La Roma delle tre scimmiette
01/09/2010 - IO TI COMPREREI – Nel frattempo (ovvero sabato scorso) Alessandro Grimaldi del fondo Clessidra ha fatto sapere che loro sarebbero interessati a comprare la Roma in cordata con un imprenditore e Unicredit, eventualmente. Loro non sono interessanti a gestire, ci
IO TI COMPREREI – Nel frattempo (ovvero sabato scorso) Alessandro Grimaldi del fondo Clessidra ha fatto sapere che loro sarebbero interessati a comprare la Roma in cordata con un imprenditore e Unicredit, eventualmente. Loro non sono interessanti a gestire, ci metterebbero soltanto dei soldi come soci di minoranza: solo che loro pensano ad Angelini e non alla famiglia Angelucci. Clessidra-Unicredit-Angelini potrebbero costituire quella cordata che, acquistando quote paritetiche, rileverebbe la maggioranza di quel 67% della Roma. Il prezzo si dovrebbe aggirare intorno ai 150 milioni. Quel 67% che si trova nella cosiddetta Newco Roma, di cui Unicredit ha il 49% e i Sensi il 51%. Di cui, secondo il piano di Clessidra, dovrebbero diventare azionisti di maggioranza acquistando quote dai Sensi e da Unicredit, anche se non si capisce se vogliono il 100% oppure intendono tenere Rosella con il cerino acceso in mano. Una cosa che si potrebbe fare in cinque minuti, comunque, se soltanto Unicredit volesse. Ma se piazza Cordusio non vuole – e non vuole, altrimenti l’avrebbe già fatto senza annunciarlo sui giornali – significa che non è vero, come faceva sapere attraverso il primo articolo, che ha a cuore il futuro della società giallorossa. Ce l’ha nel portafoglio, come è giusto ce l’abbia una banca, e non vede l’ora di liberarsene. Del tutto.
IL CUORE E IL PORTAFOGLI – Nel caso il progetto fosse quello di rilevare completamente la quota d
ei Sensi, infatti, e se il 67% della Roma vale 150 milioni Unicredit dovrebbe contabilizzare una minusvalenza di 125 (su un indebitamento di circa 200), visto che la banca è proprietaria di metà di quella quota, ma titolare dell’intero credito. Quindi la minusvalenza sarebbe almeno di 125 milioni, e può addirittura salire se piazza Cordusio mantiene una quota azionaria nella nuova compagine. Se invece i Sensi rimanessero, i numeri cambierebbero, sì, ma di poco: l’istituto dovrebbe comunque contabilizzare una perdita, e i conti non lo permettono. Per questo Unicredit chiede ad Angelucci un’offerta: perché gli altri offrono troppo poco, o pretendono che l’istituto rimanga nell’azionariato di una società entrata nell’orbita solo dopo la fusione con Capitalia, come piccola grana da rimediare per coprire Geronzi. All’epoca il gioco valeva la candela. Oggi no, visto che Unicredit si trova a dover stare a pregare uno come Angelucci mentre, sempre a causa della linea di credito geronziana, si accolla un credito rischioso per conto della famiglia in un momento in cui le banche sono sotto i riflettori proprio per essersi prese troppi rischi. Oppure a respingere le avances di qualcuno che non intende metterci troppi soldi, forse anche perché non ne ha (se li si ha, di solito non si sbandiera di averceli). Angelini non vede, Unicredit non sente, Angelucci non parla. L’A.S. Roma è finita nelle mani delle tre scimmiette.
MA C’E’ L’EGIZIANO – Per fortuna, però, che c’è Sawiris. Naguib Sawiris, proprietario del gruppo di elecomunicazioni Wind, avrebbe offerto ad Unicredit circa 140 milioni per acquistare il club giallorosso, rilanciando dunque sull’offerta di circa 100 milioni avanzata dall’imprenditore farmaceutico Francesco Angelucci. Unicredit, scrive il Sole, ‘avrebbe contattato il patriarca della famiglia egiziana, Onsi Sawiris, padre di Naguib, per verificarne la disponibilità. Tuttavia la famiglia, dovrebbe fare l’acquisizione personalmente, non mediante Weather Investments, che controlla Wind in Italia ma non sembra avere la forza finanziaria per realizzare l’operazione alla luce del forte indebitamento’.












