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Le Iene e la parentopoli all’Università di Messina

Le Iene sbattono la Parentopoli delle Università italiane in diretta televisiva. E mostra come questa piaga non risparmi nemmeno l’Ateneo di Messina. Lo conferma il servizio di ieri: dopo quello mandato in onda la settimana scorsa, che svelava come tra la Sapienza di Roma e l’università di Palermo la famiglia sembra contare più del merito, il giornalista Pablo Trincia ha raggiunto anche il centro peloritano. Pochi giorni dopo la condanna in primo grado a tre anni e sei mesi comminata allo stesso Rettore, Franco Tomasello, per concussione e abuso d’ufficio. E’ stato giudicato colpevole per aver tentato di alterare il risultato del concorso per l’accesso alla Facoltà di Veterinaria. Tutto a favore di Francesco Macrì, ricercatore e figlio dell’allora preside di Facoltà, Battesimo Macrì, condannato a sua volta a 5 anni e 4 mesi. Quest’ultimo avrebbe cercato di influenzare la commissione per fare promuovere il figlio al ruolo di docente ordinario.

LE IENE E LA PARENTOPOLI A MESSINA – Ma quali sono i cognomi ricorrenti nell’Ateneo di Messina? Trincia è andato tra le aule della Facoltà di Giurisprudenza, dove insegna Raffaele Tommasini, professore di diritto privato. Nello stesso dipartimento è presente la figlia, mentre l’altra si trova nel Dipartimento di Economia. Ma non è il solo: Salvatore Berlingò è docente di diritto canonico: ha una figlia, ricercatrice di diritto amministrativo. Percorso inverso per Aldo Tigano, che insegna proprio diritto amministrativo, mentre la figlia è associato di diritto canonico. Anche Giuffrida è ordinario di diritto agrario, come la figlia. Sarà un caso? Stesso discorso a Medicina: i due figli di Mario Teti, ex ordinario di microbiologia, insegnano nello stesso campo. E a Lettere la situazione non è certo migliore: lo stesso rettore Tomasello ha un figlio, professore associato sempre nello stesso settore. “E guardate Veterinaria” – aggiunge Trincia – dove Giovanni Germanà, prima di andare in pensione ha visto scalare i vertici sia al figlio che al nipote. Stesso discorso per la famiglia Chiofalo. In pratica, un’abitudine quantomeno sospetta.

LE IENE SVELANO LA PARENTOPOLI – Soltanto a Veterinaria un terzo delle persone che insegnano risultano imparentate tra di loro. Eppure l’università di Messina – come si spiega nel servizio – avrebbe adottato un codice etico che impedisce ai “figli illustri” di insegnare nello stesso settore di genitori e parenti. “Ma io cosa ci posso fare: lei deve leggere i numeri sulla produttività”, si limita a difendersi Chiofalo, intervistato da Trincia, che gli chiede se gli studenti non si siano stufati di questa situazione. “Assolutamente no”, controreplica Chiofalo. Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Seppur intimoriti, ammettono: “Ci rode e ci infastidisce, perché magari persone che invece meritano non possono continuare la propria carriera universitaria”. Un altro ragazzo spiega: “Paghiamo le conseguenze di concorsi bloccati”. Anche i Germanà sono una famiglia influente, tutti a Veterinaria. “Tre con lo stesso cognome, nella stessa Facoltà”. Un caso anche questo? Sembra di sì per i diretti interessati. Viene intervistato anche Francesco Macrì, coinvolto nello scandalo del rettore e del padre che avrebbe cercato di avvantaggiarlo nel concorso da professore ordinario. “Lasciamo decidere alla magistratura”. Per fortuna c’è chi denuncia: come Giuseppe Cucinotta, il professore che ha parlato delle pressioni a favore di Macrì. E le sentenze: così è la stessa università di Messina a perdere credibilità, dopo le condanne allo stesso Macrì padre e al rettore.

IL PRECEDENTE – Nella puntata precedente, Le Iene si era interessata anche ad altri casi: dall’università di Bari, dove cinque famiglie hanno dominato per anni gli incarichi di vertice in Economia e Commercio, all’Università di Palermo, dove più della metà dell’intera popolazione accademica ha almeno un parente che lavora all’interno dell’istituzione. Per finire, tra i tanti casi denunciati, con quello che coinvolge il rettore della Sapienza di RomaLuigi Frati, già ex preside della Facoltà di medicina, dove lavorano anche i due figli e la moglie. La figlia, laureata in Medicina legale, è finita per insegnare nell’università del papà: proprio come la mamma, Luciana Rita Angeletti, che insegna storia della medicina. Non manca all’appello nemmeno il figlio, Giacomo Frati. A differenza di tanti altri giovani docenti – si pensi alle migliaia di ricercatori precari – lui ha bruciato le tappe: a 28 anni ricercatore, a 31 professore associato, a 36 insegnante di ruolo. Forse un caso di eccellenza. Ma i dubbi restano. Soprattutto per una questione di trasparenza: tutti i nomi dell’importante famiglia nello stesso settore. “Nel mio caso c’è soltanto merito”, si era difeso il Rettore nel servizio delle Iene. Peccato che anche il Corriere della Sera, con l’articolo “La carriera del primario che operava i manichini”, con protagonista proprio il figlio di Frati, aveva messo in dubbio proprio le “competenze” sbandierate dal padre. E come sia emerso anche un caso di cartelle false ad Oncologia, con lo stesso rettore indagato: al Policlinico Umberto I, secondo l’accusa, venivano truccate per coprire le assenze.

(Photocredit: Le Iene)