di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 10:05 del 26 Maggio 2008 in La rubricaTorna alla home

Nessuno può accusare la Chiesa di esser stata zitta su ciò che per un buon cristiano è l’obbligo di accoglienza e di solidarietà, fatto sta che i provvedimenti licenziati dal Berlusconi IV in tema di immigrazione non risentono di alcuna ingerenza vaticana; né le gerarchie mugugnano più di tanto.

Una vignetta di Mauro Biani, apparsa giovedì scorso su Liberazione, ritrae un Cristo in croce che dice: Tutti a rompermi i coglioni tutti i momenti sul sesso e altre cazzate simili. Ed ora che potrei dare un parere da esperto sui migranti, sui clandestini, sui rom, nessuno mi caga. Paura, eh?”. È uno di quei casi in cui una vignetta satirica sintetizza un intero editoriale. Siamo di fronte a quella sinistra che considera ingerenza negli affari politici italiani l’esercizio del magistero morale della Chiesa, ma che non disdegnerebbe di trovarsela alleata su quei temi – la difesa dei deboli e degli emarginati, il ripudio della guerra senza «se» e senza «ma», l’intoccabilità di Caino, ecc. – dove il suo magistero sociale pare di fatto più flebile, se non più ambiguo. È una sinistra che è stata detta “cattocomunista” non a caso e che, fatta eccezione per la breve parentesi del pontificato di Giovanni XXIII, ha sempre voluto immaginare uno “scisma sommerso” tra le gerarchie vaticane e la comunità dei credenti, fino a trovarne il feticcio nelle sempre sparute e minoritarie espressioni del cosiddetto “cristianesimo sociale”.

Non basterebbe questa pagina per un pur breve excursus dei ripetuti fallimenti che questa sinistra ha dovuto registrare in questo campo. Lo “scisma sommerso” – Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno mandato a dire – altro non è che secolarismo: interpretare Cristo sulla base della sola lettera dei vangeli, senza la mediazione autoritativa della tradizione, è protestantesimo; la piena emancipazione dei deboli non è nella risposta ai loro bisogni materiali, ma nella fede, nella speranza e nella carità, virtù che manco a farlo apposta sono teologali; no alla guerra, ma quando è necessario si rispolverano i padri e i dottori della Chiesa che ammettevano una “guerra giusta”; e non manchi mai un confessore al condannato a morte, perché la Chiesa non esclude in assoluto il ricorso alla pena capitale (Catechismo, 2267). Insomma, Mauro Biani è una matita eccezionale: con una sola vignetta è riuscito a rappresentare buona parte delle aspettative e delle frustrazioni che illudono e disilludono la sinistra “cattocomunista”.

Ma c’è di più: la sua vignetta interpella provocatoriamente anche chi, a destra, raccoglie sempre con entusiasmo l’invito della Chiesa alla difesa di quanto è “non negoziabile” in bioetica, ma pare sempre un po’ troppo distratto quando la Santa Sede stigmatizza il fondo materialista e consumista del liberismo. Una destra che non va mai a pescare negli atti del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e Itineranti con la stessa premura che mette quando pesca da quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede o del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Una destra un po’ strabica, si direbbe: ispirata dal magistero morale, niente affatto da quello sociale. Nessuno può accusare la Chiesa di esser stata zitta su ciò che per un buon cristiano è l’obbligo di accoglienza e di solidarietà, ma sarà che il “parere da esperto sui migranti, sui clandestini, sui rom” non è strombazzato quanto quelli “sul sesso e altre cazzate simili” – sarà che questo governo è “de-cattolicizzato”, come qualcuno ha detto – fatto sta che i provvedimenti licenziati dal Berlusconi IV in tema di immigrazione non risentono di alcuna ingerenza vaticana; né le gerarchie mugugnano più di tanto.

Le sole critiche, al momento, arrivano dai pretini in prima fila sul fronte della carità d’emergenza: “Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime. Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose. La storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell’idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l’hanno provato sulla loro pelle” (don Luigi Ciotti, l’Unità, 16.5.2008). È quanto potrà bastare a far dire che la Chiesa non ha taciuto, perché una mobilitazione di piazza in favore di “chi è più indifeso” non farebbe certo i numeri del Family Day: è quello di cui il Cristo di Mauro Biani deve accontentarsi.

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