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Italia regina dell’elettroshock

In Italia in ben 91 strutture ospedaliere si pratica l’elettroshock. Non come ultima speranza ma spesso come “terapia di prima linea”. Una amara sorpresa rispetto alle quasi dieci conosciute nel nostro paese. E’ questo quello che emerge dalla commissione di inchiesta del Senato sul sistema sanitario nazionale. A presentarla il senatore Ignazio Marino.

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LA RELAZIONE – Quattordici di queste strutture sono attive nella sola Sicilia. Un dato che, spiega Marino, “ha sorpreso tutti i membri della Commissione”. Il problema principale, ha aggiunto, “non è solo quello dell’appropriatezza o meno dell’elettroshock, ma soprattutto il fatto che in molti casi sia adottato come terapia di prima linea, ovvero il paziente trattato con elettroshock non è stato prima nemmeno sottoposto a terapia farmacologica per i casi di depressione”. Una pratica “sbagliata – ha detto Marino – che va corretta”. Dalla relazione la commissione auspica “una regolamentazione più rigorosa delle indicazioni d’uso, ove scientificamente e clinicamente accertata l’inefficacia della terapia psicofarmacologica, con divieto di prescrizione off label”. Non solo, sempre a Palazzo Madama si raccomanda l’uso della tecnica “solo in sala operatoria in presidi dove è situata una divisione di anestesia”. La Commissione inoltre invita a prevedere “l’obbligo di definire il numero massimo di esposizione ai cicli di terapia con elettroshock nel percorso di cura della persona”. Sulla questione è stata presentata a luglio 2012 anche un’interrogazione parlamentare, firmata dalle deputate Delia Murer, Luisa Bossa e Maria Antonietta Farina Coscioni, al ministro della salute Renato Balduzzi. Negli ospedali psichiatrici giudiziari, Tec a parte, la situazione è da brivido. “Situazioni analoghe agli anni ’30” ha commentato lo stesso onorevole nel 2011. “OPG, Dove vive l’uomo” è il documentario di Francesco Cordio, vincitore della menzione al Premio Ilaria Alpi. Il video documenta l’inchiesta voluta dal Senato che è entrato a “sorpresa” nelle sei strutture d’Italia.

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LA TERAPIA – Il trattamento di terapia elettroconvulsivante, o TEC, è l’attuale forma del vecchio elettroshock. Gli psichiatri che lo usano, devono sceglierla solo dopo aver constatato l’innefficacia dei farmaci. In genere ad esser più sottoposte sono le donne e gli over 40. La tecnica nasce negli anni ’30 dall’osservazione di un macello romano dove i maiali diventavano malleabili dopo alcune scosse elettriche. Luigi Attenasio, presidente nazionale della Società italiana di psichiatria democratica racconta: “Li stordivano. una delle pinze che si usavano per farlo, è oggi conservata a Santa Maria della Pietà. Da questa osservazione empirica venne fuori la decisione da parte di alcuni psichiatri a traslarla sull’essere umano. Uno dei capostipiti è Ugo Cerletti, a cui fu dedicato un ospedale in Lombardia, fu lui il primo a pensare di trasferire la scossa anche sulle persone”. Psichiatria democratica si batte da anni per una condizione migliore dei malati mentali in Italia. Ma c’è anche chi la pensa diversamente.

CONTRADDIZIONI – Metodo sì o no. Il Tec (o il vecchio elettroshock) fa ancora discutere il paese. C’è ancora chi ritiene sia una pratica di successo, come l’Associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante, presieduta dallo psichiatra Athanasios Koukopoulos. Il gruppo propose una petizione da sottoporre all’ allora ministro della Salute Livia Turco in cui si chiedeva l’apertura di almeno un servizio Tec ogni milione di abitanti. Qualcuno osserva che sta meglio? “E’ come dare una botta a una radio rotta, ma non sai perché ha ripreso a funzionare. Molto più spesso però la radio si rompe di più. Lo scrittore Ferdinando Camon ne parlava definendola come una bastonatura elettrica. Noi siamo assolutamente contrari”. Quante sono le strutture aperte? “Credo siano tre private e nove pubbliche. Sappiamo che in Italia c’è un reparto che pratica all’Università di Pisa e uno nel bresciano, a Montichiari”. Quali sono i danni? “I danni sono spesso legati alla memoria. Una volta ricordo uno psichiatra che disse che l’amnesia serviva, così la persona dimenticava di esser malata. Una frase che ha del tragico”. L’associazione ha avviato anche una campagna “No Elettroshock”. “Siamo stati aiutati da una vignetta di Sergio Staino. Con noi – racconta Attenasio – hanno aderito anche altre associazioni quali Libera, Unasam, Legacoopsociali e Cittadinanzattiva”. Negli ultimi anni la tendenza non va verso la diminuzione. Nel 2008 i pazienti over 75 che hanno subito Tec erano 21. L’anno dopo 39. “Io le posso dire, riguardo alle strutture pubbliche, negli anni scorsi a Pisa è stata applicata su circa cento pazienti l’anno”. E in Italia? “Nel triennio dal 2008 al 2010 sono stati fatti più di 1400 elettroshock”. Negli stati europei? “Ci sono molti più centri, come nel Regno Unito e in Germania per esempio. Devo dire che in Italia, grazie a Legge Basaglia e sensibilizzazione, ci sono molti meno centri. Siamo un paese, tra virgolette, fortunato”.

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LA LEGGE – Ci sono poi delle regole da rispettare. Basta ricordare la legge 180, detta legge Basaglia, che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Fu proprio lui a rivoluzionare il mondo psichiatrico, definendo l’elettroshock “come prendere a pugni un televisore per rimetterlo sulla giusta frequenza”. Una ricerca del 2010 firmata da John Read, dell’Università di Auckland, e da Richard Bentall, dell’Università di Bangor, rivela che la Tec non ha alcuna evidenza scientifica. Analizzando oltre 110 casi clinici è risultato perfino che il rapporto costi benefici è pressoché nullo. Nel caso della Tec, a regolarizzare ci ha pensato Rosy Bindi con delle linee guida, dettate dal ministero della Sanità nel 1999. L’elettroshock può esser somministrato solo dopo che per più volte è stata tentata la via farmacologica e mai prima di un esame da parte di esperti esterni comunque alla struttura psichiatrica del paziente. La stessa circolare svela i dubbi sull’efficacia della T.e.c., che genera spesso ricadute. “Se ci sono tutti questi problemi, questa circolare non è spesso rispettata” commenta Attenasio. Un far west, che il Senato scoperchia anno dopo anno come un macabro vaso di Pandora. “C’è differenza tra cervello e mente. Quest’ultima è fatta dalle relazioni che uno ha. Per esempio nel femminicidio, sono le relazioni che sono malate. Non il cervello. Non possiamo pensare che per esempio per provare vergogna sia responsabile solo lui. Se tu curi una persona con la scossa elettrica, non risolvi. Cito per esempio il film Qualcuno volò sul nido del cuculo. Il messaggio che si manda è quello di un corpo oggetto non quello su cui si giocano delle relazioni umane”.