Economia

Rapporto Svimez 2010. Il Sud abbandonato nella crisi

24 luglio 2010

Il Mezzogiorno continua ad affondare. Meno crescita (siamo tornati ai livelli del 2000) meno occupazione e più disuguaglianze. A tal proposito abbiamo sentito Amedeo Lepore, professore di Storia economica e consigliere dell’associazione.

Pochi giorni fa, il 20 luglio, è stato presentato il rapporto 2010 dello Svimez,  l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, dal quale emerge una situazione molto preoccupante della realtà socio-economica del meridione. Il Pil è ritornato ai livelli di dieci anni fa, in forte calo risulta poi la produzione industriale che, per l’ottavo anno consecutivo, cresce meno del centro-nord. L’occupazione è letteralmente crollata: più della metà dei posti di lavoro persi nell’ultimo anno in Italia si sono registrati nel Mezzogiorno. Preoccupano poi le condizioni di vita dei cittadini del meridionali. Uno su tre è a rischio povertà per il reddito troppo basso, il 14% delle famiglie vive, addirittura, con meno di 1.000 euro al mese. Il rapporto, infine, non ha mancato di segnalare anche diverse proposte, come quelle relativi alla politica industriale, tramite l’introduzione di una fiscalità di vantaggio e nuovi investimenti per le infrastrutture, per un ammontare complessivo di circa 35 miliardi di euro.

LA PAROLA ALL’ESPERTO – Abbiamo sentito a tal proposito, Amedeo Lepore, consigliere dello Svimez e professore associato di Storia economica presso l’Università degli studi di Bari, dove è titolare dei corsi di Storia del Marketing e Storia Economica delle Relazioni Internazionali.

Professor Lepore, dal rapporto Svimez di quest’anno traspare un quadro allarmante specie per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. Quali fattori hanno maggiormente influito sull’aggravarsi di questa ormai endemica situazione? - Il Mezzogiorno, in un sol colpo, ha perso dieci anni. La sua crescita economica è tornata sui livelli raggiunti nel 2000. Ha certamente influito la crisi internazionale, ma permangono e si sono ulteriormente aggravati fattori preesistenti che già conoscevamo. Mi riferisco in particolare all’emigrazione pendolare, specie quella giovanile, verso le regioni del Nord Italia o dell’Europa. Un’emigrazione spesso qualificata, fatta di giovani laureati.

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