Sakineh: può una petizione salvare una vita?

02/09/2010 - Bernard-Henri Lévy filosofo e scrittore francese, promotore dell’appello per fermare la lapidazione della donna iraniana, afferma che questa è la domanda che tutti i sostenitori della causa dovrebbero porsi. “E’ da quando è partito l’appello due settimane fa che questa

     
 

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Bernard-Henri Lévy filosofo e scrittore francese, promotore dell’appello per fermare la lapidazione della donna iraniana, afferma che questa è la domanda che tutti i sostenitori della causa dovrebbero porsi.

E’ da quando è partito l’appello due settimane fa che questa è la domanda che quelle decine di migliaia di uomini e donne che hanno firmato questo appello ogni giorno, ogni ora, ogni secondo, si chiedono“. Così scrive il filosofo e scrittore francese Bernard-Henri Lévy dalle pagine dell’ Huffington Post. “Purtroppo, nessuno ha la risposta a questa domanda terribile. E nulla dice che, nei prossimi giorni , forse anche domani, questa terribile sentenza non verrà eseguita e il bel viso di Sakineh Mohammadi – Ashtiani ridotto in polpa, come le facce di quei due amanti che sono stati, infatti, lapidati a morte, il 16 agosto nella provincia di Kunduz, in Afghanistan“.

OPINIONE PUBBLICA MAESTRA -Tuttavia  io non ci credo. Credo, voglio credere, che la campagna avviata in Nord America da Heather Riesman, Marie- Josée Kravis, Arianna Huffington e altri e trasmessa, in Francia, da Liberation, Elle e la mia rivista online, La Règle du jeu, in ultima analisi, prevarrano. E questo per almeno tre motivi. Prima di tutto – scrive il filosofo - perché, come ha detto Charlotte Gainsbourg , una delle prime ad aver risposto al mio invito di inviare una lettera “per Sakineh” ogni giorno, abbiamo la fortuna di vivere in un paese dove l’ultima parola è quella di questo maestro assoluto, l’Opinione Pubblica. Quasi 50.000 uomini e donne (il numero di coloro che, mentre scrivo queste parole , hanno già firmato la petizione) ritiene che la lapidazione è un crimine ignominioso insondabile  e tutti sono unanimi (al di sopra e al di là delle credenze o non credenze di ogni individuo) nel rispondere alle pietre di oscurantismo e alla criminalità con la lettera dei nostri nomi. E i leader secondo noi, coloro che governano e obbediscono al nostro consenso, sono giustificati a intervenire e a seguire, ed è soltanto un caso che il primo paese ad essersi impegnato, attraverso la voce di Nicolas Sarkozy, alla causa della giovane donna è lo stesso che ha avviato la petizione?”.

LA POSIZIONE FORTE DELLA FRANCIA - Per Henri Lévy, comunque pur  implacabili e senza scrupoli come possono essere solo le dittature senz’anima e prive di virtù non sono mai completamente autistiche e nella prova di forza in cui sono impegnate con il mondo democratico, prestano attenzione a tutti i segni. Quando un paese come la Francia assume una posizione forte, dichiarando, attraverso le parole del suo Presidente, che la giovane donna minacciata di lapidazione è sotto la sua responsabilità, rendendo l’affermazione una questione di umanità, di principio e di onore, secondo il filosofo, il regime di Teheran non può evitare di prendere in considerazione questa posizione. Il prezzo da pagare per questa esecuzione, nell’agorà del villaggio globale, per una donna il cui unico delitto è, forse, di essersi innamorata sarebbe eccessivo e troppo rischioso per il regime.

UN’ICONA MONDIALE  - E poi perché finalmente, sul palco della questione iraniana al di là di quello che si sta giocando fuori sul teatro del mondo, è arrivato un terzo attore, uno che svolgerà un ruolo sempre più decisivo: questo attore secondo Henri Lévy è la società civile iraniana alle prese con la difesa della cultura e dei valori della grande civiltà persiana. E il fatto è che con questa petizione, con questo appello a favore di una donna il cui nome ieri era sconosciuto in tutto il mondo, ma che ora è conosciuta con il nome di battesimo, un volto che è diventato un’icona mondiale nel giro di poche settimane, si è restituito il primo segno di concreta solidarietà a tale società civile che, poco più di un anno fa, ha subito il furto del suo voto.

LE CATTIVE NOTIZIE - Purtroppo però, le ultime notizie che il filosofo ha avuto da parte dell’Iran non sarebbero incoraggianti. Se il potere, di fronte all’ondata di indignazione globale, ha ufficialmente sospeso l’esecuzione della pena, sembra anche che: 1) il caso Sakineh, posto sotto sigillo, è stato riaperto la scorsa settimana (che, in uno Stato di legge, potrebbe essere un buon segno, ma a Teheran sembra piuttosto indicare i preparativi per aggiungere oneri) , 2) suo figlio di 22 anni, Sajjad, non ha più alcun contatto con lei (che, ovviamente, è veramente un brutto segno), 3) la notte del 28 agosto, una delle autorità del carcere di Tabriz le ha fatto sapere che deve prepararsi a morire e che era tempo di esprimere le sue ultime volontà. Una ragione in più, insomma, dice Henri Lévy per continuare ancora e ancora ad  implorare la misericordia dei giudici e la mobilitazione delle coscienze di fronte a quello che potrebbe essere solo un tentativo di intimidire e di diffondere il terrore. E attende con ansia che anche altri paesi compresi gli intellettuali musulmani del mondo arabo e d’Europa aderiscano rapidamente come la Francia. Allora sì, solo così una petizione sarà in grado di salvare una vita.

     
 

2 Commenti

  1. sayeret matkal scrive:

    Speriamo che la petizione sia sufficiente per salvare la vita di sakineh

  2. raffaella scrive:

    E invece a qualcosa serve : NON VERRà LAPIDATA !!!

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