Dell’Utri, Mussolini e i fischi: “E il reato di truffa per i diari?”
01/09/2010 - Un articolo di Francesco Merlo su Repubblica entra nel dibattito sollevato ieri dal Corriere riguardo il trattamento ricevuto dal senatore PdL a Como. Dopo Pigi Battista, ecco Francesco Merlo. Il polemista principe di Repubblica entra nel dibattito sui fischi e
Un articolo di Francesco Merlo su Repubblica entra nel dibattito sollevato ieri dal Corriere riguardo il trattamento ricevuto dal senatore PdL a Como.
Dopo Pigi Battista, ecco Francesco Merlo. Il polemista principe di Repubblica entra nel dibattito sui fischi e sulle manifestazioni che hanno impedito al senatore Marcello Dell’Utri di parlare a Como e presentare i “suoi” diari di Mussolini. E in qualche modo riporta al centro del dibattito la sostanza di quanto accaduto rispetto ai fischi.
Nonostante lo spudorato servilismo del Tg1, non è solo all’intolleranza che fanno pensare i fischi che hanno impedito al senatore condannato in appello per mafia di esibirsi a Como sotto un tendone del festival culturale «Parolario». È infatti vero che la cultura liberale non nega a nessuno la libertà di parola, ma esistono anche i delitti di truffa, di falsificazione e di contraffazione, ben più gravi e socialmente ben più dannosi dei soliti fischi di piazza.
Ebbene, Marcello Dell’Utri gira l’Italia, spesso messo in cattedra, a Como come altrove, da Istituzioni dello Stato, e ogni volta sale su un palco e, con la faccia che si compone in autorità, legge brani scelti di un improbabile Mussolini patetico e crepuscolare come Gozzano, sentimentale come Gianni Morandi, antinazista come un partigiano, intimista come Marcel Proust, scettico e amaro come Leonardo Sciascia.
Secondo Merlo quindi il fatto che Dell’Utri giri l’Italia presentando un’opera probabilmente falsa è di per sé esecrabile, ma su questo nessuno dice niente. E ricorda che persino Renzo De Felice considerava una bufala i diari di cui il senatore è entrato in possesso tra il 2007 e i giorni nostri. Certo, i diari non sono mafiosi, dice Merlo, ma:
Ma sarebbe due volte brigante un presunto mafioso che, in veste di presunto storico, arricchisse gli archivi con documenti falsi, spacciasse patacche e cercasse così di imbrogliare anche la storia. Insomma, se fossero veri, i diari di Mussolini suonerebbero in qualche modo come un’attenuante (morale), ma se fossero falsi suonerebbero come un’aggravante (morale) perché l’attività «virtuosa» e «scientifica» confermerebbe solo la natura di brigante. Altro che fischi!
E quindi, chiude Merlo con una tirata d’orecchi alla Bompiani che li ha pubblicati, Dell’Utri sembra il falsario Scorcelletti (un personaggio di Totò) che scopre la tela e svela che Goja ha dipinto “La Maja in cammisa”.
In Italia esistono le autorità che sanzionano le patacche, siano esse alimentari o dell’abbigliamento o farmaceutiche. Come una pillola-patacca fa male al corpo così un libro-patacca avvelena la mente. Se vendo cacca e ci scrivo cioccolata vengo punito con almeno un anno di reclusione. Se vendo il blabla di qualcuno e ci scrivo «Mussolini» a cosa vengo condannato?
Infine, Merlo ricorda la battaglia per impedire ai terroristi di parlare, e chiede:
Allo stesso modo vorremmo che ai condannati per delitti che hanno a che fare con la mafia lo Stato non offrisse cattedre istituzionali di storiografia
Si riapre la battaglia tra Repubblica e Corriere. A colpi di Mussolini.













il diritto di contestare è una cosa. a Dell’Utri invece è stato impedito materialmente di parlare: questo è incivile e incostituzionale. Quasi come spammare. Punto
è incivile e anticostituzionale che uno come Dell’Utri sia a piede libero;
è incivile e anticostituzionale che lo sia pagato profumatamente da noi;
è incivile e anticostituzionale che fra due anni si sia “meritato” fior di pensione;
tutto quanto premesso è incivile e anticostituzionale…
Ha già detto fin troppe cazzate il mafioso Dell’Utri. Dove ci ha portato la civiltà e la democrazia? In un mare di merda che non sembra merda, una finta illusione di libertà che ci sta facendo rinunciare piano piano alla nostra vita per far funzionare un sistema che non può funzionare.
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