Fini, Tulliani le società offshore e il botto (atteso) di Ferragosto

11/08/2010 - Lo “scandalo” di Montecarlo non si è ancora del tutto consumato. La sorpresa finale potrebbe arrivare a breve. Nelle redazioni dei giornali  e persino nei terrazzi romani c’è chi dice di aspettarselo intorno a Ferragosto o giù di lì. E’

     
 

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Lo “scandalo” di Montecarlo non si è ancora del tutto consumato. La sorpresa finale potrebbe arrivare a breve.

Nelle redazioni dei giornali  e persino nei terrazzi romani c’è chi dice di aspettarselo intorno a Ferragosto o giù di lì. E’ il “botto finale”, ovvero l’arma che dovrebbe spingere alle tanto sospirate dimissioni il presidente della Camera Gianfranco Fini. E l’attenzione di tutti ormai si concentra nell’unica domanda rimasta ufficialmente inevasa nello “scandalo Montecarlo”. Ovvero: di chi sono le società offshore che hanno acquistato da Alleanza Nazionale l’immobile di Rue Princesse Charlotte.

POTEVANO NON SAPEREPontone e La Morte dicono di non conoscere il nome dell’acquirente, ma che hanno ricevuto un’offerta superiore alla stima del valore dell’immobile e l’hanno accettata. La versione, di per sé, non è incredibile anzi. Ai due gestori del patrimonio immobiliare di An possono benissimo essersi presentati prestanome, delegati o avvocati dei veri acquirenti per stipulare un contratto di compravendita. Non ci sarebbe nulla di strano da nessun punto di vista, visto che è prassi in questi casi muoversi in questo senso. Né pare credibile l’ipotesi ventilata dal Giornale e messa in bocca ad Antonio Di Pietro di un’ipotesi di finanziamento illecito nascosta dietro un prezzo della casa tenuto artificialmente basso: altrimenti non si comprenderebbero né i successivi passaggi tra le società offshore, né la presenza di Gian Carlo Tulliani nella casa successivamente alla compravendita. Anche ammettendo l’ipotesi, infatti, non si capisce perché l’eventuale compratore, dopo aver finanziato il partito o Fini direttamente con l’acquisto della casa, non dovesse godersela in proprio od affittarla a prezzi di mercato per rientrare dell’esborso. E che fosse invece Tulliani il finanziatore si può tranquillamente escludere visto che non è ricco di famiglia.

IL PUNTO E LA VIRGOLA – Un ulteriore punto oscuro della vicenda, conoscendo il funzionamento delle società offshore, è anche la vendita tra le due entità finanziarie. Scrivono Malpica e Chiocci sul Giornale che i nomi di chi compra e di chi ricompra sono arcinoti: «Printemps Ltd» (quella che rileva la casa da An per 300mila euro) e «Timara Ltd» (che acquista l’immobile tre mesi dopo per 30mila euro in più e che poi affitta allo stesso Tulliani). Le due finanziarie hanno molto in comune, per esempio la sede sociale (10, Manoel st, Castries, St Lucia, ai Caraibi) e data di creazione (30 maggio 2008). Ma questo è solo l’inizio.

Perché a quell’indirizzo di Saint Lucia c’è un certo affollamento di sigle. Da qui in poi è un labirinto. Al 10 di Manoel Street, sull’isola caraibica, ha sede anche la «Jaman Directors Ltd», che controlla come «direttrice» la Printemps Ltd, costituita anche questa il 30 maggio 2008. E infatti in rappresentanza dell’acquirente, quando An vende alla Printemps, l’11 luglio del 2008, intervengono Tony Izelaar e James Walfenzao (quest’ultimo a capo di una società britannica che controlla una quota del Gruppo Atlantis, ma «in nome e per conto» dell’imprenditore italiano Francesco Corallo, amico del parlamentare Pdl, ex An, Amedeo Laboccetta). I due risultano sia amministratori della Printemps che direttori della Jaman. Ad attestare i loro poteri, due certificati di titolarità (certificate of incumbency) allegati al rogito di cui il Giornale è già in possesso e che la procura di Roma presto cercherà di acquisire a Montecarlo tramite rogatoria. Uno dà conto dell’incarico di amministratrice di Printemps attribuito alla persona giuridica Jaman. L’altro individua Walfenzao, Izelaar e l’italiano Gianfranco Comparetti (non presente al rogito) come amministratori della Jaman. A firmare i certificati è Michael B.G. Gordon, direttore della «Corporate agents ltd» di Saint Lucia, con sede – sorpresa – al solito 10 di Manoel street a Castries.

Difficile, insomma, anche solo pensare che tutto questo ambaradan sia stato messo insieme soltanto per acquistare un appartamento in quel di Montecarlo.

IL VERO ACQUIRENTE – Ma l’intenzione, quale che sia, è unica. Il sistema di società serve a nascondere la reale identità del compratore. Scrive sempre il Giornale che “la Corporate agents di Saint Lucia oltre a essere «agente autorizzato di Printemps, ltd», è parte del gruppo «Corpag», network di fiduciarie e imprese che offrono servizi finanziari, un nome che tornerà anche nella seconda compravendita. Il referente a Montecarlo della Corpag, infatti, è la «società anonima monegasca Jason». Che trova spazio in entrambi i contratti di cessione. Sia la Printemps che, successivamente, la Timara, eleggono domicilio presso l’indirizzo monegasco della Jason (avenue Princesse Grace, 31) per ricevere convocazioni e notifiche dall’amministrazione di condominio.  Non è un caso. Tony Izelaar lavora in questa società, che offre ai clienti proprio la possibilità di «nascondersi» dietro società costituite in paradisi fiscali, approfittando di normative tributarie più favorevoli. È credibile che l’acquirente reale della casa si sia rivolto alla Corpag, probabilmente per tramite della Jason, per concludere l’affare con An”. Perché?

IL BOTTO DI FERRAGOSTO – E qui entriamo nel campo delle ipotesi. Ipotesi di botto ferragostano, per capirci. Di certo chi ha comprato voleva sfuggire al fisco, e fin qui non ci sono dubbi. Ma nascondere la propria identità potrebbe aver avuto anche una funzione per così dire accessoria. Ovvero quella di nascondere l’acquirente anche al venditore, per ragioni di opportunità. In tutto questo, si capisce perfettamente perché tutti insistano nell’originalità della circostanza che vede nell’affittuario proprio Gian Carlo Tulliani. Se fosse, per ipotesi, lui a nascondersi insieme ad altri soci dietro il groviglio di società, tutto, in un certo senso, tornerebbe. Ovvero si capirebbe perché La Morte e Pontone non dovessero sospettare chi era il compratore, e come mai oggi Tulliani abiti nell’appartamento. Sarebbe una sorpresa così clamorosa? No, a meno che insieme non esca, sempre nel botto, una prova o un elemento di prova che facesse comprendere che Fini fosse a conoscenza della circostanza e della furberia del cognato. Perché finora, come la si gira la si gira, la storia è piuttosto semplice: un furbo ha fatto fesso un altro. Il che non è reato, anzi: è uno degli elementi fondanti del capitalismo. Ed è naturale, come recitava un vecchio adagio, che il denaro si separi dagli stolti. Meno naturale sarebbe se davvero Fini era a conoscenza di quanto stava accadendo. Anche perché in questo caso avrebbe mentito all’opinione pubblica nella nota di domenica scorsa in risposta alle domande postegli dal Corriere della Sera. Solo e unicamente in questo caso, il botto di Ferragosto riuscirebbe bene e il presidente della Camera sarebbe costretto a dimettersi. Altrimenti, gli avvelenatissimi cronisti a caccia del suo scalpo dovranno accontentarsi dell’ennesimo buco nell’acqua.

     
 

4 Commenti

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  2. la topa manda in bambola gli uomini

    prima ha fregato Gaucci e poi Fini

    • restituisciildanaroadAN scrive:

      Ora un ladro resta sempre un ladro. Non era così giamfranco fini. Io lo ricordo quando stava accanto ad Almirante durante i comizi. Ci faceva il saluto romano e noi in prima fila eravamo felici e fieri di rispondergli con lo stesso saluto e con il grido di “presente”. Si beava, commovendosi, quando l’altoparlante, prima dell’inizio del comizio di Almirante, ci faceva ascoltare “Roma divina”
      “”"”Sole che sorgi libero e giocondo
      sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
      tu non vedrai nessuna cosa al mondo
      maggior di Roma.”"”"”
      E gli spuntava la lacrimuccia. E allora aveva il carisma di mandare in delirio le piazze piene come un uovo fresco!
      Naturalmente, morto Almirante, la catena dell’arco costituzionale lo relegò in un cantuccio, nel surgelatore per cibi molti deperibili.
      Ma, come si dice, morto il re viva il re. Morto Almirante, dal 1994 in poi, grazie a occhetto, scese in campo Berlusconi e, non solo, lo disibernò, ma da industriale dall’occhio esperto, gli levò le catene dell’arco comunista e, prima lo fece ministro e, poi, presiodente della camera!
      E’ dall’ultima poltrona che gianfry pensa di potere-dovere sostituire Berlusconi: ed allora le visite ad israele, le dichiarazioni sul fascismo, gli atteggiamenti antiberlusconiani, ecc.
      Non si rende conto che Berlusconi, nel 2013, gli avrebbe ceduto il posto di primo ministro e di leader del popolo delle libertà!
      Posto che gli stava preparando con cura!
      Il suo sventurato cambiamento avviene con la conoscenza della famiglia tulliani, una famiglia di vampiri tutta prostituita alla borsa dei gaucci, padre e figlio!
      E che cambiamento!
      Riuscirestete ad immaginare un Occhetto che, dalla mattina alla sera, indossa la camicia nera?
      E mamma tulliani ha influito sul gianfry tanto negativamente da fargli mettere le mani nella cassa di AN per accontentare l’enfant gâté, giancarlo, già viziato dai gaucci superputtanieri, padre e figlio, ai quali, mamma tulliani, aveva venduto la figlia, succesivamente accompagnatasi a gianfry!
      Azioni di alto tradimento sia nei confronti di Almirante, sia nei confronti dei suoi elettori, sia nei confronti del suo sdoganatore Berlusconi.
      Ora gianfry sta esalando l’ultimo respiro, politicamente, s’intende, in quanto se la legislatura dovesse durare fino al 2013, da quella data in poi finirà in un cantuccio, dove rera stato collocato finio all’avvento di berlusconi!

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