Dottori e sprechi: due argomenti che nel mio piccolo ho potuto sperimentare di recente.
Mi è sempre parsa una buona idea prendere le proprie sfighe e trarne un insegnamento. Anche un insegnamento qualunque, giacché una persona, e sottolineo persona umana, da ciò che le accade deve imparare qualcosa, e se è in grado di condividere l’esperienza lo deve fare. Non bisognerebbe nemmeno dirlo, se la nostra società non fosse una gran schifezza. Dunque due settimane fa scopro
di avere questo tumore, che spero sempre sia benigno anche se mi hanno detto che è borderline, cioè non del tutto benigno ma nemmeno malignassimo. Che cosa ciò mi voglia significare non lo so. Ho il sospetto che dicano così perché, quando, dopo averlo asportato, avranno fatto l’analisi citologica del tessuto, se è benigno sarò tutta felice e me ne andrò a casa esultante, invece se è maligno comunque loro mi avevano avvisato per tempo.
PERSONE - Sicché borderline, un po’ come la personalità di molte delle persone a cui l’ho detto. Alcuni sono solidali e compartecipi, altri si prodigano in consigli non richiesti e mi dicono che gente che conoscono loro ha affrontato problemi analoghi con coraggio leonino e non ha fatto le scene che faccio io. Mai ho fatto una scena, peraltro. Possibile che quelli che già non sopporti si schierino dalla parte della malevolenza, quando ti credono debole e vinto? La diagnosi giusta me l’hanno fatta al San Raffaele, il miglior ospedale che abbiamo nella zona di Milano malgrado la sua pretosità. Sono andata una domenica di agosto e c’erano di turno due luminari, non due laureati il giorno prima, perché Don Verzè i dottori li fa lavorare tutti, qualsiasi sia il genere di luce che illumina la loro professionalità. Al primo ospedale in cui sono andata, quello di Desenzano del Garda, mi hanno detto cose così fumose che mi pareva in quanto a fumo di stare a un concerto degli U2 o alla messa di Natale. Forse perché non sanno leggere le ecografie, come ho capito dopo un minuto di visita di una dottoressa stronza e incompetente. Così ho rifiutato il ricovero e sono andata dove sapevo c’erano medici in grado di intendere e di volere. Essi hanno letto il referto dell’altro ospedale come se stessero leggendo il bollettino delle tempeste magnetiche della galassia di Andromeda. A volte i dottori non si fidano dei colleghi per partito preso, altre volte, come in questo caso, non si fidano perché detti colleghi sono dei gran caproni. Purtroppo a noi pazienti non è dato cogliere tale sottile discrimine se non sulla nostra pellaccia.
REALTA’ – Mi hanno detto che si sono formati dei piccoli versamenti di sangue e la peritonite non è una cosa buona. Mi hanno consigliato genericamente di non muovermi troppo (qual è il limite tra il giusto e il troppo movimento spero di non scoprirlo a mie spese) e mi hanno prescritto degli antidolorifici che assumo con grande trasporto, soprattutto perché c’è la codeina. Aspetto con pazienza, perché al prericovero ho visto gente conciata così male che mi si accapponava la pelle. Ho visto un bambino senza capelli con una mascherina bianca sulla faccia, pallido come la mascherina stessa. Era devastato dalla leucemia. Che urgenza posso mai avere io, che ho intenzione di vivere almeno fino a novant’anni e che comunque sono arrivata fin qui? Domani ho la visita oncologica, dove prevedo di spassarmela tutto il pomeriggio vedendo gente che vive leggiadra la propria vita di tumorata da Dio. Nel frattempo mi hanno fatto quattro prelievi in quattro giorni, perché ogni medico vuole i suoi esami del sangue, e l’esame fatto il giorno prima in un altro posto viene guardato con sospetto. Quello che fanno gli altri
pare meno bello e preciso, e intanto il servizio sanitario nazionale ha pagato quattro volte dei costosi accertamenti tutti uguali. Ciò accade oggi in uno dei migliori ospedali italiani, la cui fama non è affatto usurpata. Non voglio fare confronti con altri istituti di cura in altre zone, perché al solo pensarci mi spavento. Comunque è da qualche giorno che mi sento una spina nel fianco del debito pubblico.




Al primo ospedale in cui sono andata, quello di Desenzano del Garda, mi hanno detto cose così fumose che mi pareva in quanto a fumo di stare a un concerto degli U2 o alla messa di Natale. Forse perché non sanno leggere le ecografie, come ho capito dopo un minuto di visita di una dottoressa stronza e incompetente.
Mio padre, proprio in questo periodo, sta facendo accertamenti presso l’ospedale di Desenzano per un tumore alla prostata. Questo agosto è stato proprio da una dottoressa che gli ha ordinato degli ormoni e qualcosa d’altro e gli ha prospettato delle cure tranquillizzandolo. Era la sostituta in attesa del ritorno dalle ferie dell’oncologo.
Mi fai venire dubbi e timori; non è che è la stessa dottoressa??
Magari, ma solo se non è disturbo, puoi scrivere le sue iniziali…
Si dice di non augurare buona fortuna, ma percepisco che tu sei una di quelle che, come me, ridono di queste cassate. Quindi buona fortuna!
Michele
Carissimo Michele,
il medico che ha in cura tuo padre dovrebbe essere un urologo, mentre la mia era una ginecologa. In ogni caso vigila su ciò che accade a tuo padre e magari chiedi un consulto a un altro dottore. In bocca al lupo.
cui prodest ?