Mediobanca su Seat: truffare i risparmiatori paga

25/08/2010 - La Consob punisce Piazzetta Cuccia e altri intermediari per le vendite allo scoperto. Per conto di chi? Non lo sappiamo, ma una cosa è certa: ci hanno guadagnato. Multa importante della Consob contro Mediobanca, Equita Sim e Credit Agricole Cheuvreux

     
 

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La Consob punisce Piazzetta Cuccia e altri intermediari per le vendite allo scoperto. Per conto di chi? Non lo sappiamo, ma una cosa è certa: ci hanno guadagnato.

Multa importante della Consob contro Mediobanca, Equita Sim e Credit Agricole Cheuvreux Italia Sim. I tre intermediari durante l’aumento di capitale di Seat pagine gialle nella primavera 2009 hanno infranto il divieto di vendita di azioni allo scoperto. Una misura temporanea adottata l’anno scorso per evitare la speculazione sui crolli degli indici prodotti dalla crisi economica. La Consob ha multato Mediobanca per 175mila euro, Cheuvreux per 170mila ed Equita per 130mila, cifre basse rispetto al massimo possibile, perché ai tre è stata riconosciuta una serie di circostanze attenuanti: su tutte non aver realizzato in proprio i guadagni derivanti dalle vendite, ma di aver eseguito ordini di clienti a cui però (ed è il motivo della multa) “non è stata chiesta la conferma della titolarità e disponibilità dei titoli”.

DON’T ASK DON’T TELL - Le operazioni sotto esame, dice la Consob, sono state compiute nel periodo fra il 30 marzo e il 17 aprile 2009. Ancora una volta si punisce il braccio e non la mente e, considerando che la Consob ha potere autorizzato le modalità di quell’aumento di capitale causa della manipolazione, è chiaro che si poteva evitare ab origine l’occasione di arricchimento illecito per gli speculatori. La richiesta al mercato di 200 milioni di euro di Seat è una delle operazioni più contorte e meno trasparenti della già non immacolata storia finanziaria italiana. Un pericolo già segnalato su tutti i giornali anche dal vostro umile cronista. I vecchi titoli Seat sono stati raggruppati secondo una proporzione di 200 a 1 e i nuovi regalati al prezzo di 0,106 rispetto ad un prezzo dei vecchi di 5 euro). In particolare nel pezzo di Repubblica linkato più su si citava uno studio su Websim che spiegava bene come “il titolo sarà facilmente manipolabile e presumibilmente si presterà a forti escursioni di prezzo in quanto comunque mancherà carta da vendere” e che sarebbero bastate cifre irrisorie per far balzare il titolo. Infatti durante quei giorni il valore di Seat ballò anche del 500%.

ERO SOLO DI PASSAGGIO – E qui torniamo ai nostri multati perché questi “ignari” intermediari, secondo la stessa Consob, sono stati i principali protagonisti di quell’ottovolante. Cheuvreux ha intermediato il 19% circa del capitale ordinario di Seat, il 14 e 15 aprile, per conto di tre clienti, che hanno ottenuto un profitto stimabile in 565.000 euro. Equita ha intermediato, sempre il 14 e 15 aprile, circa il 22% del capitale di Seat, per conto di tre clienti che hanno conseguito un profitto di 1,05 milioni. Mediobanca il 15 aprile ha intermediato il 49% del capitale ordinario di Seat per conto di tre clienti che hanno ottenuto un profitto di 1,58 milioni. Volumi abnormi per così pochi clienti e cosi pochi broker coinvolti. O Mediobanca e gli altri hanno fatto quelle transazioni per clienti che “potevano” avere una così grande quantità di azioni Seat o hanno semplicemente permesso a questi privilegiati di fare operazioni macroscopicamente erano contro le regole. Nella sentenza si parla di “conferma della titolarità”. Lasciando il sospetto, nulla più, che dietro quei nomi si celino gli stessi fondi di private equity che controllavano Seat.

RINASCITA CONSOB – Siamo alla solita storia, solo in Italia il mercato non è cieco, ma le transazioni azionarie hanno un nome e un cognome di solito gli azionisti di controllo o persone a loro vicine. Lo dimostra una sentenza per insider trading che ha coinvolto i parenti di Carlo De Benedetti. Una storia vecchia di cinque anni e che, secondo fonti interne alla Consob, ha fatto un paio di giri extra tra gli uffici proprio per il peso specifico dei cognomi presenti nella pratica. Meglio tardi che mai verrebbe da dire, specie considerando che l’autorità di vigilanza del mercato finanziari ha appena chiuso la lunga era della presidenza di Lamberto Cardia (che è riuscito a coprire tutte le grandi stagioni degli scandali finanziari dalla bolla Internet fino a Cirio e Parmalat) con il record negativo di multe e indagini realizzato nel 2009. Facile concludere che proprio l’assenza di un presidente e con un collegio ridotto all’osso, ma fatto solo di tecnici, è la causa di tanto rinnovato dinamismo. Speriamo che duri.

     
 

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