Economia

Nucleare, come (non) ti accendo il reattore

26 maggio 2008

I costi e le opportunità dell’atomo in Italia tra passato, presente e futuro. L’uranio una risorsa scarsa – più del petrolio – e tempi di costruzione molto dilatati. Soprattutto per paesi come il nostro, che (ri)partono da zero. Forse la corsa alle centrali, semplicemente, non conviene

Sembra ormai diventato un appuntamento fisso, ogni tanto in Italia si discute di nucleare, salvo poi far cadere tutto nel vuoto, magari dopo un polverone di proteste. In queste situazioni è importante analizzare bene la situazione non solo contingente, ma soprattutto in una visione a lungo termine. Nei piani dell’Enel c’è la costruzione di quattro impianti di terza generazione (costo cadauno circa 3 miliardi di euro) entro il 2023, in Finlandia ci si impiega fino a 14 anni, in Gran Bretagna 10. La tecnologia di queste quattro centrali dovrebbe essere la cosiddetta “Generazione III+”, tecnologia che permetterebbe la riduzione delle procedure di approvazione, dei tempi e dei costi di costruzione, lunga vita utile dell’impianto (60 anni), presenza di dispositivi di sicurezza “infallibili” e migliore utilizzo del combustibile, tuttavia questa tecnologia dovrebbe essere disponibile tra il 2010 e il 2015. Un altro progetto molto interessante è Iris (International Reactor Innovative & Secure), un reattore sviluppato da un consorzio internazionale di cui fa parte l’ENEA.

COME SIAMO MESSI – La situazione energetica italiana è caratterizzata dalla difficoltà delle aziende private di operare nel mercato. Ci sono varie municipalizzate e qualche società straniera comunque in alleanza con capitale pubblico nazionale. Insomma, o denaro pubblico o straniero. Ma perchè si è creata questa situazione? Principalmente i motivi sono due. Il successo delle ex-municipalizzate dimostra come l’integrazione avvenga “verso monte”, con le imprese vicine ai clienti che riescono a guadagnare posizioni anche nella generazione. Inoltre quello elettrico è un mercato molto difficile in cui crescere, richiede grossi investimenti e un buon rapporto con le amministrazioni centrali e locali. Cresce chi ha disponibilità finanziarie sufficienti ad acquisire i concorrenti. Per di più in Italia vi è la presenza di operatori di grandi dimensioni che, o hanno ereditato posizioni di monopolio come l’Enel (anche se indebolito), oppure ha acquisito dallo stesso incumbent le centrali che per legge dovevano essere cedute per creare concorrenza nel mercato.

UN MERCATO DA RIFORMARE – Quando si decise il frazionamento del parco impianti di Enel, nonostante l’Antitrust dicesse il contrario, si scelse di creare tre imprese di grandi dimensioni, che sono finite in mani o estere o pubbliche per via dell’alto costo delle acquisizioni e dei forti rischi connessi alle incertezze del mercato e nel mercato dell’energia sono presenti poche imprese e i prezzi sono alti. Questa situazione, senza una visione strategica nazionale sull’energia, senza concorrenza sufficiente, ha portato ad un mercato non facile da gestire, con un costo dell’energia in Italia tra i più alti d’Europa, e che oltre a subire le pressioni e le distorsioni dovute al controllo pubblico ha anche, beneficiato dei vantaggi che ne derivano. L’ideale sarebbe la presenza di una rete pubblica (a livello Europeo) e tanti operatori privati: in questo modo lo Stato (o l’Europa) avrebbe la forza e la possibilità di stabilire una strategia di lungo periodo nei rapporti soprattutto con l’estero (da cui importiamo gran parte dell’energia di cui abbiamo bisogno) e l’alto numero e la media dimensione degli operatori garantirebbe la concorrenza.

9 commenti a Nucleare, come (non) ti accendo il reattore

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  3. max

    questo articolo mi sembra chiaro e chiarificatore quando parla del nucleare, ma non altrettanto quando gli contrappone le altre fonti energetiche: il nucleare non è ad emissioni zero se ne consideriamo tutto il ciclo di vita, dall’estrazione dell’uranio allo smaltimento delle centrali, ma sulle altre fonti energetiche è stato fatto lo stesso calcolo? se no il paragone non è corretto. E la stessa osservazione vale per tutti gli altri punti.E le alternative quali sono? L’idroelettrico è già sfruttato quasi al 100%; il solare e l’eolico danno un aiutino, ma pensare che alimentino le grandi utenze è ridicolo, il geotermico è molto localizzato… per rimpiazzare il petrolio non basterà qualche pannello solare

  4. è vero, max, bisogna sviluppare di più quel punto. Per ragioni di brevità, ho tagliato io l’articolo di Luca. Prima o poi ne parleremo diffusamente.

    (e la penso anch’io come te sul pannello solare)

  5. Gateo

    Articolo molto chiaro, e che soprattutto affronta l’aspetto del “mercato”, che mi lasciava perplesso.
    Non capivo difatti come mai nessuno dei fornitori affrontasse seriamente le alternative rinnovabili.
    Perche’ e’ innegabile la bellezza del nucleare, ma ci sono alcune proposte rinnovabili altrettanto affascinanti.

  6. Lkv

    Ciao max, il trucco sta nel mix (scusa il gioco di parole ma non ho saputo resistere).
    Il problema italiano lo puoi vedere parzialmente confrontando i grafici a torta, quello italiano con quello di altri Paesi europei, poi guardati la ripartizione dei consumi dei combustibili fossili. La mia intenzione era scrivere un megadocumento trattando anche il petrolio, ma il buonsenso mi ha fermato. Usiamo troppo petrolio, e lo usiamo gran parte per il trasporto. Fare una politica energetica senza affrontare una politica dei trasporti non servira’ dunque.
    Tuttavia, se nelle nuove case ci fossero i pannelli solari, se dove e’ possibile si usassero le fonti rinnovabili, certo, si arriverebbe probabilmente ad un 7 per cento massimo, a patto di usare nuovi tipi di pannelli solari, per intenderci li sta studiando Rubbia in Spagna, dovrebbero avere una resa maggiore e piu’ stabile, poi il carbone sembra un tabu’, ma se limitassimo la produzione di CO2 nel trasporto potremmo utilizzare un po’ di piu’ il carbone, ci sono nuove tecnologie che permettono un inquinamento inferiore rispetto al passato. Insomma un giusto mix e qualche investimento in piu’. Il pericolo e’ che non vorrei si usasse il perenne annuncio del nucleare per non occuparsi di questi problemi.

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  8. no al nucleare

    3 punti per dire no al nucleare .
    1 per avere almeno un 50% di energia prodotta da noi ci vorebbero 24 centrali nucleari
    2 per smaldire le scorie radioattive a un costo elevato che va ad aumentere il costo della energia prodotta dal nucleare
    3 dove depositare le scorie radioattive se ora abbiamo il problema dei rifiuti vedete voi se conviene

    per chi vuole arrotondare lo stipendio bastano 10 minuti al giorno registrandovi su questo sito
    http://**********

    EDIT by ADMIN
    Link oscurato. Lo spam qui non è gradito.

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