrolio ( dato diverse volte per finito, già dagli anni 80 ) ma il radicale cambio del mercato.
prima era così: la maggiorparte della richiesta mondiale dei consumi erano in europa occidentate ( metà della attuale CEE ) del nord america e del giappone. quando il prezzo cresceva rallentava l’economia di conseguenza, diminuiva la richiesta questo raffreddava i prezzi, ora oltre alla domanda
“CLASSICA” si è aggiunta la domanda di nuovi paesi CINA, INDIA, COREA, altri sempre ASIATICI
più la richiesta interna dei stessi paesi
PRODUTTORI, ARABI e RUSSIA, l’aumneto della
richiesta dei paesi ex-blocco sovietico,
alcuni entrati nella CEE.
e’ evidente che ora i paesi produttori
hanno MOLTI più Clienti, è ancor più evidente
che non hanno NESSUN interesse ad aumentare la
produzione, per cosa per far crollare il PREZZO?
visto che se anche il blocco occidentale
và in rallentamento, viene compensato bene
dalla richiesta in COSTANTE CRESCITA degli alri paesi.
tant’è che nonostante le pressioni l’OPEC NON ha aumentato le quote, mentre nella situazione precedente doveva cedere.
discorso DIESEL, ricordo di aver letto
anni fà, poco prima dell’ intoduzione dell’euro, su internet un sito, all’ora non ho dato nessun valore a quelle dichiarazioni,
ma adesso mi è ritornato in mente dato quello che è successo. si parlava di energie e c’era questa dichiarazione, non ricordo di chi
posso solo dire che non era un ministro,
questa persona scriveva:” si porterà il prezzo del DIESEL a essere PARI a quello della Benzina”
era prima del 2002
“non mi stupirei se fra qualche anno il prezzo al litro raggiungesse le 3000 lire”
ancora in quel periodo si ragionava in lire
“in molti paesi l’introduzione di una tassa ecologica che deve essere giustificata altrimenti non verrà mai accettata”
purtroppo non ricordo l’autore di queste
affermazioni.
finchè i nostri politici, saranno i ricchi imprenditori, come potete aspettarvi che il piccolo coniglio possa aver ragione? controllate la composizione di tutti i cda delle maggiori multinazionali, guardacaso troverete sempre gli stessi nomi. liberalizzazione del mercato? concorenza? va bene l’Italia è il paese delle favole. credeteci pure voi
molti paesi produttori hanno piccato.il picco è picco generale è più vicino di quanto si pensi, non è che finisce di colpo però il problema e domanda-offerta.
Non c’è mai stato uno studio serio che ha confutato la teoria dell curva a campana, ma basta considerare il bilancio energetico o EROEI (per il petrolio è passato da 80-100 a circa 15-20) con il diminuire della pressione e quindi della disponibilità mi devo inventare metodi per mantenerla il più alta possibile a un certo punto però la riduzione dell’EROEI si fa sentire e si deve diminuere la produzione altrimenti le perdite sono onerose poi non è possibile sfruttare il petrolio per questo motivo fino all’ultima goccia
se poi credete ai complotti fate pure o ci saranno miglioramenti e investimenti che salevrà la situazione o che come negli anni 80 si diceva che si sarebbe esaurito e poi..peccato che la situazione è diversa
Ahhh
Tremonti è laureato in giurisprudenza??? Non lo sapevo. Ma adesso mi spiego perché in economia spara un sacco di idiozie….
E’ piuttosto lampante che il fatto che il diesel abbia raggiunto il benzina sia dovuto all’aumento di auto diesel. Per quanto riguarda invece il generico aumento del petrolio, una parte preponderante è l’offerta di moneta che è aumentata barbaramente.
Qui ho fatto due calcoli stupidi sugli aumenti di pane e petrolio rapportati all’oro. E gli aumenti, fino a qualche mese fa erano di un fattore 1.9
Certo che se poi invece si usa la cartastraccia…
http://libertysoldier.splinder.....e+petrolio
Per quanto invece riguarda il discorso delle accise, del fatto che chi più inquina più deve pagare, non mi trova PER NULLA daccordo.
Prima di tutto perché, se io inquino, danneggio qualcosa. E allora è quel qualcosa che dovrei risarcire. Invece regalo soldi ad una combriccola di mafiosi che non han subito danno alcuno dalla mia automobile. E utilizzano quei soldi per i loro porci comodi senza alcuna restrizione.
Secondo poi, perché questo discorso, implicitamente significa che ai ricchi è concesso inquinare mentre ai poveri no.
E questo è etico? Può un Briatore qualsiasi essere legalmente autorizzato ad inquinare
solo perché può permettersi di pagare il mafioso politico di turno? Che è lo stesso discorso delle multe per divieto di sosta. Se sono ricco, posso parcheggiare a Pzza di Spagna, a patto di pagare 70 euro al giorno.
Se sono povero no.
Per quanto riguarda il primo punto, d’accordo, e’ un po’ come il discorso delle revenues delle multe che dovrebbero essere usate per migliorare la sicurezza stradale. Sul secondo punto, dovresti considerare anche l’effetto di disincentivo di una tassa pigouviana. Se le revenues fossero utilizzate correttamente la condizione potrebbe essere etica (dipende dalla tua metrica di etica).
Luca:
Ci addestrano in una scuola diversa dal fan club di Tremonti.
A me non frega nulla delle lauree di Tremonti: se scrivessi su ciò che ho studiato all’Università scriverei di circuiti elettronici.
Tutti (tranne i fan di Tremonti) sanno che Tremonti non è un economista. Chiunque abbia letto i suoi libri senza pensare che fossero il Vangelo se n’è reso conto: pessimi argomenti, nessuna teoria dietro le conclusioni, tanto sarcasmo.
Se queste sono le doti di un grande statista, e non lo metto in dubbio, sono anch’io convinto che Tremonti lo sia. Basta chiarirsi sul significato dei termini.
Se vuoi attacchi a Tremonti rileggi gli ultimi 3-4 mesi del mio blog: 2909.splinder.com. Ad esempio, nel tag LIBRI ci sono le recensioni delle ultime sue fatiche editoriali.
Giorgio: il costo della benzina è solo in parte legato al costo del petrolio. Se è vero che le raffinerie sono sotto stress, saranno anche loro a fare da collo di bottiglia per i prezzi. Spesso nella struttura dei costi si trascura tutto tranne le materie prime, così si arriva alla conclusione che una pizza costa solo acqua e farina, e non pizzaiolo, forno e affitto. Il che è assurdo. Un problema di investimenti in una qualsiasi parte della catena di produzione e distribuzione può causare picchi del prezzo. Come dicevo prima, alcuni ritengono che le elevate variazioni del prezzo del petrolio siano proprio legate ad oscillazioni negli investimenti. Probabilmente nessuna spiegazione presa da sola è sufficiente a farsi un quadro, però.
Italiano medio…
Non c’è nessun aspetto nella vita in cui mi è riuscito di stare nella media: sono sempre stato sopra (e.g. studi), o sotto (e.g. rapporti umani, soprattutto in passato), e dove non era possibile una scala unitaria semplicemente diverso (…
secondo me, non sapete neanche di cosa state parlando. Accise, petrolio, multinazionali. che ne sapete voi?
Illuminaci, o oracolo di sapienza e saggezza!
Normalizzando il prezzo nominale del petrolio rispetto all’M3 e poi rispetto al cambio con l’€, il prezzo del petrolio è salito del 4,5% all’anno dal 1998 ad oggi.
La ragione dell’aumento del prezzo non è in nessun modo legata alla disponibilità ma alle dinamiche d’acquisto (speculazione su commodities -> inflazione non controllabile dalle BC) e protezione del valore da parte dei produttori.
La FED ha svalutato il dollaro in maniera occulta e ne ha occultato la svalutazione “nascondendo” l’entita degli aggregati tra cui M3.
Subiamo solo un nuovo tipo di inflazione.
La speculazione su commodities non c’entra niente, dovrebbe uscire un (MIO!) articolo in settimana.
proviamo ad investire tutti in macchine con impianto a gas, vedremo schizzare verso l’alto il prezzo di anche questo carburante. Altro che se non esiste la speculazione. maggiore è la domanda, minore è l’offerta, maggiore è il prezzo. (Legge del mercato) Poi se ci si aggiunge anche tremonti a tassare i petrolieri (Tassa che sarà poi girata ai consumatori, cioè noi) non ci resteranno più lacrime per piangere
la soluzione è: bicicletta, magari elettrica e mezzi pubblici
si almeno ingrassiamo l’enel
O rilanciamo l’Atala.
e allora?
sessanta minuti
[...] IL MERCATO PETROLIFERO - The Economist scrive molte idiozie su Berlusconi, non ultimo un intero articolo sulla ricrescita dei capelli non degno di un giornale serio. Ma quando tratta di economia e finanza il dubbio che ne capisca qualcosa è lecito. Recentemente è uscita un’analisi della speculazione sul mercato petrolifero che riguarda indirettamente le affermazioni di Tremonti : Double Double Oil Trouble. En passant, The Economist non è andato molto oltre quanto avevo scritto in questo mio [...]