Forse Silvio Berlusconi non se n’è nemmeno accorto, ma ieri, uscendo dal Consiglio europeo aveva molte più ragioni di quanto sembrasse a prima vista quando si è paragonato, per longevità, a Mussolini nel numero di anni al potere. “Il premier si e’ definito “un veterano” insieme a Giulio Tremonti dei Consigli europei – si legge in questa agenzia – “Il guaio”, ha aggiunto parlando in tono confidenziale ai giornalisti a margine della conferenza stampa del Consiglio, “e’ che io fra cinque anni va a finire che arrivo a 19 anni” di governo. Poi, ha chiesto con tono scherzoso: “Quanti anni ci e’ restato quello la’?”. E i cronisti gli hanno
suggerito: “Presidente, gliene manca ancora uno…”. In effetti, il conteggio è – bene o male – giusto: alla fine della legislatura – cioé nel 2013 – gli manchera’ un solo anno per arrivare al ventennio dal primo incarico del 1994. In realtà, sappiamo benissimo che nel 1996 fino al 2001 al potere c’è stata una compagine di centrosinistra, così come tra il 2006 e il 2008. Ma è significativo che il Berlusprodismo, ovvero la crasi tra due “poteri” rappresentati da Silvio Berlusconi e Romano Prodi, sfidanti per la premiership del paese, sia ufficialmente finito con il ritiro dalle scene politiche del professore soltanto quest’anno, dopo ben 14 primavere (Prodi fu anche il candidato “virtuale” dei progressisti nel 1994: il suo nome fu fatto tra i papabili premier in caso di vittoria della “gioiosa macchina da guerra” da Massimo D’Alema). Berlusconi concluderà la sua legislatura nel 2013, se tutto va bene (e ha la maggioranza parlamentare per reggere tranquillamente). Poi per lui, in caso di vittoria ma anche di sconfitta di misura, potrebbero aprirsi le porte del Quirinale (sempre che Silvio non decida di andarsi a sedere prima, e chi di dovere abbia l’intenzione di farsi più in là). Augurandogli grande longevità, concludendo il settennato si arriverà al 2020: in totale, fanno 26 anni (più quelli, eventuali, di senatore a vita) sulla scena politica. Dal momento in cui ha deciso di entrarci lui, a quello in cui non se ne andrà per cause di forza maggiore. Di una cosa possiamo esserne certi: anche in quella data il dibattito su Berlusconismo/Antiberlusconismo sarà ancora fervido. Di tutto il resto no: magari a quell’epoca potrebbe averci invaso la Germania per costringerci a ripianare il debito pubblico, ad esempio.
Il punto però non è questo, ma un altro: avevamo/abbiamo un’alternativa o un’idea migliore? In realtà, sia a Prodi che a Berlusconi ce n’è stata, di gente che ha tentato di fare le scarpe. Gianfranco Fini, Umberto Bossi, Pierferdinando Casini, Roberto Formigoni, persino Giulio Tremonti coltivava e coltiva tante speranze sulla poltrona di Silvio. Romano l’hanno fatto fuori svariate volte (D’Alema, Marini, Rutelli, Veltroni: tra questi c’è chi è riuscito, ma poi ha fallito a sua volta), ma alla fine è tornato al suo posto fino all’ultima fallimentare esperienza di governo, che probabilmente sarebbe stato troppo persino per un miracolato. Prodi se n’è andato, anche se ambirebbe a tornare. Silvio è ancora in sella, anzi in pompa magna dicono i sondaggi. E il bello è che il sistema politico italiano non aveva alternative, nemmeno in lontananza. Se tutti i tentativi di fare le scarpe ad ambedue sono andati a vuoto – soprattutto quelli a Berlusconi - è perché evidentemente le stature di chi voleva prenderne il posto erano inferiori. Per tanti motivi strettamente connessi – da una parte, ad esempio l’innegabile bocca di fuoco economico e un carisma “speciale” nei confronti di larghi strati della popolazione; dall’altra, l’impossibilità e l’incapacità da parte del centrosinistra di esprimere una leadership autorevole e alternativa, che avesse anche la capacità di andare oltre il tradizionale elettorato di “sinistra” – un qualcosa d’altro rispetto a Berlusconi e Prodi non è mai esistito.
Certo, in questo modo si è salvato il bipolarismo (ammesso e non concesso che questo rappresenti un valore). Ma dall’altra parte ammiriamo che nello stesso periodo in tanti paesi europei e negli Usa si sono succeduti uomini politici la cui longevità è stata di molto inferiore, pur essendo – per motivi diversi – leader amati e rispettati persino dagli avversari (Clinton, Bush, Blair e così via). Berlusconi e Prodi invece sono sempre stati stra-odiati dagli avversari. Ma questa caratteristica, invece di accelerarne la dipartita politica, ha accentuato la loro longevità. Nello stesso tempo, c’è anche da dire che chi, idiotamente, continua a magnificare le virtù del “rinnovamento” in quanto tale (cioé, quelli che dicono che ci deve stare un giovane a fare il ministro della talcosa, oppure il leader del ltalpartito, perché così fa figo), non si rende conto che se si è eterni secondi (il caso Martelli docet) ci sarà un perché. Figuriamoci se si è penultimi. Però è vero che il quattordicennio, guardandoci indietro nella vita, regala un senso di immobilismo statuale. Altro che il gattopardo: qui nemmeno si è fatto lo sforzo di un cambiamento di facciata. E, sarà un caso, in questo quattordicennio l‘Italia è sembrata anch’essa granitificarsi (diventare di granito) anch’essa. In una serie di guerre di posizione che nemmeno le trincee della prima guerra mondiale, in cui un banchiere potente cammina cammina si ritrova seduto su poltrone alle quali, stando alla fedina penale, non avrebbe diritto. Un Governatore della Banca d’Italia che fa da anni da tappo al sistema finanziario finisce rimosso (e la sua carica finalmente limitata negli anni: prima era vitalizia o quasi) soltanto perché lo beccano in un’intercettazione a parlare con un suo vigilato. Un sindacalista può andare in televisione a dire “è un accordo orribile, non lo firmeremo mai”, e poi, quando glielo sottopone un altro, affermare “alla fine era un piano buono, l’abbiamo firmato”. Una “risorsa per la sinistra” dice “Forza, siamo tutti con te” a un palazzinaro ripulito, e rimane una “risorsa per la sinistra”. Un direttore di giornale – di uno dei più importanti giornali italiani – può proporre o far proporre dieci cose diverse per dieci giorni consecutivi, senza che nessuno alzi la mano per dire: “Oh, ne avessi azzeccata una finora, e il tuo quotidiano non lo compra più nessuno. Che ne dici di levare le tende?”. Un direttore di Tg e un famoso opinionista possono rimanere tali anche se tutto quello di rilevante che hanno fatto in dieci anni era dire che tifavano per l’Inter, senza che nessuno si permetta di interloquire: “Ce l’hai menata con la vendetta del 5 maggio e che scrivevi per l’Economist, ma lo vuoi leggere un articolo prima di aprire bocca?”. Niente. Niente di niente. Nemmeno per sbaglio.
Tutto questo, nel silenzio di un’opinione pubblica che sembra ormai a livello di coma profondo e morte cerebrale. Conta i morti nelle tragedie aeree o i miliardi bruciati in Borsa, oppure quelli sul debito pubblico, e cambia canale. O meglio: si addormenta davanti alla tv. Niente o quasi lo smuove, né in positivo né in negativo: tutti quelli che ci provano alla fine capiscono che è inutile e rinunciano. Come una piccola formichina, che si piega e si lascia caricare. Qui le notizie della politica servono a far gridare a qualcuno “La castaaaaaaaaaaaaa!” per dieci minuti finché si calma, oppure passa alla prossima versione dell’“indignato speciale”, ma alla fin fine non è che succeda poi molto d’altro. Sì, vabbeh, raccogliamo le firme, mettiamo i banner sui blog, a volte persino compriamo i libri che ti vogliono vendere per forza davanti a Feltrinelli. Ma poi passa. Si dimentica. Si pensa che alla fin fine, è meglio che faccia chi sa fare. Abbiamo altro a cui pensare. Quello che tutti dovremmo accettare è che il Berlusprodismo, semplicemente, ce lo siamo meritati.
(Vignetta di Mauro Biani)




A parte che mi vien da piangere è un pezzo bellissimo…però hai visto il nuovo iPod che figata?
preg, exdir.
io sono la fija di tanto padre
e chiunque metteremo al potere per altri 50-100 anni questi avrà sempre il merchi berluskone
e ce potrei prova’ pureio…………..
@AG
servisse a qualcosa
:O
dovresti linkarlo perennemente in prima pagina.
Un pezzo stupendo.
Sarà forse una piccola minoranza a leggerlo ma almeno quella non griderà alla casta o non crederà alla santità di Fazio.
E vedendo la faccia di fesso di quel direttore del TG non cambierà canale ma spegnerà il televisore e andrà a fare due passi
Un articolo senz’altro da incorniciare!
…ma questo tuo troppo amore per il “Berlusca” lo dovresti un pò limitare!
Non ti preoccupare lucia, ho già chiamato la disinfestazione.
Applausi!
Greg, concordo su tutto, soprattutto sul “silenzio di un’opinione pubblica che sembra ormai a livello di coma profondo e morte cerebrale.”
Però continuo a chiederti, a chiedervi, proposte per uscire dal coma? Per incominciare a trovarsi, a costruire un pensiero oltre “la castaaaaaaa”?
Sono stato di recente ad una serie di incontri con vari esponenti della “resistenza” al Berlusprodismo, ed anche a occasioni di riflessione su temi di portata un pelo più vasta (raduno di Internazionale a Ferrara). Tanta meravigliosa gente, tutti naufraghi di una forza politica che esiste ma non è rappresentata, tutti asfissiati dall’essersi turati il naso per troppo tempo, tutti convinti che il berlusprodismo andrà oltre il ventennio.
E cosa fa più orrore?
Nessuno con uno straccio di idea su come uscirne.
Bel pezzo, se vuoi. Ma quando si smetterà di stracciarsi le vesti e si incomincia a ricostruire?
Con stima, come sempre
Niki
Niki, secondo te qui noi che ci stiamo a fare? A pettinare le bambole?
@Greg:
Tipico: risposta caustica e strafottente.
Non penso valga la pena ribattere, ma ogni volta che uno muove un appunto ti comporti come un provocatore di destra travestito da radical chic. Troppo ego o troppo testosterone?
Non mi sembra che dal tuo articolo emerga uno straccio di proposta costruttiva; in fondo si fa tanta analisi, ma la sintesi?
Adesso linkami pure le migliaia di idee che hai postato in passato sull’argomento, faranno una gran bella porca figura e troncheranno subito la discussione.
Apprezzo davvero il tuo contributo (e anche quello di tanti altri che scrivono qui), ma ho sempre più l’impressione che lo spazio per i commenti sia riservato ad osannarsi (spesso a vicenda tra voi). Se è solo questo perchè lasciare aperti i commenti?
P.S. non faresti meglio a pettinarti lo stomaco al posto delle bambole ? Keep cool, va là
“Tipico: risposta caustica e strafottente”.
Yes!
“Non penso valga la pena ribattere, ma ogni volta che uno muove un appunto ti comporti come un provocatore di destra travestito da radical chic. Troppo ego o troppo testosterone?”
Puoi postare dei link che dimostrino la tua affermazione?
“Non mi sembra che dal tuo articolo emerga uno straccio di proposta costruttiva;”
No? Spiace. Però puoi sempre andare su http://www.beppegrillo.it !
“in fondo si fa tanta analisi, ma la sintesi?”
E i bambini? Nessuno pensa ai bambini?
“Adesso linkami pure le migliaia di idee che hai postato in passato sull’argomento, faranno una gran bella porca figura e troncheranno subito la discussione.”
E perché dovrei? Io so che, se sei un lettore attento, li hai già letti. Se sei un lettore disattento, è inutile che te li rimetta qui: non li leggeresti comunque.
“Apprezzo davvero il tuo contributo (e anche quello di tanti altri che scrivono qui), ma ho sempre più l’impressione che lo spazio per i commenti sia riservato ad osannarsi (spesso a vicenda tra voi).”
L’articolo di Stefania Dellerio postato ieri in economia era un contributo particolarmente interessante perché presentava argomenti in totale antitesi rispetto a quello che di solito scriviamo qui in economia. Nei commenti se le sono date di santa ragione. Per dire, è successo ieri e non te ne sei accorto!
“Se è solo questo perchè lasciare aperti i commenti?”
Ma per dare la possibilità di fare domande stupide, che diamine!
“P.S. non faresti meglio a pettinarti lo stomaco al posto delle bambole ? Keep cool, va là”
Non c’è abbastanza materiale per realizzare il suo aspicio. Se la situazione dovesse cambiare, le faremo sapere a breve.
***** attenzione: spoiler! ****** (nota di Greg)
Niki credo Greg intendesse che già sbattersi per mettere su un sito che cerca di fare informazione di qualità, di spiegare le cose in maniera comprensibile, di far discutere (e quindi ragionare) chi legge è fare qualcosa. E ora smettila di fargli perdere tempo che deve acconciarmi i capelli.
http://www.newsflavor.com/Politics/World-Politics/Five-Surprising-Similarities-Between-Berlusconi-and-Mussolini.110265