L’Italia fuori dalla crisi? Forse, ma quante bugie
09/08/2010 - Molta stampa, i tg ed il governo appaiono finalmente concordi. L’Italia sta uscendo dalla recessione. Peccato che per dimostralo ricorrono ad artifici mediatici se non addirittura a vere e proprie frottole. Controllo dell’informazione: gli anglosassoni lo chiamano con un’espressione un
Molta stampa, i tg ed il governo appaiono finalmente concordi. L’Italia sta uscendo dalla recessione. Peccato che per dimostralo ricorrono ad artifici mediatici se non addirittura a vere e proprie frottole.
Controllo dell’informazione: gli anglosassoni lo chiamano con un’espressione un po’ idiomatica “Gatekeeping”, che tradotto significa all’incirca “custodia della cancello”. Il cancello, appunto, è quello che da l’accesso alla libera informazione. Quella trasparente e non filtrata, da sempre incubo di ogni despota autoritario. Anche nelle democrazie il “gatekeeping” viene ampiamente praticato. A volte in modo sottile e sofisticato altre, in maniera rozza al punta da apparire persino pacchiana. Secondo il professor Mauro Wolf, nelle sue note “Teorie delle comunicazioni di massa” (Bompiani editore), il controllo dell’informazione si esercita in “tutte le forme (..) che possono determinarsi nelle decisioni circa la codificazione dei messaggi, la diffusione, la programmazione, l’esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti [...] le esigenze organizzativo-strutturali e le caratteristiche tecnico-espressive di ogni mezzo di comunicazione di massa (in quanto) elementi cruciali nel determinare la rappresentazione della realtà sociale fornita dai media”. Questo breve excursus sociologico, viene senz’altro utile alla luce di quanto ci è capitato di leggere in questi giorni sullo stato dell’economia del nostro paese, e su come certa stampa (e certa televisione), compresa quella che si definisce “specializzata”, ha rappresento la realtà ed esplicitamente operato nel senso descritto dal succitato Wolf.
TUTTO VA BENE, MADAMA LA MARCHESA? - Il principale quotidiano economico del paese, il Sole24ore, può essere un buon punto di osservazione, non solo – e non tanto, come vedremo – dello stato della nostra economia, quanto di come certe notizie vengono “manipolate”, o almeno artatamente “addomesticate”. Per esempio, la notizia è di appena tre giorni fa, il quotidiano di Confindustria ha titolato citando i dati dell’Istat: “Pil italiano in crescita nel secondo trimestre, a giugno produzione industriale al top dal 2000″.In particolare, è stato evidenziato come la produzione industriale “a giugno ha registrato un aumento tendenziale dell’8,2%, al top da dicembre del 2000″. Messa così, sembra di essere alle prese con un vero e proprio boom economico. In realtà, siamo invece alle prese proprio con uno di quei casi rappresentati dal professor Wolf: “la codificazione dei messaggi, la diffusione… e l’esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti”.
SGOMBRIAMO IL CAMPO DAGLI EQUIVOCI - Del risvolto economico già ci siamo occupati qualche mese fa allorché precisammo, davanti ad un’analoga “entusiasmante” notizia fatta rimbalzare dai media e ripresa con accalorata enfasi dall’allora ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, che tutta quell’eccitazione era non solo sospetta, ma addirittura fuori luogo. Adesso la storia si è ripetuta. Infatti, una bugia (o una verità molto parziale) per essere resa credibile deve essere ripetuta più e più volte! Nel 2009 il calo della produzione industriale è stato il più pesante dal 1990. Era quindi scontato che quest’anno non si potesse fare peggio. Nell’ultimo biennio (2008-2009), la produzione industriale è crollata del 20%. Se quest’anno crescessimo pure del 10% (secondo l’Istat siamo, come detto, al 8,2%) significa che per tornare ai livelli (nemmeno eccelsi) del 2008 dobbiamo recuperare un altro 10%. Se parliamo in termini di Pil, il prodotto interno lordo, ossia quell’indicatore macroeconomico che indica l’insieme dei beni e dei servizi prodotti sul territorio nazionale in un determinato periodo, quest’anno la crescita dovrebbe assestarsi intorno all’1%. L’1% in più di quel -5,1% del 2009 che, a sua volta, faceva seguito a quel -1% del 2008. Per tornare ai livelli pre-crisi, quindi, (2007) dobbiamo prima colmare un gap del -6,1%. Con questi ritmi, il nostro Pil – vale a dire la ricchezza prodotta complessivamente dal “sistema paese” – tornerà ai livelli raggiunti nel 2007 solo nel 2014. Sette anni. Sette anni in cui il paese si è impoverito. Certo, senza voler ricordare i famosi “polli di Trilussa”, un discorso che vale per molti ma non per tutti, come testimoniano tutti quegli studi che evidenziano come in Italia a crescere, ormai senza alcun freno, sono solo le disuguaglianze economiche e sociali. Aumentano i (pochi) ricchi e crescono i (tanti) poveri.
LA VOCE DEL PADRONE - Inutile dire che a tenere compagnia al giornale di Riotta, con la stessa se non maggior enfasi, ci sono stati anche altri giornali e – soprattutto – telegiornali. In questo caso appare chiaro come “tutte le forme di controllo dell’informazione” fossero dirette ad evidenziare presunti (e in realtà inesistenti) meriti del governo. Basta ricordare come per la crescita, nelle ultime manovre economiche, non si segnalino particolari iniziative governative se non gli “incentivi” al settore auto - peraltro, appena terminato questa forma di “doping”, il calo delle vendite è stato repentino - e l’espropriazione dei fondi FAS dalle Regioni, al fine di coprire la Cassa integrazione in deroga e quella straordinaria. Una grossa responsabilità, tuttavia, ce l’hanno anche i “nostri” industriali. La produttività, ossia “la misura dell’incremento di prodotto dovuto ad un’unità aggiuntiva di forza lavoro”, nel periodo 2007-2009, pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, ha fatto registrare un vero e proprio crollo: -2,7% in media d’anno. Questo significa che non solo è caduta la “qualità” del lavoro nel nostro paese, ma pure che gli stessi “capitani d’industria” oggi appaiono sempre meno coraggiosi. Hanno investito poco e male nelle loro attività ed hanno perso in competitività rispetto ai loro concorrenti.
NUMERI MA ANCHE STORIE UMANE - Una vecchia massima degli economisti vuole che con tassi di crescita sotto il 2% (annuo) non si riesce a generare mai “buona occupazione”. Il nostro tasso è inferiore a questa soglia, ed infatti tutto lascia intendere che sul piano occupazionale, specie in autunno, le cose andranno – se possibile – ancora peggio. Con questi livelli “reali” di crescita e non con quelli mediaticamente “alterati”, non appare affatto una sorpresa che le ore di Cig non diminuiscono, così come lo stesso tasso di disoccupazione. Secondo la Cgia (gli artigiani) di Mestre in autunno si prevede la perdita di altri 70.000 posti di lavoro. Un calo degli occupati rispetto al 2009 di 181 mila unità. Un dato che porta a 561 mila i posti di lavoro bruciati negli ultimi 2 anni e che farà toccare quota 2 milioni 258 mila ai senza lavoro per un tasso di disoccupazione pari al 9%. Certo, speriamo di non dover mai leggere da qualche parte o, peggio ancora, di ascoltare dalla tv che se il 9% è disoccupato - in realtà, tenendo conto dei cassintegrati e di quelli che hanno proprio rinunciato a trovare un lavoro siamo quasi al 16% – in fondo, deve pur esserci un 91% di occupati!













A me risulta che gli occupati in Italia siano il 53 virgola qualcosa per cento del totale della popolazione attiva…quindi su 100 persone tra i 16 e 65 anni ne lavora si e no la meta’
Peggio della tanto vituperata Spagna, che avra’ il 20% di disoccupati ma tra il 2000 e il 2008 ha creato oltre 5 milioni di nuovi posti di lavoro….
Le cose stanno più a meno così: In autunno, diranno che siamo usciti “”Definitivamente”" dalla Crisi. Chi ha perso il lavoro, che “”si fotta”", chi l’ha conservato, sarà uscito dalla crisi. I Lanzichennecchi di Stato, Gli Scajola, Bondi, Matteoli, Brancher e compagnia bella, in crisi non sono MAI stati, gli evasori abituali, Notai, Professionisti, (dai dentisti ai Geometri), Artigiani (quelli furbi, gli altri che s’arrangino) i POLITICI di CORTE, ma anche quelli dell’opposizione, nemmeno sanno cosa sia la crisi. I pensionati con “”poco lavorato”" e molta pensione stanno “”Da Dio”" voteranno Berlusconi per solidarietà verso “”chi sta bene”". Che Vi devo dire, se le DECINE di milioni che “”NON STANNO BENE”", s’incazzano, ci sarà da piangere.
Il problema di questo “paese” è che c’è una gran massa di chiaccheroni e nulla facenti, gente che fino a 40 anni non sa ancora cosa vuol dire lavorare, e va a fare casino in piazza assieme ai quattro soliti “fumati” non sanno nemmeno cosa sia il mondo del lavoro, poi cosa pretendete i miracoli con mezza italia che non fa na mazza e si piange sempre addosso…bah solo chiacchere e poca voglia di fare bene…