Quella casa a Montecarlo, la verità di Fini: “Niente da nascondere”
08/08/2010 - Il presidente della Camera risponde in una nota dopo la richiesta di chiarezza avanzata dal Corriere della Sera: “Mai avuto problemi con la giustizia”. Ma qualche dubbio permane. Tutto come previsto. Dopo la richiesta di chiarezza avanzata in prima pagina
Il presidente della Camera risponde in una nota dopo la richiesta di chiarezza avanzata dal Corriere della Sera: “Mai avuto problemi con la giustizia”. Ma qualche dubbio permane.
Tutto come previsto. Dopo la richiesta di chiarezza avanzata in prima pagina dal Corriere della Sera, Gianfranco Fini decide di rispondere in una nota ufficiale alle questioni poste dal Giornale riguardo la casa di Montecarlo ereditata da Alleanza Nazionale e rivenduta a una finanziaria offshore, e nella quale ora abita il cognato Giancarlo Tulliani.
SOSTIENE GIANFRANCO - Il presidente della Camera nel dettagliare particolari della questione dichiara: ”In quasi trenta anni di impegno parlamentare non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere ne’ tantomeno da temere per la vicenda monegasca. Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalita’ nella politica e’ meglio che si rassegni….”. ”Un’inchiesta della Magistratura accertera’ se sulla vicenda della casa a Montecarlo sono state commesse irregolarita’ o violazioni di legge”. Comincia ‘ la nota con cui Fini espone la sua verita’ sulla vicenda della casa a Montecarlo. Fini spiega cosi’ perche’ fino ad oggi si e’ atteso al corso dell’inchiesta. “E’ la ragione per cui mi sono fino ad oggi limitato ad affermare ‘ben vengano le indagini’. A differenza di altri -sottolinea- non ho l’abitudine di strillare
contro i magistrati comunisti…”. ”Secondo molti la rilevanza che il caso ha assunto dovrebbe spingermi a chiarire rapidamente, senza attendere interrogatori e rogatorie internazionali, alcuni punti non facilmente comprensibili per l’opinione pubblica. Premesso -prosegue Fini- che il caso e’ diventato tale per l’ossessiva campagna mediatica dei giornali berlusconiani, che fingono di ignorare che la vicenda non ha ad oggetto soldi o beni pubblici ma solo la gestione di una eredita’ a favore di An., sento comunque il dovere di fare chiarezza per cio’ di cui sono a conoscenza”.
L’APPARTAMENTO - Innanzitutto, spiega il presidente della Camera, “l’appartamento di Montecarlo (peraltro di modeste dimensioni) fu valutato, quando venne in possesso di An, circa quattrocentocinquanta milioni di lire e per tale valore fu regolarmente iscritto a bilancio. La stima fu fatta dalla societa’ che amministra il condominio ed e’ stata spontaneamente esibita agli inquirenti insieme con gli altri documenti richiesti”. In secondo luogo “chi ebbe modo di visitare l’appartamento, l’Onorevole Lamorte e la Signora Marino, mia segretaria particolare, riferirono che esso era in condizioni fatiscenti, inabitabile senza cospicue spese di ristrutturazione”. Fini continua: “Non corrisponde al vero che siano state avanzate a me o, per quel che mi risulta, all’amministratore Senatore Pontone o ad altri proposte formali di acquisto”. Inoltre, “nel 2008 il Signor Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una societa’ era interessata ad acquistare l’appartamento, notoriamente abbandonato da anni”. Prosegue: “Verificato dagli Uffici di An. che l’offerta di acquisto era superiore al valore stimato (trecentomila Euro a fronte di quattrocentocinquanta milioni di lire) e in ragione del fatto
che il bene rappresentava unicamente un onere per An (spese di condominio ed altro), autorizzai il Senatore Pontone alla vendita come accaduto altre volte in casi analoghi”.
PROCEDURA COLLAUDATA – Il presidente della Camera precisa inoltre: “Solo per restare nell’ambito dell’eredita’ Colleoni, alcuni terreni a Monterotondo, un appartamento ad Ostia ed uno in Viale Somalia a Roma furono venduti in tempi diversi con le medesime modalita’. In nessuna occasione, a partire dalle assemblee nazionali convocate secondo statuto per l’approvazione dei bilanci, alcun dirigente di An contesto’ o sollevo’ perplessita’ sulle avvenute vendite essendo evidente che la “giusta battaglia” cui faceva riferimento il testamento consisteva nel rafforzamento del partito anche attraverso nuovi introiti finanziari e non certo attraverso l’utilizzo di terreni o appartamenti (specie se all’estero) non necessari all’attivita’ politica”. Fini precisa che “la vendita dell’appartamento e’ avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al Notaio Aureglia Caruso e sulla natura giuridica della societa’ acquirente e sui successivi trasferimenti non so assolutamente nulla. E quindi concldue: “Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l’appartamento”. “La mia sorpresa -rimarca quindi il presidente della Camera- ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite. Questo e’ tutto. Una sola considerazione finale: in quasi trenta anni di impegno parlamentare non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere ne’ tantomeno da temere per la vicenda monegasca”. “Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalita’ nella politica e’ meglio che si rassegni….”, conclude.
QUELLO CHE CONVINCE E NON - La spiegazione di Fini risponde in particolare alla questione della valutazione dell’immobile, che poi è il punto dirimente della questione. La fatiscenza dell’appartamento, da sola, non serve soltanto a spiegarne il valore sostanzialmente basso dato dal valutatore di Alleanza Nazionale; è importante anche la posizione (non si trova al centro di Montecarlo, come hanno sostenuto il Giornale e Libero, e non è un punto particolarmente invidiabile). Così come la presenza di altri possibili acquirenti (gli altri del palazzo, secondo i due giornali), sui quali però non ci sono prove se non il flatus vocis che voleva offerte intorno al milione di euro, però mai pervenute ufficialmente ad An (e quindi di credibilità dubbia). La mossa più giusta in relazione alla possibilità di creare scandali è la valutazione esterna, che mette al riparo sia Pontone che La Morte (ed indirettamente Fini) da qualsiasi rimostranza giuridica, per lo meno per quello che si sa. Ciò che è certo è che Tulliani non ci fa una buona figura: è lui che ufficialmente ha trovato l’acquirente a Fini, e lui che oggi ci abita: se si trovasse ad essere cointestatario di una delle finanziarie che hanno effettuato l’acquisto, avremmo una versione piuttosto credibile di come è andata. Ovvero, Fini e i suoi sono stati, semplicemente, vittime di un cognato troppo furbo. Una versione che reggerà?













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