Come se fosse colpa della contabilità!
16/10/2008 - Le banche hanno in tasca titoli che nessuno vuole? Niente paura, basta evitare che non iscrivano le perdite a bilancio cancellando il cosiddetto mark to market. Facendo apparire le situazioni come sane, anche quando non lo sono. Che splendida idea,
Le banche hanno in tasca titoli che nessuno vuole? Niente paura, basta evitare che non iscrivano le perdite a bilancio cancellando il cosiddetto mark to market. Facendo apparire le situazioni come sane, anche quando non lo sono. Che splendida idea, eh?
Se n’è parlato già da un po’, ma forse i governi riusciranno a inventarsi la superpanacea della crisi. L’intuizione è formidabile: le banche hanno un mucchio di titoli-letame che nessuno vuole e che, se valutati secondo criteri di mercato, farebbero iscrivere perdite a bilancio; a questo si affianca il
deterioramentogenerale dell’attivo, e tutto insieme comporta rapporti di patrimonializzazione peggiori, da sistemare con nuovo capitale (chi può) oppure facendo rientrare i crediti (spingendo la recessione) pena il fallimento. La soluzione? Fingere contabilmente che non sia successo nulla, riscrivere la contabilità.
GENIALE – Bella trovata! Ma la contabilità deve aiutare a capire come sta un’azienda, un bilancio è una “foto” dell’azienda in un certo momento, e come tale è una foto sia del patrimonio che della redditività. La necessità di iscrivere alcune poste ai valori di mercato o coerenti con il mercato è data dal voler capire le potenziali situazioni di utile o perdita traducendole in una misura unica per tutti, i soldi. Il criterio del Mark to Market (MtM) è questo: dati alcuni elementi del bilancio (ad es.: gli strumenti finanziari), si vuol dar loro un valore che renda conto dello stato attuale delle cose, per cui le azioni vengono valutate al loro prezzo di Borsa, gli strumenti finanziari che hanno un mercato e quindi un prezzo ufficiale avranno quel valore, derivati e strutturati vengono smontati e poi prezzati guardando i valori delle variabili di riferimento (ad esempio la struttura dei tassi forward, unico valore oggettivo delle attese insite nei prezzi di mercato) e così via. Se dopo questa pezzatura il titolo in oggetto vale meno del suo prezzo d’acquisto, la differenza diventa
una perdita (seppur potenziale) che il bilancio deve rivelare, perché l’investitore deve sapere quello che pur potenzialmente rischia!
DAL LETAME NASCONO I FIOR? – Cosa è accaduto? Montagne di titoli-letame non li vuole più nessuno, quindi il loro valore in pratica si azzera; scommesse con i derivati si sono rivelate sbagliate, quegli strumenti creano continue uscite di denaro ed essendo le aspettative non diverse il loro valore è negativo. Il mercato parla di recessione, i valori sono quindi da recessione, e la contabilità riflette tutto questo, e non c’è nulla di strano perché è questo che la contabilità deve fare, ed è quel che ha fatto finché le cose andavano bene. La contabilità è una informazione, se le cose vanno male è a causa dei fatti, non del ragioniere che li racconta. Ora ci si lamenta che queste norme contabili sono pro-cicliche (per il combinato con le norme sulla capitalizzazione di cui all’inizio), ma finché la spirale era al rialzo nessuno si è preoccupato. Per quanto tutto sia migliorabile, la ratio era allora corretta (identificare il potenziale patrimoniale/reddituale del momento) ed è intellettualmente disonesto cambiare le carte in tavola perché non ci piace quel che ora i bilanci raccontano. In concreto, infatti, quel che si sta prospettando, su spinta anche delle stesse autorità di mercato europee, è la sospensione dei criteri di valutazione del fair value (valore corretto) delle poste di bilancio, con accantonamento del MtM e iscrizione delle poste al prezzo storico. In pratica, se il mio portafoglio titoli ha un valore di mercato (o valutato secondo mercato) inferiore al prezzo di acquisto, questo non si vedrà nel bilancio hce invece riporterà sempre il solo valore di acquisto iniziale; cascasse il mondo, non avrò mai alcuna perdita a bilancio a meno che non venda i titoli.
FINGERE CHE LE COSE VAN BENE? – Geniale? No, intellettualmente e legalmente scorretto! Questa norma farà apparire in utile imprese che in realtà saranno bloccate nella propria operatività. Il mercato stesso verrà in qualche modo bloccato facendo sì che i prezzi ufficiali diventino fittizi mentre l’economia svilupperà una serie di prezzi-ombra meno chiari, il tutto a danno dell’efficienza operativa. Si bloccherà il de-leveraging magari, ma questo non significa maggior fiducia nel sistema e quindi maggior circolazione del credito, al massimo significherà cristallizzazione degli attuali rapporti e distribuzione di ricchezza, palesemente inefficienti, impedendo che i capitali possano venir liquidati e, con la dovuta tempistica, meglio reimpiegati. Insomma, sarà come trovarsi fino al collo in una vasca di letame, professando che tutto va bene, ma imponendo che nessuno si muova per non creare onde.
Una cosa simile è accaduta in Giappone, dove la crisi immobiliare è stata affrontata consentendo alle banche di non iscrivere le potenziali perdite del loro patrimonio; fingere che le cose vadano bene non le rende funzionanti, e infatti il Giappone è rimasto “bloccato” e si è trascinato in una decennale fase laterale deflazionistica. Nessun fallimento, nessun ricambio imprenditoriale e di destinazione del capitale, e un potenziale crack di due anni si è trasformato in una decennale stagnazione puntellata da mutui di durata anche centennale! Vogliamo questo?
TRUCCARE L’INFORMAZIONE? – Ma non è tutto. Occorre ricordare che la rilevanza del MtM è concentrata nell’operatività “investment”, cioè è riferita ai soli portafogli di trading, alle sole operazioni di mera scommessa o speculazione. Un derivato acquistato a fini di copertura (perché i derivati sono nati per questo: si associa una operazione tipica come un prestito ad un opportuno derivato per eliminare alcuni rischi, in pratica con una scommessa uguale e contraria al rischio insito nell’operazione da coprire) non comporta perdite e utili, la sua variazione di valore finisce a compensazione di quella dell’oggetto della copertura, escludendo riflessi sul piano reddituale. Che il derivato abbia una valore di mercato positivo o negativo, questo va a pareggiare un altro valore del patrimonio aziendale, senza tradursi in utile o perdita, anzi rendendo il patrimonio aziendale più stabile. Inibire l’iscrizione di un fair value è quindi un favore fatto alla speculazione. Io ritengo l’attività speculativa necessaria legittima e dignitosa ma, al pari di tutti, deve pagare i propri errori; i governi, e qualche montanaro ministro scrittore, hanno definito la speculazione come la fonte di ogni male, e ora proprio governativamente si vorrebbe avallare un suo, spero si sia capito, costoso salvataggio. Salvare chi ha scelto il rischio come proprio mestiere, e rischiare a nostra volta di pagarlo per generazioni, vogliamo questo? Truccare i valori di bilancio è truccare l’informazione, e l’informazione falsa è sempre stata utile a chi la gestisce e dannosa ai più.













Liquidità, solvibilità. Puff. Il solito problema insolubile… perché non vi mettete a fare cruciverba, almeno una soluzione ce l’hanno sempre!
Se un problema di liquidità fosse dovuto, chessò, ad un errore in una piattaforma elettronica, ok… è un problema tecnico, è ingiusto che abbia conseguenze sistemiche, anzi, non è ingiusto, è folle.
Se è causato da agenti di mercaot affetti da depressione (psicologica), come sostituto del prozac un’iniezione di liquidità può andar bene, per andare avanti un giorno in più.
Ma se la liquidità fosse causata da insolvenza? Esempio schematico. L’economia fa piani che richiedono tot risorse reali. Queste però non esistono. Si arriva al pagamento finale col portafoglio vuoto. In questo caso, dare liquidità equivale a fornire credito (a breve), posticipando di qualche giorno il problema. Ma se la liquidità è fornita su base continua, ecco un rollover che può andare avanti a lungo… stimolando tra l’altro il duration mismatch.
Il problema del mark-to-market è che il mercato può avere un undershooting per terrore da credit risk? Sì.
Però è anche possibile che può fare overshooting per eccesso di liquidità, come nel mio esempio.
Per rispondere alla domanda iniziale, quindi, bisognerebbe conoscere i fondamentali. Ma ciò è impossibile, quando i prezzi non sono veritieri. E come forse oggi certi prezzi sono troppo pessimisti, fino a ieri erano troppo ottimisti: nessuno dei due era un buon prezzo. L’unico modo per avere buoni prezzi è avere un mercato che si equilibra, e questo implica che i mercati finanziari non devono essere drogati dalla creazione di credito o vincolati da divieti di vendite scoperte e/o da contabilità fittizie non legate al mercato ma al prezzo di acquisto, dopato.
Bel problema. Un mercato dopato prima o poi crolla, e una buona strategia di lungo termine è impedire il doping a monte. Un mercato dopato in via di cllasso, però, potrebbe crollare troppo rapidamente, e impedire alcune dinamiche di mercato può riportare nel breve termine la calma.
Das ist immer dasselbe Theater, direbbero i tedeschi (è sempre la solita storia): la medicina del breve termine è il veleno del medio.
Così parlò Zarathustra. Se non dico cose più chiare è perché questo è il massimo che sono arrivato a intuire.
Leggasi “ma se la (mancanza di) liquidità fosse causata da insolvenza?”
La medicina del breve termine è veleno per il medio.
E non parliamo delle sciocchezze che si fanno per il lungo periodo. C’è gente che si mette persino a dieta.
@ricchiuti
ma hai capito che chi ha 100.000 euro in banca, e la banca fallisce, non li rischia? hai capito che il problema è sul lato speculativo e non del risparmio? ok, tutto è interconnesso e se crolla mezzo sistema anche l’altra metà si becca una fetta di problemi, quindi morti e feriti ci saranno da una parte e dall’altra, ma saranno sempre di più sul lato della speculazione e sempre meno (tendenzialmente zero) per i piccoli correntisti o scopertisti delle banche commerciali.
@topin
non capisco se intendi che è sbagliato come concetto o come realizzazione; le norme sono fatte da uomini e sono sempre migliorabili (come faceva osservare Calvin, se non c’è un mercato come ne veniamo fuori? le idee possono essere diverse, ma ci sono, scegliere la migliore è un altro problema); come concetto non mi pare così peregrino però, perché come ho scritto nel pezzo DEVE fare differenza il fatto che un ente abbia un portafoglio che attualmente vale ZERO rispetto a chi ha un portafoglio positivo. Su cosa valuti la banca? Come ne determini il valore? Io lo farei base a quello che ha in pancia, e in questo senso il Credito Cooperativo di Lajatico non può essere messo sullo stesso piano di Lehman Brothers aggirando una valutazione al momento dei relativi asset, abbi pazienza.
La contabilità è una rappresentazione puntuale, e si dispiega secondo un criterio di competenza; allora, per quanto riguarda la competenza del primo semestre di questo anno, questi titoli non valgono un tubo. Che valgano qualcosa tra tre anni quando la banca sarà fallita perché non aveva due spiccioli per pagare gli interessi, ha rilevanza oggi?
Per un riassunto di quel che ho scritto, basta il commento del mitico Pietro-Liberty.
Forse un punto ancora trascurato in questa meravigliosa discussione con tutti voi è: ma gli indici di capitalizzazione, che vengono un passo dopo il MtM e sono il trigger per ricapitalizzare o chiudere baracca, hanno senso?
Io ho capito che la sola possibilità ci siano crolli di quelli che ai risparmiatori servono in modo collaterale ma spesso essenziale non vale la candela di purismi.
Ci sono aziende, ad horas, che non hanno allargamenti di fidi perchè le banche hanno deciso di tenere stretti i cordoni.
Ci saranno mensilità non versate per dire.
Poi delle tutele dei depositi, boh. Ricordo quando saltò l’Ambrosiano, stanno ancora a piangere.
Il problema dei poveri è tenerseli ben stretti i ricchi e pregare quotidianamente per coloro che la macchina del danaro la fanno girare in un modo o nell’altro. Chi ferma il danaro, fa perdere tutti. Ma sono solo considerazioni comuni, io ho capito e rispetto il tuo pensiero, credimi.
Oggi mi sono svegliato cazzeggione. Si può scrivere?
Il commento lungo precedente può spiegare il duration mismatch?
Aggiungo un dettaglio, la politica monetaria ha effetto sui tassi a breve, poco sui tassi a lungo. Questo implica che il carry trade (indebitarsi a breve, investire a lungo) diventa più proficuo. Anche questo stimola il duration mismatch.
Ovviamente dovrò pensarci ancora a lungo…
“la politica monetaria ha effetto sui tassi a breve, poco sui tassi a lungo”
non vorrei apparire come il mercante greco di Sallonicco, ma se proroghiamo una politica a breve per un lungo tempo, riusciamo a posticipare costantemente il lungo termine per quanto proroghiamo il breve termine
Per il BancoAmbrosiano, mi pare che sia accaduto prima dell’introduzione del fondo di garanzia (una decina di anni fa). Può darsi?
Che le banche hanno stretto i cordoni… Sai vero che il ciclo positivo è finito?
So che i miei discorsi a volte puzzano di purismo, è un rischio che si corre sempre, ma in realtà ne faccio una questione di opportunità economica e di “correttezza” verso chi come me non si è fatto trascinare nel gioco perverso dell’impiego di risorse che non aveva, e che non sopporta il pensiero di pagare più per gli altri.
Cercando di usare i tuoi stessi termini, una differenza nei nostri due pensieri che ci impedisce di trovare un accordo, e te ne sarai accorto, è il ruolo dei “ricchi” come motore per i poveri. Io non ci credo minimamente, o meglio non credo minimamente che salvare un ricco dai suoi propri errori (dopo che ci si è fatto barche e ville) con i soldi dei poveri serva a rendere i poveri più ricchi. L’unico modo che io vedo per arricchirsi tutti è lasciar lavorare le persone senza inganno e far sì che i ricchi capaci imparino (anche dai propri errori) a lavorare bene cercando le persone giuste (ricchi o poveri che siano) e le remunerino per quel che sanno fare.
In un libro di Maldelbrot si lamentava che gli attuali uomini di wall street non sono gli stessi che hanno passato il ’29 (vecchissimi se non morti) e che quindi non hanno coscienza di cosa significi “eccesso” sui mercati e cosa possa succedere quando l’inganno finisce, perché non hanno avuto modo di impararlo. Ecco, le crisi servono anche a questo, ad imparare, e trovare sempre paracaduti è solo un modo di deresponsabilizzare. Mia idea, certamente.
@Salam
questo è un errore concettuale che ha portato all’attuale crisi, perché trascura elementi come il tempo di produzione.
@liberty
hai detto bene; le banche sono per metà finanziate con prestiti a un mese perché costavano meno. E ora scoprono che non riescono a rinnovare i prestiti mentre gli impieghi sono a dieci anni.
Si, l’Ambrosiano è prima del fondo. Magari ne è stato anche la causa prima.
Ma ho visto davanti a me gente ritirare ventimila euro, un saldo, per paura di perderli.
Si, la differenza sta nel concetto di motore.
Io vedo il salvataggio a spese dei poveri, come l’hai definito tu, come un modo per evitare una situazione tipo banca che non allarga il fido, banca che ritira il fido, impresa che non paga più in tempo, i mensili che si aggiungono, finanziaria che non ti finanzia, cose che non puoi più comprare a rate, prestiti piccoli con cui far fronte alle rate o alla mancanza di puntualità negli stipendi che non puoi più avere. Aziende che saltano senza credito, né il più credito di cui han bisogno data la recessione e nemmeno il creito di cui godevano prima. Dici, in due anni facciamo piazza pulita. Io dico che andiamo a inguaiare soltanto la gente che in questi due anni dovrà commettere reati per campare, e questo senza corrispettivo. Perché non è solo la storia del motore che ci divide. E’ che non credo che tra due anni non ci sarà di nuovo la speculazione.
La tua ricetta é: fermate le carte truccate a costo di fermare le carte e si riparte con le carte pulite.
La mia ricetta é: le carte pulite non reggono da sole, e comunque non possiamo aspettarle, continuiamo a produrre carte finché è possibile.
In un film dei primi ’90, c’è la Ferilli, ancora laziale, di destra e con le sopracciglia folte, Montesano e Pozzetto. Pozzetto fa il finanziere d’assalto. Montesano plaude contro i ladroni ma i soldi per comperare la casa non li ha più nel momento in cui i suoi applausi ai giudici fanno arrestare Pozzetto.
La Ferilli, cioè l’Italia, alla fine indovina chi capisce di dover pompare (in tutti i sensi) ?