Cloud computing ovvero i nostri dati “tra le nuvole”
04/09/2010 - Usufruire di servizi online ha tanti vantaggi: nessun acquisto di licenze per il software, accesso semplice in ogni luogo. Ma il problema della privacy frena la diffusione di questo nuovo strumento. Un servizio che in questi ultimi scorci di decennio
Usufruire di servizi online ha tanti vantaggi: nessun acquisto di licenze per il software, accesso semplice in ogni luogo. Ma il problema della privacy frena la diffusione di questo nuovo strumento.
Un servizio che in questi ultimi scorci di decennio si sta profilando all’orizzonte è il cloud Computing. Di cosa si tratta? Tutto comincia con i servizi webmail permanenti dove l’abbondanza di spazio ci consente di evitare di cancellare messaggi vecchi potendone conservare migliaia se non milioni ma dovendoli consultare necessariamente on line. Google, colosso del web, per primo ha fiutato la grande potenzialità nel dare ampio spazio per una semplice casella email. Cosa ci guadagnerà? Semplice: ci propina pubblicità contestuale all’interno della pagina che visualizza il nostro messaggio. Così che se un mio amico mi ha mandato un messaggio dove parla della sua nuova auto appena acquistata sicuramente appariranno diversi trafiletti pubblicitari ai lati della pagina con pubblicità del settore auto. Grazie ai capienti monitor da 19 e passa pollici che la tecnologia ci mette a disposizione ciò non ci da fastidio poiché non riduce lo spazio vitale per leggere o produrre comodamente email.
OLTRE LA MODA ALTRO - Non solo, già da qualche anno Google sforna servizi web uno dietro l’altro, Documents è uno di questi. Cosa ci consente di fare? Grazie a Documents possiamo creare ex novo un documento di videoscrittura, un foglio elettronico o una presentazione direttamente sul web e conservarlo in uno spazio a noi riservato sempre sul web. Il tutto senza aere bisogno di alcun pacchetto office. Siccome pare che Google sia la moda da seguire per il web così come Apple sia la moda da seguire per l’hardware portatile, molti altri si sono gettati nell’impresa di produrre servizi sofisticati funzionanti esclusivamente sul web. Ne cito solo alcuni per non annoiarvi con tutti: Apple MobileMe, Amazon elastic Cloud, EyeOS, Canonical di Ubuntu, cloud HP…
PERCHE’ ? – Perchè affidarsi al cloud computing quando ognuno di noi ha il suo sano personal computer?Innanzitutto perchè da una interfaccia web del browser consente di fare buona parte delle operazioni di office automation che vanno dalla creazione di documenti alla conservazione ed all’archiviazione. Inoltre al cloud computing è possibile accedere da qualsiasi postazione, da casa, dall’ufficio, da un mac come da un PC via Linux come via una delle tante versioni di Windows, anche da smartpHone. Infine consente di condividere documenti con altri in rete siano essi colleghi o amici. Immaginate di lavorare in un gruppo di lavoro che opera su uno stesso documento: ognuno modifica una parte dell’unica copia ufficiale pur rimanendo a migliaia di chilometri di distanza.
CHI CI GUADAGNA – Ci guadagna l’utente che non installa nulla sul pc, si immagini a quante licenze di office risparmiate. Ci guadagna il fornitore del servizio che sposta il paradigma di fornitura da “licenza d’uso” a “software as a service”. Dando magari gratuite concessioni per usi limitati nel tempo, nelle funzionalità e nello spazio ma facendosi pagare in base ai volumi di dati veicolati ed al numero delle utenze. Ognuno poi ha una sua logica di utilizzo. Se Google propone molti servizi gratuiti Apple non da nulla che non sia a pagamento. Il cloud computing sposta il campo di battaglia dai sistemi operativi ai browser essendo questi ultimi la base su cui eseguire le complesse funzionalità del cloud.
IL PROBLEMA DELLA PRIVACY – Il cloud computing ancora non riesce a diffondersi per un motivo sempli
cissimo: la privacy. Se da un lato tutti i fornitori sono bravi a farci vedere come tutelano la nostra privacy ed evitano che altri accedano alle nostre risorse, non ci è dato capire se per caso i fornitori stessi usino i nostri dati per indagini di mercato e complesse operazioni di marketing rovistando tra i testi in maniera automatica. Le più raffinate funzioni recentemente introdotte parlano anche di applicazione della crittografia ma è sicuro che il fornitore non faccia prima una copia del mio documento? E’ questo il principale motivo per cui già due anni fa Richard Stallman, il guru del software libero ha messo in guardia gli utenti di mezzo mondo. Qualcuno potrebbe obiettare che anche nei sistemi tradizionali avviene il furto di informazioni in maniera subdola. Siete fermamente certi che quando usate iTunes per gestire i vostri brani mp3 non rimaniate vittima di furto di informazioni sensibili? Non è che quando cercate qualcosa sul negozio iTunes proabilmente nel tentativo di darvi il migliore risultato in base ai vostri gusti il programma invia dati informazioni sulla vostra libreria di file mp3.
CONCLUSIONI – Potremmo concludere dicendo che “siamo tutti osservati e non possiamo farci niente” ed invece una soluzione potrebbe anche esserci a detta di Stallman. Usare software “open source” significa soprattutto sapere che se quel determinato software ci frega dei dati ciò è scritto nel suo codice che è aperto e quindi sotto gli occhi di tutti. Magari non sotto i nostri occhi ingenui ma ci sarà sempre qualche esperto che leggendo il codice aperto sarà in grado di capire se nuoce ai nostri dati. E’ come se chi fabbrica pelati mettesse una telecamera fissa che ci permette di controllare cosa viene effettivamente messo nei barattoli prodotti.













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