Quiproquo

19/10/2008 - Infatti quella sera non riuscivo a dormire, non per le gambe della dottoressa come sostenete tu e quella invidiosa di Cristina. No, ero corroso dal rimorso perché ti avevo detto una bugia. La mattina dopo ero pronto a confessare mentre

     
 

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Infatti quella sera non riuscivo a dormire, non per le gambe della dottoressa come sostenete tu e quella invidiosa di Cristina. No, ero corroso dal rimorso perché ti avevo detto una bugia. La mattina dopo ero pronto a confessare mentre stavamo prendendo il caffèlatte (io il latte e tu il caffè). Ti ho annunciato che dovevo dirti una cosa ma poi ti ha chiamato dall’ufficio il tuo collega e ti ha fatto talmente arrabbiare che non ho avuto il coraggio di aggiungere un’altra preoccupazione a quelle che già avevi. Per una sciocchezza poi.

Ho rivisto la dottoressa in quello studio due settimane dopo, e non prima, come dice quella visionaria di Cristina, che ha visto la mia auto sotto casa sua altre due volte; gli informatori hanno tutte le auto uguali, e forse qualche altro collega l’ha accompagnata a casa. La sera del 15 luglio ho aspettato come sempre il mio turno e l’ho riaccompagnata perché quel giorno la sua auto si era rotta lasciandola a piedi. Stavolta non mi sono nemmeno fermato a parlare con lei.

Anche quella sera non ti ho detto niente rimandando tutto alla mattina. Ma la mattina dopo mi si è mozzato il fiato. Quando sei entrata in auto eri più serena del solito e tu lo sai, questo mi rende sempre allegro. Così quasi non avevo fatto caso a quel particolare insignificante, quel filino che ti sfiorava la mano mentre non riuscivi ad allacciare la cintura. Ho infilato io la cintura nel gancio e lì, appoggiato impudentemente, l’ho visto. Non c’era dubbio, mia bellissima mora, quel capello non poteva essere tuo. No, quel capello era biondo, chiaro, pallido come il mio viso corroso dal senso di colpa. Ti ho indicato un signore che assomigliava vagamente a tuo fratello, quello che sta in Svizzera, fingendo grande sorpresa a vederlo lì, e mentre ti sei girata e mi hai dato del cretino per la scarsa somiglianza, le mie dita avevano isolato e confinato nel pugno il frutto della mia colpa.

Giovedì 29 Luglio la sua auto era di nuovo guasta. Aveva dimenticato i fari accesi e si era scaricata la batteria. So che non credi a questa scusa e invero anche io avevo notato la cosa molto strana. Anche quando l’ho salutata aveva insistito perché la chiamassi ogni tanto, perché le dicessi di come stava andando la sperimentazione di quell’antiemorroico che rappresentavo. Mi era sembrato strano ma pensavo che lei oqualcuno in famiglia ne soffrisse. E lo ammetto, anche quella sera non ti dissi niente e rimasi un attimo in auto in garage dicendoti che c’era un fusibile rotto: in realtà stavo verificando che non fosse rimasto qualche altro capello biondo. Quella sera avrei potuto dirti tutto visto che eri così allegra, così serena ma, dannato me, non mi andava di turbarti con una storia insignificante, di poco conto. Eri così allegra che scendesti in cantina a prendere una bottiglia per festeggiare. Ma la mattina dopo, quando sono sceso in auto, vedendo proprio sul sedile un capello biondo mi è venuto un colpo. Ho pensato che non lo avevo trovato per colpa del buio o che fosse stato lasciato ad arte dalla dottoressa per farmi litigare con te. Ho buttato via i capelli prima che tu entrassi tirando un altro sospiro di sollievo.

Oggi è Venerdì 12 Agosto e se non fosse stato per questo spiacevole equivoco staremmo preparando le valigie per le vacanze. Tu dici che mi avevi dato un’altra possibilità, l’ultima, per dire la verità ma quando questa mattina ho rivisto i capelli biondi sul sedile, i capelli biondi che dovevano essere della dottoressa del giovedì se non fosse stato che è tornato dalle ferie il dott. Forlino (cosa che tu e quella pazza della tua amica ignoravate), beh ho tardato a capire come erano andate le cose. Avevo appena cominciato a notare che anche ieri sera eri andata in cantina, ma sono arrivato alla conclusione con un attimo di ritardo, un secondo dopo che mi hai sorpreso con i capelli in mano. Avrei dovuto ridere dello scherzo, dire che quella semicalva di Cristina sarebbe diventata ancor più impresentabile a furia di staccarsi i capelli. Invece le uniche parole che mi sono uscite sono state quelle di tutti i colpevoli: “ti posso spiegare tutto”, “non è come credi”, “ti giuro che non è successo niente.”

E ti avrei dato tutte le spiegazioni se il colapasta (quel maledetto colapasta di ferro) non mi fosse arrivato sulla fronte (che ancora urla sotto il ghiaccio fornito dalla reception); non sono riuscito a pensare più a niente e sono scappato via.

Ecco, questo è tutto, è stato solo un quiproquo e lo scherzo-indagine ideato da quella intrigante di Cristina ha solo impedito che ti dicessi subito la verità. Quella verità che ti ho raccontato qui per convincerti (ti prego, ti scongiuro) a perdonarmi e tornare insieme.

Tuo per sempre,

Felice Colabionda,
ehm scusami, l’abitudine di firmarmi per intero,
Tuo per sempre,

Felice

     
 

2 Commenti

  1. Lucia scrive:

    “E ti avrei dato tutte le spiegazioni se il colapasta (quel maledetto colapasta di ferro) non mi fosse arrivato sulla fronte”

    Caro Felice Colabionda…ma se fossi in tua moglie…ti avrei tirato dietro tutta la batteria di pentole! :)

    A parte gli scherzi, personalmente credo che un uomo quando tradisce lascia sempre delle tracce…manca di furbizia!

  2. marblestone scrive:

    La traccia peggiore che lascia un uomo è, come dice il racconto, la sua cattiva coscienza.
    Comunque io l’ho chiesto a Felice se poi questo tradimento c’era stato o meno ma non me l’ha voluto dire…

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