Tecnologia

Se il Congresso Usa non decide sulle rinnovabili

2 settembre 2010

Secondo Denise Bode, il capo esecutivo della American Wind Energy Association, uno standard di elettricità da fonti rinnovabili porterebbe posti di lavoro e di produzione di energia pulita al paese, ma il ritardo legislativo ostacola i tentativi di stimolare la crescita di posti di lavoro nell’energia pulita. Se si considera che per la prima volta in cinque anni, il carbone ha prodotto più elettricità rispetto alle nuove fonti rinnovabili e che la Cina e l’Unione europea incoraggiano la  tecnologia delle rinnovabili,  ecco che la concorrenza di questi paesi potrebbe rappresentare una sconfitta politica ed economica per gli Stati Uniti; solo superando la stagione di stallo al Congresso gli Usa potrebbero divenire un leader nel settore. Nel 2009, ha detto Bode, sono stati costruiti 35 nuovi impianti eolici, e di conseguenza anche mezzo milione di nuovi posti di lavoro, ma quest’anno la crescita è andata in calo del 70 per cento perché il governo deve ancora approvare la legge che regolamenta gli investimenti dei produttori negli Stati Uniti per il lungo termine. Quando le aziende acquistano contratti per investire nell’eolico, tendono a farlo per periodi di 10 – 20 anni. Secondo il senatore repubblicano Sam Brownback, che sedeva al Senato e nella commissione per l’Energia e le Risorse Naturali la scorsa estate, bisogna sostenere l’obiettivo di arrivare ad ottenere il 15 per cento dell’elettricità del Paese proviente da fonti rinnovabili entro il 2021.

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