Pdl: Tra Silvio e Gianfranco è resa dei conti

29/07/2010 - Dopo il vertice di ieri  va in scena, a palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito (i tre coordinatori nazionali) per fare il punto della situazione in vista dell’Ufficio di presidenza. In queste ore si sta mettendo a punto la linea rispetto a Fini

     
 

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Dopo il vertice di ieri  va in scena, a palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito (i tre coordinatori nazionali) per fare il punto della situazione in vista dell’Ufficio di presidenza. In queste ore si sta mettendo a punto la linea rispetto a Fini e alcuni deputati considerati a lui vicini.

Non ci sono più le condizioni di stare nella stessa casa“. Si tratterebbe di un testo, riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, che conterrebbe una dettagliata analisi politica con tutte le ‘prove’ della distanza dell’inquilino di Montecitorio dalla linea del partito. Allo stato, dunque, niente espulsioni. Il Cavaliere avrebbe scelto la linea più morbida, su suggerimento di quanti (a cominciare da Niccolò Ghedini) gli avrebbero sconsigliato di battere la strada delle espulsioni, considerata controproducente, lunga e piena di incognite giuridiche. Oltre al documento, si starebbe lavorando anche a un provvedimento disciplinare contro alcuni fedelissimi di Fini, come Italo Bocchino e Fabio Granata, in base all’articolo 48 dello statuto del Pdl: sospensione dal partito con apertura d’ufficio di un procedimento disciplinare davanti al collegio dei probiviri competente.

I FALCHI -Mentre, per l’ennesima volta, Fini e Bocchino orchestravano sui quotidiani di oggi la solita commedia delle parti, poliziotto buono sul Foglio e poliziotto cattivo sulla Stampa, si teneva una riunione di Generazione Italia (disdetta all’ultimo minuto ma che si è tenuta in forma minore, ndr). O meglio, prima un pranzo e poi una riunione alla quale non ha partecipato Fini“. Il Predellino, quotidiano online del Pdl, pubblica oggi un editoriale a firma di Andrea Camaiora dal titolo ‘Fini e Bocchino spiegati da Toro Seduto’. “Al termine dell’incontro - aggiunge l’editoriale – dai toni barricaderi propri, secondo chi vi ha partecipato, di una corrente che si organizza in partito, i presenti sono stati allertati per una prossima, assai prossima, convocazione. Chissà come avrebbe spiegato Toro Seduto ai suoi pellirosse la giornata di ieri. Certo – rileva il Predellino – Toro Seduto, e noi con lui, avrebbe consigliato a Fini, se intendeva resettare tutto senza risentimentì, di ordinare ai suoi sodali l’immediato scioglimento di Generazione Italia”. “In fondo secondo Fini – rimarca il Predellino - un esempio di come ci si può accordare è stato dato dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, e dal Guardasigilli, Angelino Alfano. Ovvero quel bell’accordo che ha completamente snaturato e reso inutile il ddl intercettazioni e che rappresenta ad oggi la peggiore sintesi parlamentare mai varata da questa maggioranza”.

IL DRAPPELLO FINIANO - Nell’ipotesi quindi che dovessero prevalere i falchi del Pdl e quindi con la eventuale sospensione di Bocchino e Granata, i finiani formerebbero gruppi autonomi. Un giornale, una fondazione, un laboratorio politico e un manipolo di deputati e senatori fedeli alla linea del capo. Sono queste le “truppe” di Gianfranco Fini, schierate a sostegno della linea politica che il presidente della Camera ha via via elaborato, distinguendosi e allontanandosi sempre più da Silvio Berlusconi. La galassia dei finiani comprende in primo luogo i parlamentari più vicini al numero uno di Montecitorio. Sulla carta dovrebbero essere 33 alla Camera e 14 al Senato, ma la reale consistenza del gruppo si conoscerà solo al momento del distacco. Italo Bocchino, attuale vice capogruppo del Pdl alla Camera (prima era anche il vicario di Fabrizio Cicchitto), è il braccio destro di Fini alla Camera.

GLI INTELLETTUALI FINIANI - Insieme al vicepresidente dell’Antimafia Fabio Granata, al sottosegretario Andrea Augello e al deputato Carmelo Briguglio, Bocchino ha spinto la polemica contro Berlusconi fino alle estreme conseguenze. Una posizione cruciale è quella di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, che ha il compito di frenare gli impeti di Niccolò Ghedini e degli altri parlamentari-avvocati del premier. Al Senato, la pattuglia finiana è guidata da Pasquale Viespoli. Altri finiani doc sono il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi, unico fedelissimo del presidente della Camera nel consiglio dei ministri, il vice ministro Adolfo Urso, il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Silvano Moffa, già presidente della provincia di Roma e Domenico Menia, gli ultimi due su posizioni più moderate rispetto a Bocchino e Granata. Ci sono poi i teorici del Fini-pensiero, raccolti intorno al think tank “Farefuturo”. Alessandro Campi è l’intellettuale che ha disegnato su Fini l’abito della nuova destra italiana alternativa al berlusconismo. Il direttore del webmagazine della fondazione, Filippo Rossi, ha il compio di lanciare online le sfide a tutto campo dei finiani: dal doppio turno ai cantautori, senza dimenticare l’affondo contro le veline compiuto dalla giovane ricercatrice Sofia Ventura. Se Farefuturo alimenta il dibattito sulla rete, il Secolo d’Italia porta ogni giorno in edicola le posizioni di Fini. Lo dirige Flavia Perina, deputata del Pdl con una lunga militanza alle spalle nella destra post-missina . Ultimo nato nella galassia “F”, il laboratorio politico di Generazione Italia, associazione lanciata da Fini in alternativa ai Promotori della Libertà voluti da Berlusconi. Vicina a Fini anche la “Fondazione Alleanza nazionale”, presieduta da Donato La Morte: la fondazione, oltre a conservare l’archivio di An, ha anche la gestione del patrimonio immobiliare del vecchio partito.

LA CENSURA POLITICA - Lealtà e fedeltà al governo, anche se ci dovessere essere strappi all’interno del Pdl. Questa sarebbe la posizione di Gianfranco Fini, secondo quanto riferito da chi ha avuto modo di incontrarlo in queste ore. Nessun cambio di linea, dunque, avrebbe detto il presidente della Camera ai parlamentari a lui vicini, sottolineando che mai verrà tradito il programma presentato agli elettori. Se dovesse scattare la ‘censura politica’ nei confronti di alcuni finiani e nascesse un eventuale gruppo parlamentare autonomo, sarebbe stato il ragionamento dell’ex leader di An, questo nuova formazione non farebbe mai venir meno il suo leale sostegno all’esecutivo.

     
 

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