Youth Olimpic Games: le olimpiadi dei ragazzi
31/08/2010 - Si sono appena conclusi a Singapore i giochi olimpici giovanili, tra ideali sportivi e l’infiltrante cinismo degli adulti. Sono passati un po’ in sordina, snobbati dalla stragrande maggioranza dei media, ma potrebbero presto rappresentare ben di più di una semplice
Si sono appena conclusi a Singapore i giochi olimpici giovanili, tra ideali sportivi e l’infiltrante cinismo degli adulti.
Sono passati un po’ in sordina, snobbati dalla stragrande maggioranza dei media, ma potrebbero presto rappresentare ben di più di una semplice competizione sportiva giovanile. Sono gli “Youth Olimpic Games”, ovvero i giochi olimpici giovanili che hanno vissuto la loro prima edizione dal 14 al 26 agosto a Singapore.
VALORI SPORTIVI - Sotto il patrocinio del CIO, Comitato olimpico internazionale, circa 3600 atleti tra i 14 e i 18 anni, in rappresentanza di 204 paesi, si sono fronteggiati in 26 tra le discipline sportive più popolari e diffuse. A fianco alla competizione sportiva, lo Youth Olimpic Games propone ai giovani partecipanti attività interattive a sfondo educativo. Però come in ogni Olimpiade o competizione di prestigio che si rispetti l’importante sarà pure partecipare, saranno pure le iniziative di corredo, ma una medaglia fa gola a tutti. Le Olimpiadi, quelle dei grandi, sono evento di interesse e di rilievo planetario e proprio questo spesso spinge molti atleti a mettere il risultato, la medaglia, davanti a tutto, davanti ai valori sportivi di cui l’olimpiade dovrebbe essere festa ed esaltazione, davanti soprattutto alla propria salute cercando scorciatoie pericolose per primeggiare.
SE A VINCERE NON SONO I RAGAZZI – Questo è il punto su cui vigilare e riflettere: per ragazzi così giovani lo sport, le competizioni devono essere occasione di crescita e confronto, insomma una passione oltre che un sano divertimento, non certo già lavoro o ragione di vita. Un evento di tale importanza, anche solo per il nome pesante che si porta dietro, per quanto possa essere certamente festa, sport e scambio interculturale, rischia di caricare di troppa attesa e pressione questi giovani atleti. Questo discorso che può sembrare retorico e non troppo concreto ha trovato già subito riscontro nel corso di questa prima edizione quando il tabellone del torneo di taekwondo ha messo di fronte, in finale, un atleta israeliano ed uno iraniano, quest’ultimo favoritissimo non ha disputato l’incontro ritirandosi per infortunio. Infortunio che alla fine pare essersi dimostrato più diplomatico che reale e così a vincere è stata la politica dei grandi più che lo sport.













incredibile nel logo l’atleta è in realtà un pupazzetto di multimediale, anonimo sembra un avatar o giù di lì, già sono pià n rete di noi in oriente
ora basta commentarvi, colazione al bimbo, contenti-e?
commenatet il mio blog, molto onorata
http://www.gouliasalfi.blogspot.com
ciao