Finanziamento pubblico ai partiti: storia di una truffa

Con un referendum abrogativo del 1993 promosso dai Radicali, il 90,3% degli elettori votanti (77%) ha deciso di abrogare il...

Con un referendum abrogativo del 1993 promosso dai Radicali, il 90,3% degli elettori votanti (77%) ha deciso di abrogare il finanziamento pubblico dei partiti. Partiti che non si sono dati per vinti, e hanno in breve tempo rimediato al brutto colpo subito.

Già nel 1996, tre anni dopo la consultazione referendaria, si è subdolamente reintrodotto un meccanismo di finanziamento pubblico. Nel 1999 arriva la famigerata legge sul “rimborso elettorale” (chè chiamarlo di nuovo “finanziamento pubblico” non si può), che viene quantificato in 800 Lire per ogni voto. Soldi rimborsi elettoraliNel 2002, con il governo Berlusconi, si passa da 800 Lire a 1 Euro. Un aumento più del doppio! Inoltre, la cifra calcolata per il “rimborso” è fissa e calcolata non sugli effettivi votanti, ma sul numero totale degli aventi diritto; l’unica logica che può stare dietro a questa norma è quella del “prendi i soldi e scappa”. Da notare poi che la quota di ogni avente diritto al voto lievita sempre più nel tempo, oggi è arrivata a 5 Euro. Infine, nel febbraio 2006, secondo governo Berlusconi, l’ultima porcata parassitaria: in caso di scioglimento anticipato della Camere l’erogazione del rimborso è comunque effettuata fino alla fine naturale della legislatura. Cosa che è avvenuta con la scorsa legislatura terminata qualche mese fa. Quindi, partiti come Forza Italia o il PD intascheranno il doppio dei rimborsi. Insomma, per il solo 2008 l’ammontare complessivo dei “rimborsi” equivale a più di 407 milioni di Euro.

STRANI RIMBORSI – Ho scritto “rimborsi” perché in realtà questo è puro e semplice (ampio, amplissimo) finanziamento pubblico ai partiti dato che, come attesta la Corte dei conti, per le politiche del 2006 i partiti hanno speso un quarto di quello che è stato rimborsato loro: 117,3 milioni contro 498,5 milioni. I partiti quindi si trovano le casse piene di denaro generosamente versato loro dallo Stato. Ricordatevelo la prossima volta che, per esempio, sentirete parlare di loft o vedrete le città innondate di cartelloni immensi con faccioni di politici; è tutto denaro nostro con il quale i partiti e i politici fanno gli splendidi. Splendidi con i soldi altrui. Denaro che è alla portata anche dei partiti più minuscoli. Infatti, altra porcata parassitaria, non è necessario avere eletti in parlamento per spartirsi il denaro: basta superare l’1%. Praticamente un incentivo all’accattonaggio. L’Udeur di Mastella non si è presentato alle elezioni del 2008, nessun problema perché potrà usufruire fino al 2011 dei fondi della scorsa legislatura. Stesso discorso per i socialisti di Boselli, i quali per soli 8942 voti non hanno raggiunto l’1% utile per far scattare i rimborsi; tranquilli, ci sono sempre quelli della scorsa legislatura validi fino al 2011.

US Congress WashingtonLET’S GO WEST! - Il sistema americano non sarà perfetto e non sarà la soluzione definitiva, ma a mio parere è auspicabilissimo che questa scalcagnata Italia si muova verso quella direzione. Grazie alle primarie americane (quelle vere, non la brutta copia ridicola alla quale abbiamo assistito qui in Italia qualche mese fa) che si stanno svolgendo negli USA, tutti noi abbiamo potuto constatare come i candidati Democratici e Repubblicani si siano fatti in quattro per due cose: essere votati e racimolare soldi; due cose che possono essere molto collegate tra loro, anche se non è detto. Infatti, tenetevi forte, negli USA i partiti non sono finanziati dallo Stato. Incredibile, eh? Un Paese nel quale lo Stato non foraggia a fondo perduto i partiti e nel quale la democrazia va avanti benone; basti osservare, appunto, l’effervescenza democratica di queste lunghe elezioni primarie. Negli USA il politico deve andare porta a porta a chiedere il soldino per andare avanti nelle costose campagne elettorali, e se i soldi finiscono sono guai. Negli USA la legge è molto chiara: il denaro deve arrivare dai singoli (un massimo di 2300$ per le primarie e altri 2300$ se il candidato ottiene la nomina). Le aziende o i sindacati non possono fare donazioni ma possono organizzare dei PAC, Political Action Committee. Ossia una specie di fondo comune nel quale il gestore raccoglie dei soldi e poi decide a chi donarli. Altro metodo sono i cosiddetti comitati 527, che organizzano campagne tematiche e devono essere indipendenti dalla campagna elettorale del candidato. Per esempio, ad alcuni di questi comitati, tutti a favore dei Democratici, George Soros ha devoluto per la campagna del 2004 più di 23 milioni di dollari. La caratteristica comune di tutti questi metodi per finanziare la politica è la tracciabilità e la trasparenza. L’opinione pubblico conosce le fonti dei finanziamenti dei politici e ne tiene conto.

Manifesti elettorali

VOLONTARIETA’ vs. COSTRIZIONE – Si sente spesso dire che dobbiamo combattere la degenerazione dei soldi pubblici dati ai partiti ma che in linea di principio il finanziamento pubblico alla politica è una cosa buona, serve solo più moderazione. Chi scrive invece pensa che non esista un solo motivo valido per il quale una parte dei nostri soldi venga devoluta obtorto collo a quelle entità chiamate partiti. Non è vero che il finanziamento pubblico stronca la corruzione, non è vero che aiuta a far fare carriera politica a chi non è ricco, non è vero che in definitiva favorisce il processo democratico di un Paese. Questo “rimborso elettorale” assomiglia molto ad un’altra truffa italiana, quella dell’otto per mille. Truffa nella quale la Chiesa Cattolica si mangia ingiustamente la grandissima parte della torta a disposizione. Il meccanismo è sempre quello: non esiste la volontarietà dell’offerta, esiste solo la costrizione in nome di un fantomatico “bene comune superiore”. I partiti non devono guadagnarsi le nostre donazioni, non devono chiedere nulla, a loro tutto è dovuto e fanno gli offesi e gridano al “rischio per la democrazia” se sei stanco di essere costretto a dare loro soldi. Se vogliamo che l’Italia diventi un Paese più civile, più vivo e più dinamico dobbiamo far sì che la volontarietà diventi la regola comune, altrimenti rimarremo per sempre dei sudditi ai quali viene sempre detto da terzi cosa è meglio per loro. Si limitassero a cacciare i soldi e stare zitti, pensiamo a tutti noi, grazie.