Tremonti: l’alleato che Silvio teme più di Fini

03/09/2010 - Il ministro dell’Economia presenta un programma alternativo ai cinque punti, rafforza il feeling con la Lega e continua a piazzare i suoi uomini negli apparati dello Stato. Preparando il terreno per la successione al Cavaliere. Quelle dichiarazioni del segretario del

     
 

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Il ministro dell’Economia presenta un programma alternativo ai cinque punti, rafforza il feeling con la Lega e continua a piazzare i suoi uomini negli apparati dello Stato. Preparando il terreno per la successione al Cavaliere.

Quelle dichiarazioni del segretario del PD che qualche settimana fa si diceva possibilista su un esecutivo di larghe intese guidato da Giulio Tremonti hanno smascherato quello che nel PdL era già molto più di una illazione: il ministro dell’Economia è oggi l’uomo che più di tutti può mettere in discussione la leadership di Silvio Berlusconi. Ne parla oggi l’Espresso. Provando a raccontare la fitta rete di rapporti e di potere che il titolare del dicastero di via XX Settembre ha pian piano costruito e che lo pongono in cima alla lista dei “potenziali traditori” del presidente del Consiglio. “Giulio o Giuda?“, titola oggi il settimanale descrivendo un Tremonti “felpato“, “prudente“, “astuto“, “sfuggente“, “inafferrabile“, “imperscrutabile“.

DIVERSO, E TEMUTO, DA SILVIO – I segnali che allarmano il Cavaliere sono diversi. L’amicizia Bossi-Tremonti che va consolidandosi (recentemente Giulio ha festeggiato con il leader leghista il suo compleanno), la presenza del ministro ai comizi del Carroccio, la sua assenza alla parata di Gheddafi, gli otto punti programmatici presentati al Meeting di Comunione e Liberazione, nettamente diversi dai cinque sbandierati da Berlusconi nello scontro con Gianfranco Fini. “Bastava ascoltarlo al raduno di CL – scrive L’Espresso – un discorso di 38 minuti riportato con grandi titoli da tutti i quotidiano tranne uno, il Giornale della famiglia Berlusconi, che gli ha dedicato uno stitico trafiletto. Un programma di governo. Berlusconi si impunta sui cinque punti da far votare ai ribelli finiani, con il processo breve al primo posto? E il ministro dell’Economia ne indica otto, scuola, energia, crescita, lavoro, tutti diversi da quelli del Premier: la giustizia che sta tanto a cuore al Cavaliere non viene nemmeno nominata“.

LE NOMINE IMPORTANTI – E’ uno che sa lavorare dietro le quinte, Tremonti, “attivista su tutti i fronti“, osservato con diffidenza dagli uomini del PdL: “Il rinnovo dei vertici di Eni, Enel, Terna, Poste, Finmeccanica previsti per la primavera 2011, con un valzer di poltrone, potrebbe allungare la sfera di influenza del ministro: per esempio se dovesse riuscire il trasloco di Flavio Cattaneo da Terna a Finmeccanica al posto dell’eterno Pier Francesco Guarguaglini, protetto da Gianni Letta, in guai giudiziari“. Poi ci potrebbe essere la nomina a coordinatore della strategica commissione Esteri Tesoro per i fondi sovrani di Enrico Vitali, titolare dello studio tributario Vitali-Romagnoli-Piccardi fondato da Tremonti.

LA RETE – E c’è il feeling con le Fiamme Gialle, “orgoglio del ministro“. Non tanto care al Cavaliere negli ultimi tempi e che qualcuno maligna siano state lo strumento utilizzato da Tremonti per eliminare gli avversari, da ClaudioScajola a Nicola Cosentino. “Alla Guardia di Finanza, infatti, sono toccate le indagini politicamente più delicate degli ultimi mesi, dalla Cricca alla P3, fino ai conti della banca di Denis Verdini, rapidamente commissariata su ordine di Tremonti, mentre la linea di berlusconi era ancora quella di oltranza del coordinatore del PdL“. Da segnalare, poi, la promozione alla Agenzia delle Entrate di due ex finanzieri, non certo cari al Premier: “Luigi Magistro, ex collaboratore del pm Gherardo Colombo e Di Antonio Martino, uno dei primi finanzieri a raccogliere la testimonianza di Stefania Ariosto nel caso Sme-Previti“. Senza dimenticare il feeling di Tremonti col magistrato di Mani Pulite e pm al processo Berlusconi All-Iberian, Francesco GrecoNomine, spartizioni, contatti: il ministro piazza i suoi uomini con cura (come nel caso di Giuseppe Lasco, ora a capo della sicurezza aziendale di Terna, e Stefano Grassi, alle Poste), consolidando e accrescendo il suo potere.

FUTURO DA LEADER – Chi lo conosce bene, come l’ex ministro Rino Formica che negli anni ’80 lo volle come consulente al governo, non ha dubbi: “Oggi Tremonti è il punto di riferimento di interessi e poteri esistenti nella società italiana, le forze reali che vogliono superare il berlusconismo. le forze che rappresentano la stabilità, come la Chiesa o i circoli internazionali, e quelle di movimento, come la Lega“. La pensano così anche dall’opposizione. Un politico navigato come Bruno Tabacci dice: “Altro che Fini, è lui l’alleato più temuto dal Cavaliere“. E spiega: “Per uscire dal berlusconismo serve una figura di alto profilo e Tremonti lo è. E’ l’unica alternativa a Berlusconi, insieme a Draghi e Mario Monti“.

     
 

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