di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 12:06 del 20 ottobre 2008 in CulturaTorna alla home

L’esimio scienziato vicino al cattolicesimo spiega in un’intervista ad Avvenire perché il Papa ha ragione a criticare gli scienziati. Che colpo di scena.


“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

Sebbene sia carico di titoli ed onorificenze – circolano foto in cui le sfoggia tutte insieme, e pare un sommelier – Antonino Zichichi non ha mai goduto di molta stima da parte dei colleghi e dagli addetti al settore scientifico che bazzica. Da sempre lo accompagna la fama d’essere uno “utile per ottenere finanziamenti tramite le sue frequentazioni con il potere politico e religioso, ma di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale”. Così ha detto di lui Piergiorgio Odifreddi, in tempi recenti, beccandosi una denuncia, e andando assolto; ma non è che in passato le cose siano andate meglio: Hans Albrecht Bethe, premio Nobel per la fisica nel 1967, lo definì “un ottimo organizzatore, ma un mediocre scienziato”. Se non è fama meritata, con l’intervista che rilascia ad Avvenire, sabato 18 ottobre, il professor Zichichi fa di tutto per meritarla. Comincia con la spocchia: “In questi ultimi tempi troppe persone si sono messe a parlare di scienza senza avere al loro attivo scoperte o invenzioni tec­nologiche. Non hanno nessun titolo per parlare. E invece par­lano”. Spocchia che prende il lettore di sorpresa: sono decenni che il nostro Zichichi non scopre e non inventa niente, e il poco al suo attivo risale a quando i Beatles non si erano ancora sciolti. Chi ha titolo per parlare di scienza, dunque? Solo Dio, forse. O il professor Zichichi.

“Non hanno nessun titolo per parlare. E invece par­lano”, dice, e Gianni Santamaria che lo intervista avverte che “ce l’ha con quei fisici e astronomi che ieri non hanno perso l’occasione per criticare il richiamo del Papa a «non sostituirsi al Creatore»”. Siamo all’incipit ma è evidente che il professor Zichichi sta per farci una lectio, e sarà meglio prendere qualche appunto. Primo: fisici e astronomi non hanno titolo per parlare di scienza, il Papa sì. Andiamo avanti.

Questa gran­de conquista della ragione, cui diamo il nome di scienza, è nata da un atto di umiltà“. Il professore qui ci stupisce, soprattutto perché ci tiene lectio a margine di un convegno para- e peri-ecclesiale, dove molte illustri tonache hanno gargarizzato di Fides et ratio, e non dovrebbero essere sfuggiti al professor Zichichi i richiami al Genesi, all’albero della conoscenza del bene e del male, all’uscita dallo stato d’innocenza con un atto di ribellione a Dio. “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero [della conoscenza] Dio ha detto: «Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»” (Gen 3, 2-3). Tutto tranne che quello, ma l’uomo sceglie quello, e “cade“. Sì, la tradizione giudaico-cristiana definisce “caduta” l’aver mangiato i frutti dell’albero della conoscenza. In altri termini, allora: dove starebbe l’”atto di umiltà” che fonda la conoscenza, e la scienza? Il contrario, piuttosto, perché mangiando di quei frutti, “si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio” (Gen 3, 5). E allora appuntiamo: il professor Zichichi s’è confuso. Fa niente, capita a tutti.

“Non basta essere intelligenti per scoprire la logica di colui che ha fatto il mondo, perché il Creatore di tutte le cose visibili è più intel­ligente di tutti, nessuno escluso. Per venire a capo della logica che lui ha usato per creare il mon­do c’è un solo modo: porsi domande in mo­do rigoroso, una alla volta e lavorare affinché i risultati siano riprodu­cibili”. Sarà questo il metodo usato dal professor Zichichi per affermare per certa l’esistenza di un Creatore? E che aspetta a mostrarci i risultati, visto che sant’Anselmo e san Tommaso non ci hanno mai convinto con le loro graziose tautologie? Niente, non ce li mostra, sarà per la prossima volta. Per stavolta il professor Zichichi s’intrattiene su Galilei: “Come si fa a dire che era contro la Chiesa se scoprendo le pri­me leggi della natura le chiama impronte del Creatore?”. A parte il fatto che Galilei non era “contro la Chiesa” (semmai il contrario), non è d’una sciatteria infinita l’assunto logico che lega il Creatore alla Chiesa? Cioè, ammesso e non concesso che esista un Creatore, perché dar per scontato che sia il Dio dei cattolici? Se non è sciatteria, è cattolicesimo.

“Ha fatto bene il Papa a chiedere più umiltà a noi scienziati”, ma da questo punto in poi l’intervista si avvita: da lectio sul metodo scientifico diventa polemica sul modo in cui i media hanno trattato l’esperimento cui il Cern di Ginevra ha dato il via nelle scorse settimane: “Se bastasse il rigore logico-matematico per capire com’era l’universo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big bang, non avremmo bi­sogno di costruire strutture complesse”. Considerando questa insufficienza, il professor Zichichi proponeva un acceleratore dieci volte più grosso di quello di Ginevra, grosso quanto tutta quanta la Sicilia o metà della pianura padana, ma il progetto gli è stato cestinato. Dispiace, vorrà dire che il professor Zichichi si consolerà con qualche altra comparsata in questa pontificia accademia o in quella. Sarà anche per questo che “Benedetto XVI fa bene a precisare quali sono gli o­biettivi della scienza”, ma non sempre ci riesce. 

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