Brunetta e quelle bugie sull’export

18/08/2010 - I PROBLEMI MAI RISOLTI – Certamente è la pressione fiscale è il primo punto di debolezza del sistema seguito dalle norme dell’ordinamento civilistico e contabile, dalla paurose situazione della giustizia che rende incerto il rispetto dei contratti e la tutela

     
 

di

I PROBLEMI MAI RISOLTI – Certamente è la pressione fiscale è il primo punto di debolezza del sistema seguito dalle norme dell’ordinamento civilistico e contabile, dalla paurose situazione della giustizia che rende incerto il rispetto dei contratti e la tutela dei diritti di proprietà. Pesa l’inefficienza complessiva della macchina pubblica e la pessima qualità della spesa pubblica con annessa corruzione. E’ come se mancasse la consapevolezza che i vantaggi comparati che una o più imprese possono acquisire per competere sui mercati mondiali, nasce all’interno del paese e richiede efficienza del sistema pubblico, buona formazione, elevate competenze del capitale umano, un sistema universitario di alto profilo. Tutto questo manca. Così come manca un sistema bancario-finanziario-assicurativo adeguatamente concorrenziale ed articolato. Mancano ad esempio i fondi di Private equità, mancano alternative credibili al tradizionale finanziamento bancario ed è impensabile che la quotazione di una media impresa in borsa presenti procedure e costi analoghi a quelli di una multinazionale. Manca insomma il sistema paese con conseguenze ulteriori. La prima è l’infimo numero di grandi imprese italiane, la seconda è la scarsità di investimenti di imprese estere. La presenza di multinazionali esercita di per sé una funzione di stimolo, di introduzione di innovazioni organizzative e funzionali, delle cosiddette best practice manageriali che sono essenziali ad un positivo sviluppo delle imprese. Come tutti i paesi anche l’Italia è un sistema, una unità articolata in vari sotto-sistemi ciascuno dei quali interagisce con tutti gli altri. La produttività è figlia di queste combinazioni. Dato quanto premesso, chiarito che le crescita delle imprese non deve essere un obbligo ma una libera scelta di opportunità e convenienza che l’imprenditore compia, il sistema paese deve essere riformato pesantemente e rapidamente pena l’accelerazione del declino a cui siamo avviati per la bassa crescita. Bisogna smettere di illudersi che piccolo è necessariamente bello quando rimanere piccoli è una scelta “spintanea”. L’impresa piccola è poco capitalizzata, poco strutturata, non si serve di capitale umano di alto profilo, non può effettuare i necessari investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione, non è commercialmente abbastanza flessibile, non è in grado di articolare la necessaria presenza commerciale sui mercati di sbocco, non riesce a conseguire masse critiche adeguate di output per tenere i mercati.

IL CASO GERMANIA – La questione si pone anche per altro verso. Le ristrutturazioni che le imprese hanno realizzato a causa della crisi, hanno comportato eccedenza di mano d’opera che va ad aggiungersi a coloro che sono in cassa integrazione comunque declinata, a coloro che sono fuori dalle statistiche per aver smesso di cercare lavoro (i cosiddetti “scoraggiati”) senza sottacere che è troppo basso il tasso di attività generando un problema che rischia di essere di lunga durata e dai contenuti durissimi. L’unico rimedio è liberare la crescita dell’economia e quindi delle imprese. Vanno identificati nuovi driver di crescita che orientino verso livelli qualitativi e tecnologici più elevati le produzioni italiane. Si ritorna per questa via alle debolezze del sistema paese. Quanto fin qui, tutto si tiene, dimostra che la crescita stentata che ha contraddistinto il paese negli ultimi lustri, la produttività stagnante hanno determinato enorme perdite di competitività a favore dei paesi concorrenti ma hanno danneggiato la possibilità di rientro dal debito pubblico. Senza sufficiente crescita del PIL sarà impossibile rientrare del debito e risanare finalmente le pubbliche finanze. Senza esportazioni, investimenti e consumi interni adeguati non ci sarà crescita del PIL e questo obiettivo sarà complicato da raggiungere senza un sistema di imprese forte, efficiente, ben gestito e di dimensioni adeguate. Può essere utile per avere una idea del rilievo del sistema paese proponendo un esempio che viene dalla Germania. Alcuni atenei tedeschi, tra cui quello di Heidelberg, hanno aperto delle sedi in diversi paesi estremo oriente che dispensano corsi universitari e la lingua tedesca. Un semplice, rapido viaggio ad Heidelberg o altra città universitaria, mostrerà che gli asiatici sono decine di migliaia, tutti studenti che porteranno nei loro paesi la Germania, la lingua, la cultura, i prodotti diventandone degli efficacissimi ambasciatori.

     
 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie