di Abramo Rincoln (Abr)
postato alle 12:02 del 17 ottobre 2008 in EsteriTorna alla home

Più che Mccain potè uno sconosciuto dell’Ohio. Un idraulico che ha fatto al candidato democratico la domanda più spinosa dell’intera campagna elettorale.

Controcorrente è la rubrica periodica di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Warning: può causare allergie, nausee, sonnolenza e dare assuefazione.

“Il tuo piano fiscale aumentera’ le tasse che pago, vero?”. Un artigiano dell’Ohio ha fatto la domanda lo scorso fine settimana a Barack Obama impegnato in un “porta a porta” elettorale (no non una trasmissione tv ma una full immersion in un quartiere). Questa innocente e diretta domandina da parte di uno sconosciuto “medioman” di provincia potrebbe divenire l’unico granello di polvere in grado di bloccare l’ingranaggio della gioiosa macchina da guerra messa in pista da “The One”.

SOGNO AMERICANO - Joe l’idraulico, al secolo Joe Wurzelbacher from Holland, Ohio e’ diventato famoso in America: ha fatto la domanda giusta al candiato democratico. La riposta di Obama e’ stata “very revealing” anche perche’ spontanea, poco preparata; molto piu’ significativa di ogni altro tentativo sinora compiuto per tentare di sbilanciare questo campione mondiale di postura “pesce-in-barile”, di far capire cosa in realta’ questo dissimulatore professionale veda pensi e creda per davvero. Ricordiamo, pur evitando la diatriba islamico o cristiano, che Barack nei suoi anni alla Camera dell’Illinois ha votato “present” (ne’ si ne’ no) per 130 volte e in 4 anni di Senato Federale non c’e’ memoria di progetti importanti a lui riconducibili. La domanda di Joe sta tenendo banco in America molto piu’ di ogni altra osservazione fatta da McCain nel corso dell’ultimo dibattito (in cui Joe peraltro e’ stato citato 11 volte) o delle liason dangereux di Obama con personaggini poco raccomandabili (costruttori corruttori, terroristi confessi, predicatori razzisti) proprio perche’ risponde parzialmente alla domanda “chi e’ Obama?”, mettendo allo scoperto il lato liberal di un tipo sfuggente come Osama tra le caverne del Waziristan. Joe in realta’ e’ partito con un uppercut: “Lei crede veramente al sogno americano?”. Il calvo artigiano ha raccontato al candidato in strada di avere l’opportunita’ di cambiar vita, rilevando dopo anni di lavoro un’aziendina da 250.000 dollari di fatturato, ma ci sta ripensando: qualora lo facesse, col nuovo governo democratico teme che tale salto lo possa penalizzare a livello fiscale.

PUNTI DI VISTA - Veniamo alla risposta di Obama a Joe: “Non desidero punire il tuo successo. Voglio solo essere sicuro che chiunque sia piu’ indietro di te abbia possibilita’ di avere successo anche lui. Il mio punto e’ che se l’economia e’ buona per i piu’ poveri, sara’ buona per tutti … io credo che se distribuiamo la ricchezza, sara’ un bene per tutti”. In America sono abituati ad andare diritti al sodo senza rimanere in alto nei cieli retorici della correttezza: bottom line, Joe ha capito che fa bene a stare proccupato, Obama vuole prendere i soldi di Joe the Plumber e distribuirli, decidendo lui e non Joe a chi dare i soldi di Joe. Difatti la risposta non e’ piaciuta granche’ all’artigiano: l’ha definita “un punto di vista socialista” (il che, detto in America, non e’ un gran complimento).

DE SINISTRA - Qualcuno piu’ culturato del sottoscritto potra’ inquadrare la risposta Obamiana nelle teorizzazioni sulla giustizia distributiva di John Rawls e contrapporla all’opposto approccio autenticamente libertario di Robert Nozick; qui ci limitiamo a considerare come tale risposta sia tipicamente “de’sinistra”, potrebbe esser stata pensata da un Ferrero e non sfigurare in bocca di una Segolene Royal. Il che, ripetiamo, agli occhi di un elettore medio americano non costituisce esattamente un pregio. Non stiamo qui a sprecare inchiostro per svellere dalle basi una affermazione cosi’ apparentemente corretta ma di fatto poco fondata: sarebbe come sostenere che non e’ giusto che Brad Pitt abbia Angelina Jolie tutta per se’. L’esempio non e’ farlocco: gran parte degli scambi economici tra umani sono fatti sulla base di scelte “on-off”, per le quali l’Angelina di turno sceglie di “remunerareBrad al posto di Chuck, uno e un solo (per volta). Chuck, se proprio “desidera”, potra’ andare in palestra o tentare di rendersi piu’ interessante per altra via, tipo Arthur Miller con Marilyn Monroe … dicesi evoluzione competitiva. Vogliamo “distribuire” le grazie della signorina piu’ .. razionalmente ed equamente? Imporre a ognuno di andare da un barbiere/parrucchiere deciso dallo Stato invece che da quello/a di fiducia? Chi decide, la “maggioranza” al posto dell’individuo? Si capisce il profilo decisamente liberticida della cosa.

ADDIO AMERICAN DREAM - Arriviamo alla differenza esiziale tra l’individuale “vita, liberta’ e ricerca della felicita’” della Dichiarazione dei Diritti americana, rapportata con la sua degenerazione europea: quel liberte’ schiacciato tra egalite’ e fraternite’. E tanti saluti all’American Dream, cioe’ la possibilita’ offerta a chiunque ma non a tutti di rifarsi la vita. Per questo la risposta alla domanda di Joe e’ argomento importante per l’americano medio e potrebbe realmente divenire un elemento significativo della campagna elettorale, oltre che rappresentare presumibilmente l’ultimo treno per il Grand Old Party a venti giorni dalle elezioni. Uno dei motivi, forse il piu’ importante, e’ che la ricetta “tassa, distribuisci e penalizza il commercio estero” illustrata (si fa per dire) da Obama, somiglia tantissimo alla ricetta perdente di Hoover post 1929, quella che affosso’ l’America sin oltre il New Deal. Per non parlare del falso storico e della disonesta’ intellettuale obamiane nell’addossare tutte le responsabilita’ della crisi finanziaria su un mai avvenuto indebolimento di regole e controlli in Borsa attuato sotto Bush, da parte di uno che collabora ancor oggi con i maggiori erogatori e beneficiari di mutui subprime, le Fannie Mae e Freddie Mac gestite da boiardi democratici e le Associazioni dei “Community Organizer” come la Acorn.

UNA RISPOSTA TARDIVA - Forse in ogni caso e’ oramai troppo tardi per fermare la gioiosa macchina da guerra di Obama, in grado di schierare dalla sua parte gran parte degli intellettuali e del mainstream media (l’ennesima copertina dedicata da RollingStone e’ significativo esempio), un numero di spot televisivi triplo di quello di McCain (stile Cav. pre par condicio?) e, molto piu’ importante, in grado di sminuzzare gli avversari mantenedo le mani apparentemente pulite, mediante quel gioco politico sporco appreso presso la “Chicago Old Skool” di dove viene – chiedere a Hillary (“shame on you Obama”) e a Sarah per referenze. Forse McCain non ‘e il candidato giusto, ci vorrebbe uno un filo piu’ agile e sveglio, meno monodimensionale e appiattito su argomenti di politica estera che non sono granche’ per l’americano del Midwest. Forse e’meglio cosi’ … Obama, questa sorta di enigma dentro a una incognita, questa risposta in ritardo di vent’anni rispetto a un problema – l’integrazione dei neri nella societa’ – reso drammaticamente obosoleto dalla massiccia immigrazione latina; un uomo che ha scritto due biografie prima dei quarant’anni senza aver concluso granche’ negli stessi; uno che vede se stesso come un simbolo autoreferenziale (“we are the answer we were waiting for”) piu’ che come un decision maker: forse e’ destino sia lui a rappresentare, simbolicamente, un ulteriore sintomo e non certo la causa del declino di cio’ che fu l’Impero Americano.

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