Internet: l’Economist lancia l’allarme sulle nuove barriere del web
02/09/2010 - Sul pezzo in edicola domani, il settimanale londinese sottolinea che la neutralità della rete è sotto attacco da parte dei governi e delle aziende private. E rilancia l’impegno per una virtualità veramente libera. Editoriale quasi allarmistico per l’Economist in edicola
Sul pezzo in edicola domani, il settimanale londinese sottolinea che la neutralità della rete è sotto attacco da parte dei governi e delle aziende private. E rilancia l’impegno per una virtualità veramente libera.
Editoriale quasi allarmistico per l’Economist in edicola domani: attenzione alle nuove barriere del web, avvertono da Londra. E un intento programmatico, in finale di pezzo: “Questo giornale si è sempre schierato in favore del
libero mercato, dei mercati aperti e della competizione vigorosa nel mondo fisico: gli stessi principi si dovrebbero applicare alla rete, nello stesso modo”.
NUOVI MURI – C’è un andamento a parabola nel tasso di libertà del web, suggerisce l’Economist. In una prima fase, nel periodo di grande sviluppo della rete, conveniva a tutti essere aperti, veloci e senza barriere. “Più grande internet diventava“, scrive l’editoriale, “più era consigliabile per altri network mettersi in rete globale”, abbattendo le barriere contro l’accesso esterno e accettando la sfida degli “standard aperti“. Ma ora, quest’età d’oro è finita: “Ora che Internet è così usata, le compagnie, i paesi e gli operatori di servizi vogliono strapparne dei pezzetti, o far si che parti di essa funzionino diversamente, per promuovere i propri interessi politici e commerciali“. Sono dunque tre “i tipi di muri” che vengono eretti oggi nella vita della rete. I primi sono “di tipo nazionale”: si parla ovviamente della Cina, che ha imposto ai suoi utenti il peso del “Grande firewall” – un gioco di parole, in inglese, fra “Great Wall”, la muraglia cinese, e firewall – negandogli l’accesso libero alle pagine internet del resto del mondo. Il secondo tipo di muri è quello delle corporations, che ormai si muovono per costruire “giardini recintati”.
STAI ALLE MIE REGOLE – Il che significa il realizzare isole felici ed appetibili di rete, in cui le persone possano entrare a certe condizioni per usufruire di servizi esclusivi, ma in cui vigono regole ben diverse dalla libertà assoluta. Così, “Facebook ha il suo sistema di posta interna”, e Apple, decidendo quali apps sono compatibili per iPhone e iPad, i suoi due prodotti di punta, si comporta da “guardiano del portone” per i suoi utenti, stabilendo quali contenuti possono entrare o uscire dai suoi gingilli immaginifici. Terzo, è il pericolo delle manipolazioni apportate alla rete dagli ISP, i providers di internet sui quali, attualmente, in America è bufera. Alcuni erogatori di servizi, infatti, controllati da gruppi di interesse orientati a destra, stanno venendo accusati di rallentare appositamente il
caricamento dei siti web, blogs e organi di informazioni orientati a sinistra. D’altronde, continua l’Economist, per la destra americana la neutralità del web sarebbe “un piano socialista della sinistra”.
SERVE NEUTRALITA’- L’Economist però si schiera. Se le limitazioni imposte dalle società private sono aggirabili - se non ti piace la politica di Apple, sottolineano da Londra, comprati un Android - più difficile è rapportarsi con le scelte dei governi. “I paesi inclini alla censura”, fa notare però l’Economist, “dovrebbero però ragionare sui vantaggi economici che si precludono chiudendo le porte del web“: ovvero, gli scienziati cinesi sarebbero probabilmente ben più produttivi, a tutto vantaggio del loro paese, se avessero libero accesso a tutte le informazioni che la rete sa dare. E per quanto riguarda i problemi degli ISP, la soluzione è sempre quella: una sana concorrenza potrà aiutare a risolvere questo problema. L’importante, conclude l’Economist, è che la neutralità della rete venga salvaguardata.












