Se Scalfari dà del matto a Cossiga
19/08/2010
Eugenio Scalfari traccia su Repubblica un ricordo di Cossiga sinistro e irresponsabile. Il succo: il politico democristiano, che soffriva di disturbi dell’umore, era “un uomo di grande intelligenza appoggiata tuttavia ad una piattaforma psichica del tutto instabile”. Questo, adombra Scalfari appena sotto una patina di compassione, l’avrebbe reso discutibilmente adeguato ai ruoli istituzionali ricoperti.
Il punto é sinistro perché si inserisce in una tradizione non proprio edificante di medicalizzazione della lotta politica; giá se ne sentiva il gusto ai tempi di “Berlusconi é malato”, da cui le notti libertine. Sia chiaro che non mi stanno particolarmente a cuore né Cossiga, la cui parabola culminó quando avevo sí e no iniziato le scuole superiori, né Berlusconi, che piú che un malato mi sembra un poco di buono. Ma l’argomento per cui il nemico sarebbe in fondo un povero squilibrato ha radici in un’idea di normalitá ideologica abbastanza fastidiosa.
Ancor peggio il lato irresponsabile. Da quello che leggo sui giornali, capisco che Cossiga soffriva di una forma di ciclotimia o forse della sua versione piú accanita, il disturbo bipolare: un’alternanza piú o meno rapida e piú o meno violenta di stati d’animo euforici e depressivi. Per una descrizione piú accurata dei sintomi si puó vedere l’apposita sezione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Le cause organiche, ammesso che esistano, non sono ancora note; la ricerca corrente propende per una combinazione di fattori genetici relativi al metabolismo cerebrale e fattori ambientali. É una patologia inabilitante? No, se tenuta sotto controllo in modo adeguato, con collaborazione del paziente.
Un ciclotimico é uno che va molto in alto e molto in basso, non uno che ammazza la gente per strada. Fa piú fatica di altri a mantenere una condotta omogenea, questo sí; e talvolta soffre un po’ di piú della media. Se non si sottopone regolarmente a cure farmacologiche e psicologiche, puó avere comportamenti rischiosi per se stesso e per gli altri. Pur senza voler scadere in facili oleografie, peró, é opportuno ricordare che c’é anche qualche lato buono.
Ad esempio, come narra la psichiatra americana Kay Redfield Jamison nel saggio Touched with Fire, talvolta l’instabilitá si accompagna a capacitá brillanti e temperamenti molto creativi; molto spesso é congiunta a elevata produttivitá, almeno quando gira bene. Quando gira male puó essere distruttiva: conduce all’abulia, alla disperazione e occasionalmente al suicidio. Ed é esattamente per questo che occorre diffondere una sensibilitá un po’ piú sottile rispetto a “quel pericoloso folle nella stanza dei bottoni”.
La strada per ridurre le difficoltá dei malati e rendere massimo il particolare contributo che possono dare alla societá passa dalla conoscenza (e annessa demitizzazione) del fenomeno, nonché dall’offerta di trattamenti efficaci. In Italia c’é una terribile ignoranza a proposito di questi stati psicologici, dipinti con tinte che ricordano piú i fumetti di Tiziano Sclavi che una rivista scientifica. Chi se li porta dietro finisce per dover fare i conti con un pregiudizio diffuso e difficile da scalfire: scuola e famiglia capiscono poco, le assicurazioni mediche spesso non rimborsano le terapie, si finisce sempre un po’ in odore di delirio.
Qualche tempo fa quotidiani e rotocalchi facevano a gara a celebrare il vincitore dell’ultima edizione del Grande Fratello, il quale sosteneva di aver raggiunto una “completa guarigione” (impossibile) dal disturbo bipolare grazie alla “forza di volontá” (sciocchezza). Sfondo di camicie di forza, manicomi (inesistenti) e droga. E vabbé, dispiace leggere certe cose, ma finché sono le pagine di gossip si sopporta. In un editoriale di Scalfari un po’ meno.













Non ho purtroppo avuto modo di leggere l’editoriale, apprezzo molto Scalfari, mi dispiace umanamente per la morte di Cossiga per il quale tuttavia non nutro particolare odio né amore, anche io per una questione anagrafica. Detto questo, vorrei ringraziare l’autrice dell’articolo, essendo io una persona del tutto normale a cui anni fa fu fatta una diagnosi di disturbo bipolare. Grazie davvero.
Affetto da disturbo bipolare, sono stabile da una decina d’anni, con escursioni al massimo divertenti per la moltitudine che mi circonda. Apprendo ufficialmente dalla redazione che Cossiga ne soffriva e commento che come me e tanti altri, avrà condotto al contrario di molti una vita in salita, ma senza smettere d’arrampicarsi .. Per me è stato un uomo senza difetti, se non avesse avuto DB sarebbe stato tutto più semplice, no?