di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 10:08 del 28 maggio 2008 in Economia Torna alla home

Il Governo intende giocare il tutto per tutto per Alitalia. Attuando, ad esempio, la conversione del prestito ponte in capitale aziendale proprio. Mentre i vertici della compagnia di bandiera cercano di strappare l’approvazione del bilancio e Bruxelles potrebbe aprire una procedura di infrazione…

Quando ho visto il pezzo di Phastidio sul caso Alitalia (che, ricordiamolo per farci del male, ha chiuso il bilancio 2007 con un rosso di 495 milioni, perdendo circa un milione e 350 mila euro al giorno) ero scettico che ci fosse qualcosa di nuovo da dire; e invece ho trovato cose interessanti. Di acchito si capisce che, non paghi del (legittimamente dubbio per la UE) prestito ponte di € 300 milioni, il Governo ha pensato di interpretare correttamente l’attaccamento dei contribuenti alla compagnia di bandiera proponendo la conversione di detto prestito a breve termine in capitale proprio di Alitalia (legittimamente ancora più dubbio per la UE). Deve proprio essere un fantastico investimento per far ritenere al Governo di star andando a perseguire il bene comune travasandoci altre risorse. Va bene, Alitalia è un pochino in difficoltà, ma perché il prestito non basta e si parla di vincolare definitivamente quella somma al destino della compagnia?

LA CONTINUITÀ CHE NON C’È – Quando si arriva all’approvazione del bilancio, un requisito essenziale è la sua certificazione da parte di una società di revisione, nel caso la Deloitte & Touche (D&T). I revisori controllano la regolarità della contabilità e la coerenza dei valori di bilancio con i criteri propri di una impresa “funzionante” e non “in liquidazione”, di un’impresa che sostiene costi e consegue ricavi non per caso, ma nella continuità di un processo produttivo; sottostante il loro lavoro c’è, cioè, l’ipotesi di “continuità aziendale”. Come quasi ogni anno D&T sta questionando su questa ipotesi, perché le perdite sono alte (forse oltre un terzo del capitale, da cui conseguirebbe, in assenza di nuovo capitale, la messa in liquidazione), e perché i dubbi sullo svolgimento tipico dell’attività sono forti. Tra le varie cose Alitalia non riesce da diverso tempo a coprire il rischio di prezzo sui carburanti tramite futures, il che è piuttosto grave considerato che il carburante conta circa per il 30% del totale dei costi operativi e che le turbolenze sul prezzo del petrolio sono forti. Alitalia è in piena balia degli eventi, senza liquidi e senza capitale, il che non è proprio di un’azienda “funzionante”.

CERTIFICA CHE TI PASSA – La scommessa mi pare proprio qui: iniettare buon capitale italiano e governativo per convincere D&T a certificare il bilancio. Ma D&T nicchia, anche perché potrebbe certificare il bilancio sulla scorta di una “continuità aziendale” legata al nuovo capitale, per poi venir sconfessata da un giudizio UE di illegittimità di tale conversione (perché aiuto di Stato, che Alitalia dovrebbe rispedire al mittente); un pasticcio all’italiana che D&T vuol sicuramente evitare. Ma se si strappasse la certificazione e si riuscisse a traccheggiare con la UE sulla legittimità della conversione, quanta “vita” si darebbe ad Alitalia? Con perdite del genere, l’anno prossimo Alitalia sarà messa peggio di ora, quindi la scommessa riguarda il tirare a campare nel breve termine (salvo più rapide risoluzioni UE). Ma perché tirare a campare?

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MARCHETTI – Phastidio è ottimista, pare sperare in una mossa del Governo per far fallire Alitalia aggirando i veti sindacali. Io non sono ottimista, vedo Alitalia troppo elettoralmente e politicamente preziosa perché i tanti “amici” che contiene possano andare a spasso, e tirare a campare può servire a dare tampo di organizzarsi a una cordata di ragionieri e commercialisti e per fare scendere ancora il prezzo delle azioni, così che l’azienda possa alla fine venir praticamente regalata a chi di dovere, magari con l’impegno a non licenziare nessuno come contropartita dello sconto sull’acquisto. Alitalia non verrà lasciata fallire, si rimescoleranno le carte perché nuovi capitali che tengano su la baracca le affluiscano per vie meno clamorose, cosa che non è stata possibile al momento per lo stringere dei tempi di approvazione del bilancio, nonché per il pressare di una condizione di “continuità aziendale” che i contribuenti stanno pagando salato da molti anni e che un semplice meccanismo di mercato avrebbe risparmiato… appunto mettendo ad Alitalia una bella cordata al collo.

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