Little big soldier
12/08/2010 - Dopo Karate kid, Jackie Chan torna ancora una volta sugli schermi del 2010 quasi a cercare di negare che il tempo passa per tutti… E sì che a 56 anni (e quasi alla pensione, cit Offlaga) risulta difficile pensare di
Dopo Karate kid, Jackie Chan torna ancora una volta sugli schermi del 2010 quasi a cercare di negare che il tempo passa per tutti…
E sì che a 56 anni (e quasi alla pensione, cit Offlaga) risulta difficile pensare di continuare la propria carriera di acrobata sul grande schermo. E il buon Jackie pareva averlo capito, cercando di affinare un po’ meglio le sue doti da interprete senza necessariamente dover spaccare tutto (Shinjuku Incident). Con Little big soldier si pone di fronte a una sfida ancora maggiore: quella di sceneggiare direttamente la pellicola, per passare nella barricata degli autori. Già in passato
aveva provato a scrivere e dirigere. Si ricordano in particolare le sue esperienze da regista con Drunken master 2, o quelle da sceneggiatore come Robin-B-Hood. Niente di memorabile dunque. Oppure sarebbe meglio che lo fosse: invece sono episodi di una bruttura difficile da dimenticare. La stella sotto cui nasce la pellicola diretta da Sheng Ding (alla seconda prova da regista dopo il discreto ma banalotto Underdog knight) quindi non pare delle più luminose.
UNIFICAZIONE – La storia che Jackie Chan ci vuole narrare è ambientata nel periodo dei sette regni, che si concluse con l’unificazione dell’impero cinese. E’ una storia che è stata narrata milioni di volte in tutti i suoi aspetti e le sue sfaccettature da un numero considerevole di film. Da Hero a molti altri esempi meno recenti, tante sono le storie che conosciamo attorno a questo antico periodo leggendario. Little big soldier però parte dal punto dove molte di queste pellicole si fermano. Ritroviamo il nostro soldato senza nome, protagonista della vicenda e interpretato dallo stesso Jackie Chan, dopo una sanguinosa battaglia in cui i plotoni di due regni rivali si sono completamente annientati l’uno contro l’altro. Solo uno è il sopravvissuto oltre al piccolo grande soldato del titolo: il generale rivale che, stanco e ferito, viene fatto prigioniero proprio da Jackie Chan. Che intraprende un lungo viaggio verso casa per reclamare la sua ricompensa, dato il prezioso prigioniero che è riuscito a catturare.
ORIGINALITA’ – Già il fatto che la pellicola prenda le mosse dove molte altre terminano ci fa rendere conto che quello che Jackie Chan ci vuole raccontare è molto diverso da quanto narrino altri film. Il nostro buon acrobata ha avuto qualche idea lampante e ha sentito la necessità di trasportare queste idee su pellicola. E questo è un innegabile bene: ci si rende conto di essere di fronte a un film che ha davvero una ragione di esistere, e questo non è affatto scontato in questa commerciale arte. In particolare è proprio il protagonista ad essere fonte di tanta originalità: è un analfabeta, un contadino coscritto dal proprio re ma senza alcuna vocazione per la nobile arte della guerra che tanto infiamma i cuori dei generali. E’, sostanzialmente, un codardo. Le cui furbizie per sopravvivere sul campo di battaglia strapperanno più di un sorriso. Sorrisi che non si fermano qui, dato che Jackie Chan snocciolerà per tutto il film un saggezza terra terra (da contadino appunto), un buon senso che latita in coloro che agognano di morire nella pugna.
COREOGRAFIE – Little big soldier si rivela dunque essere un film Jackie Chan al 100%. Le ghignate dovute alla codardia del suo protagonista non sono dunque le sole. Chan si occupa infatti anche delle coreografie (sebbene non sia accreditato su IMDb, mi pare di aver scorto il suo nome nella direzione degli stunt, comunque innegabilmente nel suo stile). Il che si traduce in un forte senso parodistico e dell’umorismo anche in questa parte del film (in molti si dovrebbero ricordare lo stile Jackie Chan di Terremoto nel Bronx o Mr. Nice Guy). Essere un acrobata e un esperto del kung fu cozza con la caratterizzazione del personaggio principale. Tuttavia larga parte delle scene d’azione lo vede coinvolto in maniera indiretta, quando esse non sono proprio parte dei suoi sogni. Che da un lato costituisce un’ulteriore livello parodistico, ma dall’altro
fanno un po’ storcere il naso, essendo il protagonista ogni tanto un po’ troppo fuori dagli originali binari in cui era stato posto.
MORALE DELLA FAVOLA – Little big soldier prosegue a narrare e divertire con il suo buddy movie on the road nell’antica Cina per tutta la durata della pellicola (e se questa etichetta un po’ troppo anglofila vi risulta indigesta faccio un esempio: avete presente Lo chiamavano Trinità? Ecco). Che risulta innegabilmente piacevole e ben girata. Questo almeno finché non si arriva al finale. Qui Jackie Chan probabilmente ha esaurito le sue idee (o forse, peggio, quello che abbiamo visto fino al finale è stata tutta la preparazione teleologica verso la conclusione stessa e questo stroncherebbe completamente l’intera pellicola). E si lancia in una deriva che rappresenta un buon compendio di quanto più banale e reazionario può essere spiattellato sullo schermo. Un vero peccato, perché questo Little big soldier qualcosa da dire lo aveva davvero. Prima di essere snaturato da una brutta e frettolosa conclusione.













Pingback: Tweets that mention Little big soldier -- Topsy.com
Pingback: FO5 Blog » Blog Archive » Little big soldier